I fantasmi di Cesar Aira

Di Cesar Aira non mi sembrava di aver letto nulla. Ho guardato la sua bibliografia e mi sono illuminato: è lui l'autore di un romanzo che ha uno degli inizi più fulminanti che abbia mai letto "Come diventai monaca". Non potevo dimenticarmi di quel romanzo ma mi ero dimenticato il nome dell'autore. Ed eccomi ad affrontare il suo ultimo romanzo "I fantasmi" edito in questi giorni per la nuova casa editrice SUR.

Dei tre libri proposti da SUR è di sicuro il più ostico, il più difficile da leggere. Se dal titolo ci si potrebbe aspettare una storia di fantasmi, uno di quei romanzi che potrebbero affascinare ragazzini inquieti appassionati di vampiri e fenomeni fantastici, leggendo il libro quello che si incontra è completamente diverso.

E' l'ultimo giorno dell'anno, siamo a Buenos Aires, anzi tutta l'azione si svolge in un palazzo che è ancora in costruzione: doveva essere finito per l'anno ma ci sono stati dei ritardi. La prima scena si apre sul palazzo dove sciamano i futuri inquilini con famiglia e arredatori al seguito. L'architetto fa gli onori di casa in mezzo ai lavori in corso e agli operai che ancora lavorano: è l'ultimo giorno dell'anno ma la mattina si lavora ancora. Fanno la prima comparsa i fantasmi, come se fossero la cosa più naturale del mondo; non visti dai futuri inquilini, visti e per nulla temuti dagli operai.

Dopo la confusione del mattino, nel palazzo rimangono solo gli operai per il loro pranzo e la famiglia dell'operaio che fa anche da guardiano, che abita in modo provvisorio all'ultimo piano.
Per capire come i fantasmi siano di casa, ecco come vengono "usati":

‎"Quindi Raúl Viñas aveva messo in fresco quattordici bottiglie di vino rosso con un metodo di sua invenzione o, per meglio dire, scoperto da lui. Consisteva nell’avvicinarsi con decisione a un fantasma e introdurgli una bottiglia nel torace, dove restava in un equilibrio soprannaturale. Quando tornava a prenderla, per esempio due ore dopo, era fresca. Due cose non aveva notato. La prima: durante il processo di raffreddamento il vino usciva dalle bottiglie e scorreva come linfa nel corpo dei fantasmi. La seconda: questa distillazione tramutava il vino a buon mercato, quello nelle botti di cemento, in un eccellente cabernet sauvignon invecchiato che nemmeno i magnati potevano permettersi tutti i giorni. Ma come avrebbe potuto accorgersene un bevitore così poco esigente che d’estate beveva il vino rosso freddo solo perché faceva caldo? Oltretutto, abituato agli ottimi vini del suo paese, per lui era la cosa più naturale del mondo. E in effetti cosa c’è di più naturale che bere i vini migliori, sempre ed esclusivamente i migliori?".
 
L'elemento fantastico, nei romanzi, domanda al lettore un supplemento. Come dice Forster (Aspetti del romanzo):  "lo scrittore fantastico ci dice: Ecco qualcosa che a voi non potrebbe accadere. " Qui Aira però fa un duplice sforzo: rende il vero elemento fantastico, i fantasmi, il più reale possibile, quasi uno sfondo scontato per i protagonisti e quindi lo fa sentire tale anche al lettore. Dall'altra parte rende la realtà, l'umana realta di una famiglia di poveri operai cileni, assolutamente surreale.
 
Dopo pranzo, tutti gli operai se ne vanno e nel palazzo restano solo i fantasmi e la famiglia di  Raúl Viñas, il guardiano. Loro sono tutti cileni, emigrati in Argentina per lavoro: il romanzo è il loro canto e due sono le protagoniste. Elisa, moglie di Raúl Viñas, e la Patri, figlia adolescente di Elisa, avuta da una precedente relazione.

Le conversazioni fra le due donne, i pensieri solitari e i sogni, sono forse la parte più bella del romanzo e di sicuro la più strana. Suggerisco di leggere il dialogo fra madre e figlia mentre si guardano uno stupido sceneggiato televisivo, in un attimo di quiete dei lavori domestici.
Elisa, la madre, è una donna quieta, felice e sorprendentemente saggia, conosce le cose della vita di una comprensione amorevole. Patri, la figlia amata anche dal suo patrigno, è presentata così da sua madre: "Si era mai vista al mondo una ragazza più frivola? Difficile. Non prendeva sul serio le cose serie, che per lei erano altre. Viveva in un mondo alla rovescia, quella piccola sognatrice. Non che non fosse intelligente, ma la frivolezza la faceva sembrare scema. Aveva talento, moltissimo talento."

Ma oggi è l'ultimo giorno dell'anno, ci sarà la festa, ci saranno altri membri della famiglia invitati, tutti all'ultimo piano del palazzo in costruzione a festeggiare, in questa giornata calda (siamo a Buenos Aires, a dicembre è piena estate). E anche i fantasmi, presenze quiete e sempre sullo sfondo, faranno festa e invitano la Patri; per partecipare alla festa dovrà, però, morire. 

Il romanzo, iniziato la mattina del 31 Dicembre, si conclude alla mezzanotte dello stesso giorno e svelerà se la Patri è riuscita a pensare e a decidere cosa vale la pena fare.

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