Vacanze matte


















Almeno una volta a settimana c'è un cliente che cerca un particolare libro fuori catalogo, me lo domanda senza trovarlo e allora si lancia in invettive contro le case editrici che stampano quintali di libri inutili e invece lasciano andare fuori catalogo capolavori (i libri che lui cerca). Io di solito annuisco e a volte rincaro la dose contro 'sti editori che non sono più come quelli di una volta, ben sapendo che senza fuori catalogo gli affari di una libreria dell'usato come la mia sarebbero di gran lunga peggiori. Prendete per esempio Vacanze matte di Richard Powell: pubblicato nel 1960 da Garzanti fu un successo di pubblico ma era da almeno quarant'anni fuori catalogo (a sinistra la copertina dell'edizione economica Garzanti del 1964). Eppure aveva un nutrito seguito di ammiratori che per passaparola continuavano ad aumentare: io, ogni volta che ne trovavo una copia usata, sapevo che nel giro di pochi giorni l'avrei venduta, in libreria o su internet. Questa volta Einaudi ha capito che avrebbe fatto un affare e si è lanciata in una nuova edizione, mantenendo lo stesso titolo e la stessa traduzione (a destra la copertina di questa nuova edizione) con una nuova introduzione di Francesco Piccolo.

Le avventure dei Kwimper, padre, figlio grande, due gemelli adottati e una baby-sitter, poco hanno a che vedere con le vacanze del titolo. Il titolo quindi in questo caso, è completamente fuorviante, tuttavia è lo stesso titolo utilizzato da Garzanti nella prima edizione del 1960 e quello che verosimilmente ha suscitato un così grande successo anche in Italia.
Il titolo originale "Pioneer, go home!", meglio rispecchia il vero contenuto del libro.
I Kwimper infatti si stabiliscono per caso e per sfida in una terra di nessuno, da dove tutti, Stato compreso e bande di delinquenti, vorrebbero mandarli via.
E qui comincia la loro "resistenza" , resistenza che è certamente denuncia e critica da parte dell'autore al conformismo e al governo, con le sue leggi così poco umane e la sua burocrazia, con personaggi che suscitano una immediata avversione, anche perchè ben rispecchiano, qui da noi, 50 anni dopo, le caratteristiche dei peggiori burocrati nostrani. Già 50 anni fa le cose evidentemente non si mettevano bene negli States e una famiglia di pionieri suscitava non poca simpatia.
Non si può che schierarsi dalla parte dei Kwimper, seppure a volte la loro testardaggine e la loro ingenuità siano portate all'esasperazione tanto da risultare forse dei personaggi eccessivamente caricaturali, ma comunque da sostenere, difendere e dai quali prendere utili lezioni di vita.

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