ah! il Mundial! di Mario Soldati

Un altro libro che mi è stato suggerito da un cliente.
Piccolo inciso: non tutte le librerie sono come quelle descritte da Marino Buzzi nel suo blog (cronache dalla libreria) e nel suo ultimo libro: Un altro best seller e siamo rovinati. Per fortuna, soprattutto mia, libreria Marco Polo è frequentata da un altro genere di clienti e vende altri libri. Sarà la posizione defilata, sarà la vetrina che già discrimina, sarà fortuna, non lo so: so che nessuno entra e si comporta in modo maleducato (o sono così pochi che me li dimentico), nessuno arriva con richieste ridicole. Di sicuro non ci sono le pile di best seller (in realtà, i best seller proprio non li tengo).
Sono molti, invece, i clienti della mia libreria che hanno una conoscenza di scrittori e di letteratura che, nessun problema ad ammetterlo, io me la sogno. Lettori forti e fortissimi, onnivori o specializzati in alcuni settori. E capita spesso di restare a parlare, con soddisfazione, di libri e di lettura.
Come pochi giorni fa, partendo da un libro, bellissimo, di Fabio Stassi, E' finito il nostro carnevale , io e un  mio cliente iniziamo a parlare di libri sul calcio e mi fa:
- Hai letto il libro di Soldati sui mondiali dell'82?
- No, Soldati lo conosco poco e non sapevo che avesse scritto di calcio
- Devi leggerlo, è un piccolo libro di Sellerio, sono gli articoli che aveva scritto per il Corriere durante i mondiali. E poi Soldati scrive benissimo, in alcuni libri si sente che il suo italiano è un po' passato ma questo leggilo. Anzi, uno dei prossimi giorni te lo porto, così poi ne parliamo.

E' quasi il colmo per un libraio farsi prestare un libro da un cliente, ma è proprio quello che è successo. Adesso l'ho ordinato, domani dovrebbe arrivare in libreria, intanto ho letto la copia del mio cliente.
E aveva ragione, è un libro da leggere.
Questa estate sono trent'anni dal Mundial, dal mitico mondiale di calcio vinto dall'Italia di Bearzot, di Zoff e , perchè no, di Pertini.
Mario Soldati nell'82 ha settantasei anni e non è mai stato in Spagna: impensabile per lui andare in quel paese durante il franchismo, questa è la prima occasione che gli capita e non se la fa sfuggire.
Durante i mondiali Soldati deve scrivere un articolo al giorno ma non è legato alla cronaca sportiva, per quello ci sono altri inviati del Corriere. Lui ha piena libertà e la usa bene: i suoi articoli hanno l'occhio rivolto al calcio e il cuore rivolto al mondo. Parlare della partita, del singolo giocatore, della squadra è sempre un occasione per scorribande nelle praterie del passato e nelle nebbie del futuro, sin dal primo articolo dove giustifica la sua scarsa attenzione dedicata negli ultimi anni alla nazionale italiana perchè lui, durante l'ultimo mondiale che aveva seguito con passione, non tifava Italia, lui era per la Spagna rivoluzionaria: era il 1934. "Per le guerre civili, e per tutte le guerre, esiste un assioma tragico ma ovvio: l'amore della patria non possiamo considerarlo vera virtù se non coincide con l'amore della libertà politica. Certo, desiderare la sconfitta del proprio paese strazia, ma bisogna desiderarla allorchè non esiste altro modo per riconquistare la libertà"
E poi, nell'articolo prima della prima partita dell'Italia, prima del pareggio con la Polonia, eccolo venire fuori con Eraclito. Che c'entra un filosofo greco con il calcio, con la squadra italiana, con i mondiali, con tutto quello di cui in quel periodo passa per la testa degli italiani? "Chi non si aspetta l'inaspettabile non lo raggiungerà mai" questa è la citazione da Eraclito, che diventerà uno dei leit-motiv degli articoli di Soldati, man mano che l'inaspettabile diventa più a portata di mano. Scriverlo prima del primo tocco di pallone della nostra nazionale può essere solo una dote di preveggenza regalata da qualche dio ad un vecchio saggio, che prima di citare Eraclito così scrive: "Ciò che manca [ai giocatori italiani], forse, è il senso 'degli altri', la fede negli altri, la prontezza a sacrificare il proprio Particolare, l'istinto di rinunciare a fare bella figura perchè la bella figura tocchi al compagno che meglio, in quell'attimo della scelta, si trovi in condizione di mirare al, o verso il, risultato finale." Uno dei tanti punti dove Soldati parla di calcio per parlare d'Italia.

Sono toccanti le sue interviste, i dialoghi con Bearzot, l'allenatore, e Zoff, il portiere (scrivo i ruoli a beneficio di chi, in quegli anni, non era ancora nato). Illuminanti le sue considerazioni sulla geopolitica applicata al calcio: siamo nel 1982, è in corso l'ultima guerra fra eserciti nel mondo occidentale (fra Inghilterra e Argentina per le Falkland-Malvinas), c'è da anni la guerra fra Iran e Irak, il muro deve ancora crollare ma Solidarnosc è nata due anni prima, le cronache di Soldati vengono da un mondo che non esiste più, un mondo che aveva altre paure rispetto al nostro: è facile oggi definire ingenue le speranze di Soldati che vedeva nelle quattro finaliste, Italia Germania Francia e Polonia, la base di una nuova unione europea.

Mi ha fatto tornare ragazzo leggere di quell'estate, di quelle partite. Ma è una sensazione diversa leggere questi articoli e, invece, rivedere le partite: rivederle, come ho fatto varie volte, è una mera ripetizione, leggere le cronache di Soldati è riviverle da un altro punto di vista, da un'alterità di un giovanissimo settantenne, di un saggio entusiasta e quasi mi sento più vicino a lui che scrive che a me stesso di trent'anni fa.

PS . Ma quando esce un nuovo romanzo di Fabio Stassi?

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