Tutti i colori del mondo di Giovanni Montanaro

L'ultimo romanzo di Giovanni Montanaro è diverso, completamente, dai precedenti. Ci racconta la storia di un paese, Gheel, un piccolo paese nelle Fiandre (in Belgio), molto particolare: sin dal Medioevo i "matti" venivano portati alla cattedrale del paese per trovare guarigione e quelli che non la trovavano, i più, rimanevano nel paese, liberi di girare, ospitati dalle famiglie, in una convivenza fra "matti" e normali che ancora oggi riesce difficile replicare nelle nostre comunità.
E' una storia affascinante, un tipo di cura (nel senso di prendersi cura di, non nel senso di far passare una malattia) che è importante conoscere, quindi un grazie all'autore che, in forma di romanzo, esplora questo mondo.
La forma che sceglie Montanaro per questa narrazione ha luci ed ombre: l'io narrante è una donna, Teresa Senzasogni, figlia di una matta che viveva a Gheel e che muore nel parto. Teresa, figlia di matta ma non nata matta, in prima persona racconta la sua vita in questo paese, nella seconda metà dell'800; veniamo a conoscere il funzionaro del governo, Shepperd il medico, il rappresentante di Dio, il vicario Torsten, i contadini benestanti, i coniugi De Goos a cui viene affidata da piccola, gli idealisti della buona borghesia che lottano per un mondo migliore, Icarus, la borghesia commerciale, la famiglia Vanheim, che ospita Teresa da adolescente, i matti ospitati di Gheel. Non sono veri personaggi, non hanno spessore, non hanno voce se non attraverso Teresa, servono per lo sfondo, per raccontarci Gheel.
Teresa ha voce e spessore e cose da raccontare e il suo racconto mi è piaciuto molto: sua madre che partorisce, i suoi momenti di solitudine in lavanderia, il rapporto con i "matti" del paese.
La sua però non è una semplice storia, è una lettera, una lettera al signor Van Gogh. Nella finzione immaginata da Montanaro, Van Gogh, non ancora pittore, passa per Gheel, conosce Teresa, lei intuisce il suo futuro di pittore (lei sa vedere il futuro, forse), se ne innamora ma Van Gogh se ne andrà.
E' comprensibile la scelta di immaginare questo incontro fra un personaggio di invenzione, Teresa, e un personaggio reale, Van Gogh: non si sa se sia mai passato per di là ma qualche legame con Gheel ce l'ha, suo padre da piccolo voleva portarvelo, lui poteva rientrare fra i "matti".
Ho invece qualche dubbio nel dare al romanzo l'aspetto di lettera, una lunga lettera dove Teresa si racconta e racconta Gheel a Van Gogh, scrivendo ogni due-tre pagine, "signor Van Gogh".
La parte più debole del libro sono proprio le prime due pagine, dove viene giustificata la lettera, e ogni volta che si trova quel "signor Van Gogh" è uno stacco dal fluire del racconto, inutile e leggermente offensivo per il lettore.
Facendo così, si può mettere il ritratto di Van Gogh in copertina (di questa copertina ho già scritto qualcosa QUI) e richiamarlo in quarta di copertina ma questo libro è, per fortuna, la storia di Teresa Senzasogni.

INSTAGRAM FEED

@lepancherosse.dellamarcopolo