Storia di un corpo di Daniel Pennac

La prima cosa che salta all'occhio, oltre all'arancione della copertina, è che qui si sta vendendo l'autore: "Pennac" occupa tutto la larghezza della copertina, anzi un po' sborda. Non so se sia solo scelta grafica, penso più a una scelta di marketing, come quella del titolo: in francese è "Journal d'un Corps" cioè diario di un corpo, nella versione italiana diventa "Storia", forse i diari non hanno mai avuto un grande successo in Italia.
Ma veniamo al contenuto. La finzione è che la figlia ritrova il diario del padre dopo la sua morte e questo libro dovrebbe essere la fedele trascrizione del diario. La realtà è che Pennac raccoglie in forma di diario le esperienze corporee e corporali di un essere umano, dodicenne nel 1936, fino alla sua morte.
Esperienze corporee, quindi, in contrasto a quello che normalmente in un diario si scrive: sensazioni, pensieri, idee. Attività corporali, così ignorate a livello letterario, e non solo dai diari, e invece così importanti per chi scrive questo "journal" e per chiunque.
Pennac sa scrivere e prenderei alcuni dei suoi brani come esempi per romanzieri in erba, per esempio, fra le prime note scritte sul diario c'è questa:
"13 anni, 1 mese, 9 giorni    Giovedì 19 novembre 1936
Ripensando a tutte le mie paure, ho fatto un elenco di sensazioni: la paura del vuoto mi fa strizzare le palle, la paura delle botte mi paralizza, la paura di avere paura mi angoscia per tutto il giorno, l'angoscia mi provoca le coliche, l'emozione (anche piacevolissima) mi fa venire la pelle d'oca, la nostalgia (per esempio pensare a papà) mi inumidisce gli occhi, la sorpresa mi fa sobbalzare (anche una porta che sbatte!), il panico può farmi scappare la pipì, il benchè minimo dispiacere mi fa piangere, la rabbia mi soffoca, la vergogna mi rattrapisce. Il mio corpo reagisce a tutto. Ma non so mai in che modo reagirà."

In questo breve brano c'è tutto il libro di Pennac. La sua bravura, il passare dai sentimenti/sensazioni al corpo e viceversa, il parlare del corpo ma raccontandoci anche tutt'altro.
Come si vede da questo brano, ogni annotazione del diario (lunga varie pagine o corta una sola riga) è preceduta dall'età (calcolata in anni, mesi e giorni) e dalla data: questo facilita di molto il lettore che così più facilmente ricrea, da questo diario, la storia di questo uomo. Pennac riesce poi, con mestiere, a rendere credibile che lo stile della scrittura non subisca variazioni con il crescere dell'età del redattore delle pagine del diario. Riesce anche a farci saltare alcuni anni: il protagonsita, per vari motivi, non tiene il diario in quegli anni e queste lacune sono sostituite, dal protagonista stesso, con alcune note dirette alla figlia, a cui lascia il diario, spiegando il perchè della lacuna e facendo il necessario raccordo fra i periodi.

L'idea di Pennac è orginale e molto ben sviluppata. Il peccato, per essere cinici, è che il protagonista abbia una vita così lunga: quello che all'inizio è interessante e divertente e si legge volentieri, dopo 150 pagine rischia di diventare ripetitivo, per quanto il protagonista cresca, cambi, faccia questo e quello. E Il libro è lungo 330 pagine (compreso l'indice analitico che va da Abbigliamento a Vomitare, passando per tutte le dimostrazioni corporali raccontate nel diario, come: Disinfezione dalle ferite, Erezioni dal parrucchiere, Naso caccole del, Pisciare come un cavallo).

Sconsigliato agli ipocondriaci.





INSTAGRAM FEED

@lepancherosse.dellamarcopolo