"Mi dispiace buttare via i libri"

Questo è il mantra che sento, ogni volta che una persona arriva con un sacco di libri o viene a dirmi che ha tanti libri da darmi, rimanendo spesso sul vago a proposito del tipo di transazione: scambio, vendita, regalo.
"Mi dispiace buttare via i libri", ed ecco arrivare libri che non solo sono invendibili ma si stenta a credere che qualcuno li abbia mai comprati.
La mia libreria vive di libri usati, compriamo e scambiamo libri usati quindi ben vengano le persone che portano i loro libri. I libri che prendiamo devono soddisfare un requisito fondamentale e aleatorio: devono essere vendibili. La libreria non è un charity shop, ogni mese bisogna pagare affitto, fornitori, tirare fuori qualcosa per campare, un negozio, in questo, come tutti gli altri; certo, ricicliamo i libri, gli diamo una nuova vita, una nuova possibilità di essere letti, con un occhio all'economia e uno alla simpatia (verso l'autore, l'edizione, l'argomento, la copertina) ma non lo facciamo per liberare dai sensi di colpa chi non sa cosa farsene dei libri in più.


L'altra sera, alla conferenza della decrescita dove parlava Latouche, stavo vendendo i libri dell'autore: si avvicina uno, guarda i libri e poi:
- Il prezzo dei libri è quello scritto dietro?
- Si, il prezzo di copertina
- Niente sconti, il 10% lo fanno tutti e poi siamo alla conferenza della decrescita
E si è allontanato senza aspettare la mia replica, forse vedendo il mio viso che si stava alterando.
Non è decrescita vendere i libri scontati, è decrescita acquistare solo i libri che servono, è decrescita cercare i libri anche in altri modi che non sia l'acquisto, è decrescita lo scambio di libri come facciamo in libreria.

Portate ancora i vostri libri, quelli che avete deciso che non vi servono più, quelli che non potete regalare ad amici e parenti, ma per favore non ditemi più "Mi dispiace buttare via i libri".

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