Vogliamo tutto

Oggi tutti sembrano convinti che la strada della riduzione del debito e del ritorno alla crescita sia la sola che ci possa salvare. Viviamo in una monocultura informativo-economica, ci lasciano liberi di discutere chi deve rimetterci di più ma quella è la strada.
Ho voglia che qualcuno dica NO, non discutiamo la ricetta perchè è la diagnosi che è sbagliata.

In questi giorni mi è capitato per le mani un libro di uno che anni fa questo lo aveva detto. Erano altri tempi e le questioni all'ordine del giorno erano altre.
Però il suo grido di battaglia, il suo slogan, io lo vedo ancora attualissimo

VOGLIAMO TUTTO


Trascrivo solo quello che è scritto sulla quarta di copertina della nuova edizione:

"Non è giusto fare questa vita di merda dicevano gli operai nell'assemblea nei capannelli alle porte. Tutta la roba tutta la ricchezza che produciamo è nostra. Ora basta. Non ne possiamo più di essere della roba della merce venduta anche noi. Noi vogliamo tutto. Tutta la ricchezza tutto il potere e niente lavoro. Cosa c'entriamo noi col lavoro. Cominciavano a avercela su a volere lottare non perchè il lavoro non perchè il padrone è cattivo ma perchè esiste"

La punteggiatura non l'ho omessa, il testo è così: una lettura non estiva da ombrellone, ma di sicuro godimento per chi vuole ancora cambiare questo mondo.

In realtà il libro che mi è capitato fra le mani non è nella nuova ed encomiabilissima edizione di Derive & Approdi del 2004 (applausi a scena aperta a questo editore e al suo coraggio). 
E' la terza edizione, 1971, stesso anno della prima, editore Feltrinelli (non Inge), sguardie con riproduzione della piantina della Fiat Mirafiori.

In questi casi capisco benissimo quelli che cercano le vecchie edizioni, il testo è lo stesso ma la differenza fra i due oggetti libro è abissale.


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