Gli addi di Juan Carlos Onetti

Di questo romanzo breve di Onetti, Gli addi, voglio solo parlare di due aspetti, di due buoni motivi per leggerlo, due ragioni pensate per chi ama non solo leggere ma capire le costruzioni della scrittura.

Il libro racconta la storia di un tipo e di due donne ma questa storia non è raccontata da uno di questi tre. Non è raccontata nemmeno da chi scrive, da una terza persona che tutto sa, sia le azioni che i pensieri. E' invece raccontata da una quarta persona, da un negoziante, da uno che vede nel suo negozio avvicendarsi i tre, che in parte ci racconta quello che vede, in parte quello che gli viene riferito e soprattutto quello che lui pensa e immagina del tipo e delle due donne. A questo punto il libro non è più la descrizione di quello che realmente accade perchè è lo scrittore, con la sua infinita conoscenza dei suoi personaggi, che ce lo racconta. Non è nemmeno quello che un protagonista pensa, al limite il suo flusso di pensieri o il suo punto di vista sull'azione. E' solamente un punto di vista terzo, imperfetto perchè scruta dall'esterno, sicuro come solo i pensieri sugli altri possono essere. Come un alter ego dello scrittore stesso, che si metta in una posizione di costretta mancanza di informazioni ma che debba comunque raccontare la storia, sapendo e sentendo la sua responsabilità su quello che racconterà e succederà.

Il secondo aspetto deriva in qualche modo dal primo ed è l'utilizzo degli aggettivi: come si possono esprimere quelle che non sono conoscenze reali, di azioni e di emozioni, ma solo ipotesi, supposizioni? Onetti in questo romanzo fa raccontare al "negoziante" la storia con moltissimi aggettivi, che alternativamente descrivono quello che il negoziante vede e quello che pensa. Basti prendere l'incipit del romanzo e gli aggettivi usati per descrivere le mani dell'uomo:
Avrei voluto non avere visto dell'uomo, la prima volta che entrò in negozio, nient'altro che le mani; lente, intimidite e goffe, con movimenti senza fiducia, affilate e ancora non scurite dal sole, quasi a voler chiedere scusa per il loro gestire disinteressato.


QUI si trova una ottima recensione di questo libro da parte di Franco Cordelli su La Lettura del 29 aprile.

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