Il romanzo ci porta ad attraversare due mondi: sullo sfondo il mondo romeno come non lo conosciamo, la voglia di emigrare, le ambizioni e la capacità di reinventarsi, e poi il mondo ebraico di una Tel-Aviv anni ‘50, città apparentemente piena di opportunità e futuro.
La trama è la biografia di Maricika, che, emigrata a Tel Aviv dove cerca di crearsi un futuro di successo con la professione di sarta, incontra un giovane romeno, Paul, che si incarica di procurarle una macchina da cucire. Non solo la troverà, ma le darà i più bizzarri consigli per come sfondare nel campo della moda. Maricika sposerà Paul, ma sembra quasi passare il resto del tempo del romanzo a escogitare appunto, e giustamente, una vendetta.
A parte il personaggio protagonista, Maricika, che emerge per la forza e la determinatezza, il romanzo colpisce per molti motivi.
Innanzitutto per la linearità, la costanza anche nella narrazione, il bilanciamento delle parti, sembra tutto in equilibrio, gli avvenimenti vengono raccontati con armonia. Inoltre i personaggi sono magicamente perfetti: sembrano veri, non solo Maricika, il figlio Yigal, Paul, ma anche i personaggi “minori”. E, sappiamo, non è sufficiente che la storia raccontata sia una storia vera perchè questo accada ahimè (siamo invasi da scrittori che scrivono “autobiografie” ma poi i personaggi dei libri sono disastrosi).
Quindi, come non affezionarsi al nonno che gioca a calcio col piccolo Yigal nel salotto di casa, con un’arancia, mettendo a soqquadro il salotto e rompendo abitualmente dei vasi?
“Yigal e il nonno, l’indomani, andavano al vicino negozio di casalinghi e compravano dei vasi nuovi per la partita del sabato seguente”.
Il romanzo racconta i dettagli e commuove con semplicità, e oltre a rappresentare, come è stato detto, un dono dell’autore a sua madre, sembra, per l’effetto di autenticità nel racconto, quasi un dono dell’autore ai suoi lettori.
La vendetta di Maricika di Alon Altaras
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L'eco del dolore by Donne di Carta
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EVENTI
PERSONE LIBRO di “DONNE DI CARTA”
in occasione del Giorno della Memoria (27 gennaio)
e del Giorno del Ricordo (10 febbraio)
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le Persone Libro di “Donne di Carta” - Veneto Orientale e Venezia
si incontrano per dire a voce alta e a memoria brani di libri sul tema dell’olocausto, della deportazione, delle foibe…
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| Marcello De Vecchi - Composizione astratta |

sabato 4 FEBBRAIO - dalle 16:30
presso Libreria Marco Polo,
calle Teatro Malibran
Per non dimenticare …
Perché la Memoria è un valore imprescindibile
per il vivere comune
In ricordo di tutti i perseguitati
presso Libreria Marco Polo,
calle Teatro Malibran
Per non dimenticare …
Perché la Memoria è un valore imprescindibile
per il vivere comune
In ricordo di tutti i perseguitati
Indypendentemente: per una cartografia delle librerie indipendenti (Libreria Marco Polo-Venezia)
Libreria Marco Polo è su Nazione Indiana. Ho detto tutto.
E' un progetto di "cartografia" delle librerie indipendenti in Italia. Una sorta di censimento dei posti dove vale la pena cercare un libro, raccontato direttamente dai librai. Francesco Forlani di Nazione Indiana si occupa di queste interviste e sono felice di esser stato oggetto di cotanta attenzione.
Ecco il link all'intervista.
Homo sapiens nord est di Cristiano Prakash Dorigo
Devo ancora riuscire ad abituarmi alla cosiddetta autofiction. Che ci sia sempre qualcosa dell'autore in ciò che scrive è inevitabile. Che l'autore diventi il protagonista con il suo nome di racconti di fantasia, ecco, questo mi fa ancora un po' strano, specialmente quando l'autore lo conosco come Cristiano e me lo vedo, me lo immagino nelle storie che ha scritto.
Pur sapendo di questo "gioco" , leggendo il racconto Ricordi e-scomparse, ambientato in una Amsterdam molto su di giri, mi sono domandato se quello che succede al protagonista è realmente successo a Cristiano Dorigo: troppa droga e troppo sesso, le cose non quadravano...
Questa nuova raccolta di racconti spiazza un po' perchè c'è sempre questo io narrante, molte volte questo io si chiama Cristiano e sembra sempre la stessa persona, presa in diversi momenti della sua vita: giovane scapestrato che va ad Amsterdam per una breve vacanza all'insegna dell'eccesso e torna con qualcuno in meno e qualche, poca, conoscenza di sè in più; ormai non più giovanissimo costretto al lavoro in supermercato, preziosa descrizione della vita di chi in queste chiese della nostra modernità è pagato per rendere remunerativa la nostra esperienza di clienti; uomo anziano, ormai in pensione, che in una lettera al presidente (del consiglio) racconta la sua vita.
