Zorba il Greco di Nikos Kazantzakis

Zorba il greco non è solo un film con Anthony Quinn, per chi non si ricorda la scena finale del sirtaki eccola qui, è un libro che è uscito in Grecia nel 1946. Il libro non ha successo finchè non arriva il film del 1964, allora arrivano traduzioni e successo. Anche in Italia, dove il libro viene tradotto dall'inglese e non dall'originale greco, e il titolo diventa quello del film, il titolo originale è "Vita e imprese di Alexis Zorbas". Le vecchie edizioni italiane erano esaurite ormai da decenni, alcune copie usate le avevo procurate per lettori nostalgici.  Nel 2011 arriva una nuova edizione italiana, tradotta dal greco, pubblicata dall'editore Crocetti che di solito pubblica poesia ma con questo libro fa una lodevole eccezione. Anche questa nuova edizione cerca di rifarsi al film, sia con il titolo, mantenuto quello del film, sia dalla copertina.

Il libro è quasi di un secolo fa e si sente ma come il "padrone", il narratore che racconta la storia della sua amicizia con Zorba e del loro periodo a Creta, come lui perdona qualsiasi cosa a Zorba, così mi viene da passare oltre ad ogni lungaggine o paragrafo in più, solo per stare anch'io vicino a questo enorme e archetipo personaggio, Zorba, che continua a stregare con le sue azioni e i suoi discorsi.

Il contrasto fra le due figure, il giovane "padrone" cerebrale, che sta scrivendo un  libro su Buddha, che filtra tutto attraverso la ragione e la riflessione, incapace di decidere, restio a vivere la vita, e l'anziano Zorba, pieno di vita, attento e dedito completamente a quello che sta in quel momento facendo, amante della vita e delle donne, attento a tutto come se qualsiasi cosa per lui fosse una cosa nuova, mai vista; questo contrasto è quello che Kazantzakis vuole mettere in primo piano, ma qualcosa gli è sfuggito dalla penna di scrittore, qualcosa che non penso avesse previsto e che il film non ha creato ma ha solo messo in evidenza: lo scrittore ha creato un personaggio che fa ombra a tutti gli altri del libro, un personaggio con una tale forza, che sprigiona una tale simpatia che tutta l'attenzione del lettore è per lui, qualsiasi contrasto passa in secondo piano, c'è Zorba, solo lui, che riempe la scena.

Perdersi in un libro dove il protagonista, Zorba, invita energicamente a lasciar stare i libri e a vivere, questo è il paradosso di questo libro, a cui il lettore non può sfuggire. Io mi ci sono perso, ho gioito e riso con Zorba, gli ho invidiato le donne e la sua energia e per un po' me lo porterò dentro di me.

Ecco alcune brani, una piccola selezione di perle zorbiane di questo libro:

"Che sarà mai questa follia, penso adesso che ho messo giudizio, che sarà mai questa follia di avventarti contro un altro uomo che non ti ha fatto niente, e tagliargli il naso, portargli via le orecchie, squartargli il ventre, e di invocare Dio perchè scenda ad aiutarti - cioè a tagliare anche lui nasi e orecchie e a squartare ventri? Ma allora, sai, mi ribolliva il sangue, chi aveva il cervello per capire il perchè e il percome! Per i pensieri giusti , onesti, bisogna essere calmi, vecchi, sdentati. Quando sei sdentato, è facile dire:' Vergogna, ragazzi, non mordete!'. Ma quando hai tutti e trentadue i denti... L'uomo, da giovane, è una bestia, una bestia feroce e si nutre di altri uomini!".
Scosse la testa.
"Mangia anche agnelli e galline e maialini, ma se non mangia un altro uomo, no, non si sazia"

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Questo paesaggio cretese somigliava, così mi sembrò, alla buona prosa: ben lavorato, sobrio, esente da ornamenti superflui, forte e misurato. Esprimeva con i mezzi più semplici la sostanza. Non divagava, non accettava di utilizzare alcun artificio, alcuna retorica; diceva quello che aveva da dire in modo austero. Ma tra le sue linee severe potevi distinguere in questo paesaggio cretese una sensibilità e una tenerezza inaspettate - nella cavità riparate dal vento profumavano i limoni e gli aranci, e dal mare sconfinato si riversava un'inesauribile poesia.

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Vede passare una donna e si ferma terrorizzato: "Che mistero è mai questo?", domanda. "Che cos'è la donna, e perchè ci fa girare così il cervello? Vuoi dirmi che cosa significa tutto questo?". Nello stesso modo si stupisce e domanda quando vede una persona, un albero fiorito, un bicchiere d'acqua fresca. Zorba vede ogni cosa, ogni giorno, per la prima volta.

