Il gesto di Ettore di Luigi Zoja

Qualche giorno fa ho citato questo libro in un mio post ma forse l'ho fatto in modo un po' criptico.
Il sottotitolo di questo libro è "Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre". Me lo sono letto due volte, uno per ogni figlio.
Lo considero un libro che ogni padre dovrebbe leggere, anche se dubito che ciò avvenga dato che non è nemmeno in edizione economica.
Non è un manuale per diventare bravi a fare il padre, non sopporto quel genere di libri. E' un libro che leggi perchè hai delle domande in testa e quando lo hai finito non hai trovato le risposte ma hai cambiato in testa le  tue domande e poi, da solo, troverai le risposte.

Veniamo al gesto di Ettore, che tanto ha segnato l'autore per dare questo titolo ad un libro che parla della figura del padre nella nostra storia. Quando ho preso in mano il libro la prima volta non ho avuto bisogno di leggere per capire a quale gesto si riferisse. L'unico gesto che Ettore fa in quanto padre. Avevo ed ho ancora, fra i ricordi degli studi liceali, ben presente la parte dell'Iliade quando Ettore, in una pausa dal combattimento sotto le mura di Troia, incontra la moglie, Andromaca, e il figlio piccolo, Astianatte. Ma lascio spiegare a Zoja questo passo.

Dette queste parole [ad Andromaca], Ettore tende le braccia al figlio. Ma il bambino si rifugia contro il petto della balia con un grido, spaventato dall'armatura e dall'elmo sovrastato da un'impressionante chioma. 
In Ettore, la figura paterna mostra un'unilateralità singolare. [...] E' esemplare quando onora il padre celeste, impacciato quando è padre a sua volta. Giungendo dalla battaglia, Ettore dà prova di devozione verso Zeus, padre degli uomini e degli dei. Rifiuta l'invito della madre a libare in onore del dio, perchè porta su di sé la polvere e il sangue della battaglia. Ma a questa consapevolezza del rapporto con il padre celeste, non corrisponde una consapevolezza del rapporto con il figlio terrestre: un'immagine chiara di sé come padre, quindi. E' cosciente delle incrostazioni di polvere e sangue, ma dimentica di portare su di sé anche l'intera crosta difensiva, l'armatura. Ora, la corazza non lo difende dal nemico, ma dal figlio.
Come in ogni esistenza complementare, per essere padre non basta sapere cos'è il padre: bisogna conoscere il figlio e il rapporto con lui. Inaspettatamente, quest'uono senza arroganza non riesce a chinarsi verso un bambino. Ciò significa che non sente più l'infanzia dentro di sé. La troppa consuetudine con adulti guerrieri lo rende straniero a essa.
A questo punto, padre e madre sorridono. Ettore si sfila l'elmo, lo pone a terra e può abbracciare il figlio. Risvegliato dal piccolo incidente, il Troiano ora avverte il pericolo di chiudersi in una malinconia dove tutto è già accaduto. Formulando un augurio per il futuro, leva il figlio in alto con le braccia aperte e con il pensiero. Questo gesto sarà per tutti i tempi il marchio del padre.
Ettore prega per il bambino, sfidando le leggi dell'epica in suo favore:
"Zeus e voi altri dei, rendete forte questo mio figlio. E che un giorno, vedendolo tornare dal campo di battaglia, qualcuno dica: ' E' molto più forte del padre' "
Parole rivoluzionarie. La preghiera di Ettore ha travolto l'onnipotenza immobile del mito, rendendo il bambino figlio, e il figlio speranza in qualcosa di migliore dei tempi mitici. [...] Ma Ettore prega gli dei perchè accordino proprio il contrario: che suo figlio diventi più forte di lui. Oggi non è facile immaginare un padre altrettanto generoso.

Spero che questo piccolo brano possa invogliare qualche padre a mettersi in discussione leggendo questo importante libro.

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