Assenze asiatiche

La libreria Marco Polo, quella specializzata in viaggi, guide e narrativa di viaggio, quella libreria non c'è più, da maggio 2011 è chiusa. Tutto è stato spostato nella attuale sede fra San Giovanni Grisostomo e il teatro Malibran ma non la parte relativa al viaggio.
Però è più forte di noi, quando troviamo dei resoconti di viaggio li ordiniamo. Dopo non sappiamo dove metterli, non abbiamo più gli scaffali divisi per area geografica, restano lì e ce li leggiamo.
Eccone uno. Ordinato sulla fiducia nell'editore, letto qualche cenno di biografia e bibliografia dell'autore. Uscito a luglio 2011 ma l'edizione originale in tedesco è del 2008: ho aspettato che passassero le vacanze per non farmi venire in mente strane mete e adesso l'ho finalmente letto.

Leggere un romanzo ambientato in qualche paese esotico è anche facile: l'ambientazione è fascinosa e se la trama è avvincente il gioco è fatto.
Quando invece si legge un report di viaggio ci si trova di fronte a due possibilità: un resoconto dettagliato del viaggio, scritto a volte non troppo bene. La seconda possibilità invece è il tentativo di farci partecipi del viaggio, non solo quello fisico, non solo spostamento e incontri, anche spaesamenti e sensazioni. E in questo secondo caso non è necessario che durante il viaggio ci siano grandi avvenimenti, non serve una trama ben fatta, servono occhi e cuore buoni per cogliere e cuore e mani buone per raccontare.
Buscher con il suo Assenze asiatiche è un reportage del secondo tipo: occhi cuore e mani sono buonissimi in questo scrittore tedesco. Ci conduce in posti diversi, il libro è composto da sei reportage differenti, per posto, per tono, per descrizione. Li accomuna la sensibilità dell'autore a quello che gli sta intorno e la sua capacità di condividerlo con il lettore.
Ecco un assaggio della sua prosa:
"Una tensione particolare si impadronisce di noi quando viaggiamo e ci addentriamo in ciò che è remoto. Guardiamo e andiamo, andiamo e guardiamo, smettiamo quasi di parlare. Vediamo in un modo che costringe al silenzio le parole cui di solito ci affidiamo. Puro presente. Ciò che normalmente siamo svanisce, come nell'amore, come in un corpo a corpo"
Nel primo racconto siamo in India: durante questo viaggio si ammala e viene lasciato dai suoi compagni in un sanatorio abbandonato: è lui solo, febbre alta, in mezzo alle scimmie.
Poi, il racconto che preferisco, il più semplice e minimalista, racconta un viaggio dagli Emirati Arabi a Singapore in petroliera. Non succede nulla, c'è solo un comandante in seconda un po' bizzarro, resta sempre a bordo senza scendere mai a terra: ma leggerlo vi farà fare la stessa sua traversata.
E poi c'è il racconto più intenso, dove chi scrive non riesce più a mantenere il distacco del reporter, lui diventa parte della storia: la grande giornata degli sciamani sull'altopiano del Tibet.
E poi siamo in Cambogia e poi a Tokyo: viaggi minimi ma essenziali.

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