Berlusconi o il '68 realizzato di Mario Perniola

Questo è uno dei libri della collana Minima/Volti dell'editore Mimesis. Qualche giorno fa ho provato a scorrere il catalogo online di questo editore e mi sono perso, un po' per la quantità di collane, alcune anche di uno o due titoli, un po' per l'argomento, è un editore che pubblica quasi esclusivamente libri di filosofia, difficile che diventino bestseller o anche solo proporli in una libreria non specializzata. Eppure questa collana ha ricevuto un'ottima accoglienza nella mia libreria: ho iniziato prendendo i tre libri di Zizek sul cinema di Lynch, Tarkovskij e Hitchcock, sono passato poi a tenere anche testi come Amore e musica di Mauro Carbone e Del bello di Severino e adesso in pratica abbiamo tutta questa collana. L'idea vincente di questi libri, oltre al contenuto, sta nel formato, sono più piccoli di un tascabile, nel numero di pagine, una cinquantina circa, e nel prezzo, massimo € 3,90: in una parola, sono libri abbordabili anche da esseri umani senza una laurea in filosofia.
In attesa di leggermi il libro di Zizek su Tarkovskij (aspetto la fine della retrospettiva Tarkovskiana in questi giorni in programmazione al Candiani di Mestre), mi sono letto il libro di Perniola, filosofo italiano che ignoravo bellamente.
La tesi espressa nel titolo è che Berlusconi sia l'artefice, in Italia, del completamento di tutta una serie di trasformazioni della società che erano iniziate o che erano state ben esplicitate durante il '68.
Mettere insieme i giovani del maggio '68 e il vecchio satiro che fino a pochi mesi fa era il nostro presidente del consiglio, solo a pensarla questa associazione mi viene l'orticaria. Resisto e vado avanti nella lettura.
E faccio bene perchè il sessantotto e Berlusconi (di cui l'autore continua ad avere difficoltà a ricordarsi il cognome) sono citati e discussi ma come due momenti storici, il passato prossimo e l'oggi, più che come cause della situazione italiana fra loro connesse. La prima parte del libro esamina alcuni aspetti, la famiglia, la scuola, l'università e la sanità, e per tutti Perniola trova delle spinte iniziali nel sessantotto per il disfacimento che poi trovano la loro realizzazione nel periodo di Berlusconi ma non come periodo di rottura rispetto a quanto venuto prima anzi di continuità e di accentuazione. La scuola non l'ha ridotta così Berlusconi, o meglio, non l'ha ridotta così solo Berlusconi. Le tesi di Perniola possono essere condivisibili anche sul collegamento ideale fra azione del sessantotto e azioni di Berlusconi perchè sottolinea, sempre, che se di collegamento c'è stato è involontario, i fini diversi e le motivazioni divergenti: ma uguale il risultato.
In realtà Berlusconi ha liberato l'ignoranza degli italiani da ogni cattiva coscienza, da ogni colpa, da ogni vergogna, portando a termine un processo iniziato nel Sessantotto sotto un'altra bandiera.
Nella seconda parte del libro Perniola fa uno scarto che sulle prime stupisce il lettore e che potrebbe valere un titolo alternativo, ma meno di richiamo, al libro: La situazione culturale in Italia e Cina. Perniola espone in poche pagine il ruolo della cultura o, meglio, dei portatori di cultura in Cina con una visione storica che inizia dagli albori dell'impero cinese e si concentra sugli ultimi decenni, da Mao ai giorni nostri, con attenzione al ruolo del confucianesimo. Per poi passare all'Italia e alla condizione della cultura, al suo imbarbarimento: non è solo Berlusconi e il suo metodo responsabili di quello che siamo diventati, anzi Perniola mette in discussione noi tutti e la nostra capacità di indignarsi (seguendo la moda anche editoriale di libri che invitano a indignarsi). La domanda che l'autore pone ai "cari" lettori è Possiamo indignarci se noi stessi non abbiamo dignità?

L'importanza di un libro come questo sta anche in questa affermazione, nelle ultime pagine:
I caratteri fondamentali della comunicazione sono descritti benissimo dagli Stoici sotto il termine di stoltezza. Lo stolto non è uno sciocco, uno stupido, un ottuso ma l'essere umano che, in preda a un continuo turbamento, cambia opinione da un momento all'altro; incapace di stare fermo [...]; incapace di ascolto, parla e agisce in modo inconcludente; inetto a elaborare valutazioni stabili e a compiere scelte irreversibili, salta ora qua ora là.




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