La politica e la lingua inglese di George Orwell

Sono tante le strade che portano ai libri. In un articolo del New Yorker sulla condizione attuale della lingua inglese si riferivano ad un saggio di Orwell "La politica e la lingua inglese". In italiano è pubblicato all'interno di "Nel ventre della Balena e altri saggi". Questo particolare saggio, che è del 1946 (traduzione di Franco Mollica), e altri dello stesso libro sono di un'attualità sconcertante.
Ne riporto delle parti significative per chi si occupa di scrittura ( e di lettura ) e del suo legame con la politica.


E' chiaro che il declino di una lingua debba al fondo avere cause politiche ed economiche e che esso non è dovuto semplicemente alla cattiva influenza di questo o quello scrittore. Ma un effetto può divenire una causa. [...] (La lingua inglese) diviene brutta e trascurata perchè i nostri pensieri sono vacui, ma la sciatteria della nostra lingua favorisce ancor di più l'avere vacui pensieri. Il punto è che il processo è reversibile. [...]
Uno scrittore scrupoloso, per ogni frase che compone, si porrà almeno quattro domande, e cioè: cosa sto cercando di dire? quali parole possono esprimerlo? quali immagini o espressioni lo renderanno più chiaro? è questa immagine fresca abbastanza da suscitare un certo effetto? E poi probabilmente se ne farà altre due: posso dirlo più in breve? ho scritto qualcosa di inutilmente brutto? [...]
E' così che il linguaggio politico deve essere composto in gran parte di eufemismi, dimostrazioni scontate e da nebulose imprecisioni. Dei villaggi indifesi sono bombardati, gli abitanti sono trasferiti nelle campagne, il bestiame è mitragliato, i rifugi bruciati con pallottole incendiarie: questa la chiamano pacificazione. [...] La gente è imprigionata per anni senza processo o viene uccisa con uno sparo alla nuca o mandata a morire di scorbuto nei campi di lavoro artici: questa è detta eliminazione degli elementi indesiderabili. [...] Il grande nemico di un linguaggio chiaro è l'insincerità. Quando esiste uno scarto tra lo scopo reale e quello dichiarato, ci si rivolge istintivamente ai paroloni e a vecchi luoghi comuni, in modo da intorbidare le acque come fa la seppia col suo inchiostro. Nella nostra epoca non esiste "tenersi fuori dalla politica". Tutte le questioni sono questioni politiche e la politica stessa è una massa di bugie, di scuse, di sciocchezze, di odio e di schizofrenia. Quando l'atmosfera generale è negativa, il linguaggio ne soffre inevitabilmente. Non mi stupirebbe di scoprire, ma è un'ipotesi che per difetto di conoscenza non posso verificare, che le lingue russa, tedesca e italiana si siano tutte deteriorate negli ultimi dieci-quindici anni come conseguenza della dittatura.


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