Di clienti e di librerie - opinioni d'autore

Molti nostri clienti appartenevano alla classe di persone che darebbero noia in qualsiasi negozio, e in una libreria trovano il luogo ideale per esibire questo loro talento. Per esempio la cara vecchina che "desiderava un libro per un malato" (richiesta molto frequente), o l'altra cara vecchina che aveva letto un così bel libro nel 1997 e chiedeva se non potessimo procurargliene una copia. Disgraziatamente non ricordava nè il titolo nè il nome dell'autore nè di cosa trattasse il libro. Ricordava solo che aveva una copertina rossa.

Non sono mie queste parole, non sto parlando dei miei clienti e non sono nemmeno le esperienze di Marino Buzzi delle sue Cronache dalla libreria.
Sono parole di George Orwell, da Ricordi di libreria: aveva lavorato in un negozio di libri usati a Londra, fra Hampstead e Camden Town e ne scrive nel 1936 (l'unica modifica al testo che ho fatto è cambiare 1897 con 1997).

I ricordi continuano e dopo i clienti ce n'è per i librai:

Mi piacerebbe fare il libraio come occupazione fissa? Tutto sommato, nonostante la gentilezza del mio principale e alcuni giorni piacevoli trascorsi nel suo negozio, direi di no.
Con un buon lancio e il capitale necessario, qualsiasi persona istruita dovrebbe essere in grado di ricavare un guadagno modesto ma sicuro da una libreria. [...] Chi poi si intenda del contenuto dei libri (la maggior parte dei librai non ne sa nulla) si trova notevolmente avvantaggiato. Potete farvi un'idea della loro ignoranza scorrendo i bollettini, su cui elencano i loro desiderata. Se non trovate la richiesta di Decadenza e caduta dell'impero romano di Boswell potete essere sicuri di imbattervi in quella per il Mulino sulla Floss di T.S. Eliot. [...]
Ma il vero motivo per cui non mi piacerebbe fare il libraio di mestiere è che, mentre lavoravo in una libreria, persi il mio amore per i libri. Un libraio deve mentire sui libri, e questo glieli rende antipatici. Anche peggiore è il fatto che passa il suo tempo a spolverarli e a spostarli di qua e di là.


tratto da Ricordi di libreria, traduzione di Enzo Giachino, in "Nel ventre della balena" di George Orwell

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