Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi

Lo confesso: non ho mai letto Petrolio di Pasolini. E non ho nemmeno visto Salò o le 120 giornate di Sodoma.
Sono pronto a scommettere che molti di quelli che hanno letto l'ultimo libro di Trevi si trovano nella mia stessa condizione di ignoranza. Eppure "Qualcosa di scritto" è di questo che parla, di Pasolini certamente, dell'esperienza di Trevi alla Fondazione Pasolini ma in particolare di queste due opere, andando a raccontare e analizzare Petrolio.
Sulla sovracoperta, subito sopra al logo dell'editore, c'è scritto in modo inequivocabile "ROMANZO". Posso assicurare che si tratta di un errore: questo libro potrà piacere o meno ma non è un romanzo. E' critica letteraria, è autobiografia, è omaggio a Pasolini e Laura Betti, è rievocazione del tempo perduto ma non è un romanzo. L'autore sembra voler anticipare un'osservazione come la mia mettendo in esergo un passo della lettera di Pasolini a Moravia, proprio su Petrolio "E' un romanzo, ma non è scritto come sono scritti i romanzi veri: la sua lingua è quella che si adopera per la saggistica, per certi articoli giornalistici, per le recensioni, per le lettere private o anche per la poesia." Per il libro di Trevi si può dire l'esatto opposto: è un saggio ma è scritto come un romanzo, la lingua e le tecniche sono quelle del romanzo.

Il libro inizia in salita, mettendo subito in chiaro quello che pensa l'autore della figura di Pasolini e delle sue opere (nel libro si riferisce a lui sempre come P.P.P.):
"Da più di duecento anni la letteratura non aveva, si può dire, smesso di correre. Inseguiva un limite ideale, sempre un po' oltre la possibilità dei singoli. [...] Tutto questo noi lo chiamiamo, con una parola un po' risaputa ma tutto sommato adeguata, modernità [...] Fino alla fine P.P.P. lavorò da perfetto rappresentante dell'età moderna, senza sapere che era uno degli ultimi. [...] Poi, all'improvviso, questa prodigiosa macchina si arresta - forse per sempre. [...] inizia un'epoca in cui l'eccellenza letteraria coincide sempre più con l'abilità di intrattenere. [...] Ciò significa che l'emozione fondamentale che si cerca di suscitare nel lettore è quella del riconoscimento. [Mentre] il presupposto della scrittura di Pasolini è esattamente il fatto che lui non assomiglia a nessun altro."

Il resto del libro è, sostanzialmente, il racconto di Petrolio, l'analisi della storia, una interpretazione, la critica alle interpretazioni fasulle che sono sorte negli anni. Tutto il resto serve come contorno: tutte le persone/personaggi che l'autore incontra e descrive, persone che all'epoca dei fatti sono ancora vive come Laura Betti, sono lì solo per l'impossibilità di avere Pasolini in persona, sono importanti e degne di nota solo in quanto evocazioni o ricordo di P.P.P.

Quello che mi ha profondamente infastidito di questo libro non è quello che racconta ma il come: le tesi sostenute da Trevi sull'opera di Pasolini e su Petrolio in particolare sono interessanti ma che queste mi vengano proposte non come opera di critica letteraria ma come una storia romanzata dove il protagonista della storia racconta in prima persona le sue vicissitudini e le sue interpretazioni dell''opera di P.P.P., questo azzera la distanza critica fra autore e racconto e anche fra lettore e racconto. Capisco che questa sia un effetto ricercato da Trevi, che voglia in qualche modo ricalcare quanto fatto da Pasolini in Petrolio, che voglia, oltre che spiegare le sue tesi, mostrare un esempio. Ciò non toglie che l'effetto sia stato, per me, fastidioso: leggo questo libro e mi sembra che non aver letto Petrolio e non seguire pratiche sadomaso sia una grave mancanza, sia non aver capito qual è la strada per l'illuminazione.

Riporto alcuni brani, giusto per rendere l'idea di quello che il lettore deve aspettarsi leggendo questo libro che non è un romanzo.

In questo passo ci troviamo di fronte ad una versione sadomaso di Coelho:
"Il senso corrente dell'espressione fortunato in amore è del tutto sbagliato, perchè si riferisce a un risultato che in realtà non esiste. Anche se lo uccidessimo e lo mangiassimo (cosa che a volte capita letteralmente), l'essere amato, per qualche inafferrabile motivo, non sarà mai nostro. Ci può dare tutta intera l'anima, o se preferite il culo, ci può dare entrambi (facendoci capire che si tratta, al limite, della stessa cosa), ma in quest'essere, forse per il fatto stesso che lo amiamo, ci sarà sempre una parte che ci sfugge, come al cane della fiaba sfuggirà sempre il boccone di carne riflesso dalla corrente del fiume."

Questo è la chiave centrale per la comprensione di Petrolio e rimango dubbioso sul fatto di leggerlo.
"Ma una cosa era certa: di scrivere Petrolio era capace solo qualcuno che avesse pienamente compreso il fascino ipnotico della violenza, il desiderio di subire, di sottomettersi, di implorare pietà sperando che quella pietà, fino ed oltre il limite del tollerabile, venga negata."

Anche il mio allenatore di rugby aveva la capacità di creare metafore così potenti:
"Alla fine, qualcosa di scritto dovrà essere come una macchia calda di sperma spruzzata sulla faccia del mondo."

E a proposito dell'Esorcista. dove Laura Betti doppia la voce della bambina posseduta:
"Sarà la voce del possesso, e insieme quell dell'essere posseduti: la gioia infantile dello stupro, e l'orrore di chi, impotente, ascolta risuonare nella sua stessa voce il trionfo del nemico."

E' un libro scritto bene, rispetto a tanti autori che non sanno nemmeno intrattenere. Si capisce e si sente l'esigenza di scriverlo: sono riflessioni ed emozioni che devono essere rimaste ferme per anni in attesa di poter trovare l'uscita, lo sfogo in questo libro. Ma quali sono le caratteristiche che lo hanno portato ad essere selezionato per il premio Strega e ad arrivare a pochi voti dalla vittoria? Forse il solo fatto di parlare di Pasolini.


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