Book Bar a Venezia: ecco la proposta del Comune

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La notizia di oggi riportata dal Gazzettino è relativa alla decisione dell'assessore al commercio, Carla Rey, di "incoraggiare l'apertura di nuove librerie indipendenti (non quelle che fanno parte di una catena nazionale o internazionale) e di tutelare quelle esistenti". Così scriveva oggi sul giornale M.F.

Ingenuamente ho pensato che l'assessore volesse veramente andare in questa direzione, più librerie indipendenti a Venezia, aiuto a quelle che ancora oggi resistono. Conoscendo il caso del mercato biologico ai Tre Ponti e sapendo che, in quel caso, tutti gli operatori coinvolti (rappresentanti delle categorie di commercio, Coldiretti, Gas, Aeres) erano stati chiamati dall'assessorato per trovare una soluzione, pensavo che qualcosa di analogo sarebbe stato fatto anche per le librerie.

Book Bar - Lhasa
Sono stato subito smentito.

Il testo che dovrebbe favorire le librerie indipendenti, esistenti e future, è già stato scritto e in questi giorni è in discussione presso le Municipalità ed entro fine anno approderà al consiglio comunale per l'approvazione.

E' all'interno del "Regolamento per l'esercizio di somministrazione di alimenti e bevande": dato che stanno per entrare in vigore i decreti che liberalizzano molte attività, il Comune sta cercando di porre un freno all'apertura incontrollata di bar.

La parte relativa alle librerie è questa:
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Articolo 15
Attività di somministrazione di alimenti e bevande all’interno di librerie.

1. E’ soggetta a S.C.I.A. di cui all’articolo 19 della Legge n.241/1990 e s.m.i e non é soggetta ai requisiti strutturali e ai criteri di qualità previsti dal presente Regolamento l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, intesa quale attività integrativa di quella principale e prevalente, svolta all’interno delle librerie , ovunque ubicata sul territorio cittadino. L’attività di libreria deve essere svolta in forma esclusiva o congiuntamente alla vendita di altri prodotti di editoria, compresa quella musicale, in locali aventi una superficie di vendita non inferiore a 100 mq e deve essere stata avviata da almeno un anno.
2. Nelle librerie l’attività di somministrazione deve essere svolta su una superficie non superiore al 10% della superficie di vendita, non può essere separata dal resto dell’attività commerciale e deve essere esercitata nel rispetto della normativa vigente.
3. Ai fini dello svolgimento dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande all’interno delle librerie, si applicano le disposizioni di cui al precedente articolo 14, commi 1 e 2.


Nel comma 1 in pratica si dice che tutte le restrizioni che il Comune sta ponendo per aprire un bar (un sistema a punteggio che rende impossibile l'apertura di un bar in certe zone), per una libreria non valgono. Questo è un bene.
Poi però si fanno altre considerazioni: metratura minima (100 mq), superficie massima per la somministrazione (10% del totale), un anno di attività e qui sorgono i dubbi e i problemi.
Di seguito alcune considerazioni:
- forse mi sbaglio, ma nelle frasi riportate, che sono le uniche del regolamento riguardanti le librerie, non si fa alcun cenno alle librerie indipendenti. Che si sia sbagliato il giornalista? Che forse all'assessore basta che aprano nuove librerie, anche se danno la possibilità alla Feltrinelli di aprire un bar all'interno di una libreria in deroga?
- conoscete librerie indipendenti più grandi di 100 mq a Venezia centro storico? Anch'io, due. Le altre sono tutte più piccole. E se qualcuno di voi pensasse di aprire una nuova libreria, cosa aprirebbe? Una piccola libreria che già è una follia ma che con un investimento contenuto potrebbe anche farcela oppure una libreria da 100mq che da sola di affitto ti costa, minimo, 5000 EUR al mese? Questa dimensione minima è un vincolo per aiutare chi? Le librerie esistenti che vogliono resistere, le persone che vogliono aprire una libreria? A me non sembra. (forse un indizio si trova nel riferimento all'editoria musicale)
- il vincolo della massima superficie del bar e l'anno di attività sono chiaramente per impedire che qualcuno apra una libreria finta per avere un bar vero. E' senz'altro doveroso evitare una situazione del genere, che per esempio si è verificata a Roma. A me sembra però che la restrizione della superficie e soprattutto quella dell'anno di fatto impediscano anche la nascita di nuove librerie.

La nostra proposta è molto più netta e semplice:
- agevolazione riservata solo a librerie indipendenti, non possono accedere a queste agevolazioni librerie di catene editoriali o distributive (di proprietà o in franchising). Se non fosse possibile discriminare su questa base, allora è meglio usare la superficie di vendita in modo contrario alla proposta, cioè escludendo da questa agevolazioni le librerie che sono sopra una certa metratura perchè solo le librerie di catena possono permetterselo.
- minima superficie di vendita pari a 40 o 50 mq: questa dimensione, pur escludendo ancora molte librerie indipendenti di Venezia (anche la nostra), è più realistica, più vicina alla situazione veneziana.
- fatturato da bar non superiore a quello da vendita di libri: questo è l'unico vincolo che metterei, non si può fare più fatturato di bar che di libri. Se si rientra in questo limite, lo spazio da dedicare al bar e ai libri dipende da come vuoi organizzare la libreria e non viene deciso dal Comune.
- per le librerie con superficie di vendita minore, possibilità di avere un angolo the e caffè da offrire ai clienti

Concludo con una considerazione: perchè solo le librerie devono avere questo tipo di agevolazioni? Sono solo le librerie ad essere, come scrive il giornalista, "un freno alla monocultura turistica"? Su FB, quando oggi ho postato l'articolo, anche negozi come "Lanterna Magica" erano interessati, anche loro svolgono un'attività di frontiera fra commercio e cultura, organizzano eventi e anche loro sono un punto di ritrovo per i residenti.



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