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"[...] 'Ah, è così?' deve aver detto la Madonna, 'allora ti faccio il figlio sordo, così impari a bestemmiare!' "
Il vecchio Anaghnotis si fece il segno della croce.
"Ma è andata bene così, sia lodato il Signore! Perchè poteva anche farmi cieco, gobbo o idiota, o, Dio scampi, femmina."
[...]
"Cosa dicevamo l'altro ieri, padrone? 'Illuminare il popolo, aprire gli occhi!'. Bene, prova ad aprire gli occhi al vecchio Anaghnotis! Hai visto come sua moglie stava impalata ad aspettare i suoi ordini? Ora prova ad insegnarli che la donna ha gli stessi diritti dell'uomo, e che è una cosa crudele mangiare un pezzo di carne del maiale mentre il maiale grugnisce di dolore davanti a te, e che è una grande sciocchezza compiacersi della grandezza di Dio mentre muori di fame! [...] Lasciali stare tranquilli, padrone, non aprir loro gli occhi; se glieli apri, che cosa vedranno? La loro povertà e miseria! [...] A meno che, quando aprono gli occhi, tu non abbia da offrire loro un mondo migliore...Ce l'hai?"

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"Dentro di me c'è un diavolo che grida, e io faccio quello che mi dice. Ogni volta che mi sento soffocare, mi grida: 'Balla!' , e io ballo. E mi torna il respiro. Quella volta che morì mio figlio, il mio piccolo Dimitris, nella Calcidica, mi misi a ballare come poco fa. I parenti e gli amici che mi videro ballare davanti alla salma si buttarono su di me, 'Zorba è impazzito', gridavano, 'Zorba è impazzito!'. Ma io, in quel momento, se non avessi ballato sarei impazzito per il dolore."

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"Cos'è mai quest'altro mistero, padrone?", disse Zorba chinandosi su di me. "Mi va tutto storto. Quand'ero bambino, dicevano, sembravo un vecchio; ero pesante, parlavo poco, avevo una voce rauca da vecchio; dicevano che somigliavo a mio nonno! E più passavano gli anni, più diventavo leggero. A vent'anni cominciai a fare pazzie, ma neanche poi tante, quelle solite. A quarant'anni cominciai a sentirmi veramente giovane e mi diedi alle pazzie più sfenate. E ora che ho compiuto sessant'anni - ho sessantacinque anni, padrone, ma resti tra noi -ora che ho sessant'anni, parola mia, come lo spieghi, padrone?, il mondo è troppo piccolo per me!".

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"In  questo stato miserevole era ridotto spesso il povero Zeus. Tornava a casa all'alba e diceva: 'Ah, Dio mio, quando potrò stendermi anch'io e dormire? Non riesco più a stare in piedi!', e via ad asciugarsi la saliva.
Ma all'improvviso sentiva un sospiro, giù sulla terra una donna aveva gettato via le lenzuola, era uscita sulla terrazza e sospirava. E subito il cuore di Zeus si scioglieva.'Ah, ah, mi tocca scendere di nuovo sulla terra ', mormorava, 'mi tocca di nuovo scendere sulla terra', poveretto, 'una donna ha sospirato, mi tocca scendere a consolarla!'.
Fin quando le donne non lo distrussero completamente, aveva le reni spezzate, vomitava, gli venne una paralisi e tirò le cuoia. Allora arrivò il suo successore, Gesù Cristo, vide in che stato pietoso era ridotto il vecchio dio e disse: 'Occhio alle donne!'".

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"Mi sono liberato della patria, mi sono liberato dei preti, mi sono liberato dei soldi, passo al setaccio le cose. Più passa il tempo, e più setaccio le cose; mi alleggerisco. Come faccio a dirtelo? Mi libero, divento uomo. [...]
Un tempo dicevo: questo è un turco e un bulgaro, questo è un greco. Io ne ho fatte di cose per la patria, padrone, da farti venire la pelle d'oca; ho ammazzato, rubato, bruciato villaggi, violentato donne, sterminato famiglie... Perchè? Perchè, dicevamo, erano bulgari, turchi. Al diavolo, farabutto, mi dico spesso, e mi maledico; al diavolo, idiota! Ora ho messo giudizio, ora guardo gli uomini e dico, questo è un brav'uomo, quello è cattivo. Che importa se è bulgaro o greco. Per me è lo stesso; è buono, è cattivo, soltanto questo voglio sapere. E più invecchio, sì, giuro sul pane che mangio, credo che comincerò a non chiedere più neanche questo. Chi se ne frega se è buono o cattivo! Provo compassione per tutti, mi strazia le viscere quando vedo una persona, anche se faccio finta che non m'importri niente. Ecco, mi dico, anche questo poveretto mangia, beve, vuole bene, ha paura, anche lui ha il suo dio e il suo diavolo, anche lui tirerà le cuoia, anche lui finirà lungo disteso sottoterra, lo mangeranno i vermi ... Eh, poveretto! Siamo tutti fratelli...Carne per vermi!"


Da Zorba il Greco di Nikos Kazantzakis, Crocetti editore, 2011

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