Le cose che non vogliamo più di Cynan Jones

Jones sceglie una soluzione doppiamente ritmata per il suo libro: il ritmo principale è quello dei diversi personaggi, nominati all'inizio di ogni sezione di capitolo, il ritmo di sottofondo sono le righe bianche che separano i singoli paragrafi. Queste cesure ritmate, questo procedere cardiaco non favorisce la fluidità del racconto ma è perfetto per una storia dove tutti sono alla presa con quello a cui devono rinunciare: lo spazio bianco, il non detto è altrettanto importante di quanto esplicitato.
Jones ci parla di gente semplice, di operai anche se del terziario: sembra di ritrovare la classe operaia di "Sabato sera domenica maittina" di Sillitoe ma qui la vitalità della giovinezza è sparita. 
Siamo in Galles, seguiamo le vicende di una sqaudra di netturbini di una cittadina sulla costa. La storia è semplice: lui si separa da lei con gli inevitabili traumi e problemi che questo comporta. L'originalità sta nel modo di raccontarla, nell'ambientazione (paesaggio e personaggi) e nell'associazione fra lavoro dei protagonisti alle prese con gli scarti quotidiani della gente e la via di uscita dai problemi postseparazione: noi siamo quello che riamne dopo aver eliminato quello che non ci appartiene più.
Leggete questo piccolo estratto:
"E' crollata. Sente una strana vicinanza, perchè proprio ieri ha guardato le scogliere e ha pensato che era inevitabile. Vedi solo i pezzettini che si sgretolano, di tanto in tanto, scivolano. Non vedi mai il crollo. Eppure, non è nient'altro che quell'ultima, estrema parte che cede. Poi cade tutto, rimane solo la parte più dura, e prima la raggiungi meglio è."
Un bel libro e un bravo narratore.

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