Processo al personaggio o allo scrittore?

Oggi sul domenicale c'è un articolo di Paolo di Paolo, autore di "Dove eravate tutti". Il titolo dell'articolo è "Processo al personaggio" e il sottotitolo recita  "Un autore naviga tra i social network e trova che il protagonista del suo romanzo è oggetto di scherno. Ma è giusto che i lettori sollevino la questione morale sulla finzione?". Il testo si trova qui.
Il succo dell'articolo è che l'autore ha trovato critiche al personaggio e ritiene che questo sia un modo infantile di far critica (su anobii e altri social network ci sono lettori e non critici, perbacco!) e che denoti un certo nervosismo.
Vai a spiegare che un personaggio è un personaggio, non è lì per rappresentare nessuno se non se stesso.
L'ultima citazione di critica al personaggio è tratta dalla mia recensione e dice:
che senso ha lamentarsi che il padre ha lasciato il libro "Storia del socialismo"  nei ripiani alti della libreria, lontano dalle mani del figlio? Ma monta sopra una sedia e prendilo, oppure vai in libreria e compralo; quando mai è il padre che insegna al figlio a fare la rivoluzione?

Un autore ha ragione a stupirsi o arrabbiarsi se la critica è rivolta al personaggio. A me non verrebbe mai in mente di consigliare a Zeno un metodo per smettere di fumare, stufo di leggere del suo ennesimo tentativo.
Ma quello di Svevo non era un romanzo sulla difficoltà di smettere di fumare. Venendo ai giorni nostri e agli autori attuali, leggendo l'ultimo libro di Valeria Parrella, mai mi sognerei di dire a Clelia di non dare le dimissioni; meglio, lo potrei pensare, potrei pensare a altre scelte che il personaggio può fare, che l'autore può far fare la personaggio, ma mai mi sognerei di criticarla per questo.
Il romanzo di Paolo di Paolo invece vuole descrivere una generazione, un paese; sin dal titolo c'è un J'Accuse  verso chi non ha operato per evitare che si arrivasse a queste condizioni. E il libro viene presentato così:
Dove eravate tutti. Dov’erano i padri, soprattutto. Dentro il declino civile di un paese, così risuona l’essere giovani contro l’età adulta, contro l’assenza, contro il silenzio.
Allora, in queste condizioni, la critica al personaggio è più che lecita perchè è una critica al libro e alla sua incapacità di mantenere quello che promette.
Difatti, la riga che precede la mia citazione spiega il motivo per cui me la prendo con il personaggio: più che un atto di accusa nei confronti della generazione dei padri, a me sembra un'ammissione di colpa della generazione dei figli.
Per me,  e ho cercato di spiegarlo nella mia recensione che non riguarda solo il personaggio Italo, questo libro ha un grande difetto: non mi piace.

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