La cifra dell'autore non lascia spazio a grandi respiri, la frasi sono corte, l'ancoraggio è alla realtà spicciola, a ciò che si tocca e si vede, la riflessione sul sè è negata oppure è tentata per farne vedere l'inutile risultato: è una prosa che meglio di qualunque altra cosa rende l'idea del misto di attrazione e repulsione verso questi personaggi, questi homines sapientes del nord est.
Penso che una delle frasi di questo libro sia giusta come augurio allo scrittore, per arrivare ad un romanzo che lasci alle spalle questo homo sapiens e prenda il volo:
Sveglia! Abbiamo una sola vita! Perchè allora non goderla fino in fondo, gustarla ogni momento senza giudizi e preoccupazioni?
Pur sapendo di questo "gioco" , leggendo il racconto Ricordi e-scomparse, ambientato in una Amsterdam molto su di giri, mi sono domandato se quello che succede al protagonista è realmente successo a Cristiano Dorigo: troppa droga e troppo sesso, le cose non quadravano...
Questa nuova raccolta di racconti spiazza un po' perchè c'è sempre questo io narrante, molte volte questo io si chiama Cristiano e sembra sempre la stessa persona, presa in diversi momenti della sua vita: giovane scapestrato che va ad Amsterdam per una breve vacanza all'insegna dell'eccesso e torna con qualcuno in meno e qualche, poca, conoscenza di sè in più; ormai non più giovanissimo costretto al lavoro in supermercato, preziosa descrizione della vita di chi in queste chiese della nostra modernità è pagato per rendere remunerativa la nostra esperienza di clienti; uomo anziano, ormai in pensione, che in una lettera al presidente (del consiglio) racconta la sua vita.
La cifra dell'autore non lascia spazio a grandi respiri, la frasi sono corte, l'ancoraggio è alla realtà spicciola, a ciò che si tocca e si vede, la riflessione sul sè è negata oppure è tentata per farne vedere l'inutile risultato: è una prosa che meglio di qualunque altra cosa rende l'idea del misto di attrazione e repulsione verso questi personaggi, questi homines sapientes del nord est.
Penso che una delle frasi di questo libro sia giusta come augurio allo scrittore, per arrivare ad un romanzo che lasci alle spalle questo homo sapiens e prenda il volo:
Sveglia! Abbiamo una sola vita! Perchè allora non goderla fino in fondo, gustarla ogni momento senza giudizi e preoccupazioni?
Tolstoj le vacanze e il kindle
Ho appena finito le mie vacanze.
Il mio ideale di vacanza è avere giornate intere a disposizione, in un posto piacevole e tranquillo, in compagnia di un buon libro.
Non ho avuto giornate per me, perchè tutti i giorni ho lavorato.
Quando non lavoravo, ero a casa: un posto abbastanza piacevole, moderatamente tranquillo (almeno di sera con bambini a letto).
La compagnia del buon libro, quella, c'era. Mi sono immerso in Guerra e Pace e la sera ero contento di tornare dai miei nuovi amici, Pierre, Andrej, Natasa, Nikolaj. Ho gioito e sofferto con loro, ero al loro fianco in guerra, e con loro sono tornato alle gioie domestiche Questa è stata la mia vacanza: economica, rispettosa dell'ambiente ma molto, molto piacevole. E' una vacanza che mi viene da consigliare a chiunque: non necessariamente la stessa destinazione, lo stesso libro ma lo stesso mezzo, il libro, per vivere un'esperienza altra da sè. Ogni volta mi stupisco come un libro, quando ci sono immerso, riesca a farmi cambiare d'umore, riesca addirittura a farmi somatizzare degli stati psichici.
L'unico vezzo che mi sono concesso è stato di leggermi Tolstoj sul Kindle. Ammetto che la lettura su questo supporto non cartaceo mi ha soddisfatto e mi ha permesso di tenere in mano una piccola tavoletta rispetto ad un malloppo di centinaia di pagine.
Il mio ideale di vacanza è avere giornate intere a disposizione, in un posto piacevole e tranquillo, in compagnia di un buon libro.
Non ho avuto giornate per me, perchè tutti i giorni ho lavorato.
Quando non lavoravo, ero a casa: un posto abbastanza piacevole, moderatamente tranquillo (almeno di sera con bambini a letto).
La compagnia del buon libro, quella, c'era. Mi sono immerso in Guerra e Pace e la sera ero contento di tornare dai miei nuovi amici, Pierre, Andrej, Natasa, Nikolaj. Ho gioito e sofferto con loro, ero al loro fianco in guerra, e con loro sono tornato alle gioie domestiche Questa è stata la mia vacanza: economica, rispettosa dell'ambiente ma molto, molto piacevole. E' una vacanza che mi viene da consigliare a chiunque: non necessariamente la stessa destinazione, lo stesso libro ma lo stesso mezzo, il libro, per vivere un'esperienza altra da sè. Ogni volta mi stupisco come un libro, quando ci sono immerso, riesca a farmi cambiare d'umore, riesca addirittura a farmi somatizzare degli stati psichici.
L'unico vezzo che mi sono concesso è stato di leggermi Tolstoj sul Kindle. Ammetto che la lettura su questo supporto non cartaceo mi ha soddisfatto e mi ha permesso di tenere in mano una piccola tavoletta rispetto ad un malloppo di centinaia di pagine.
Operazione GEPPETTO
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| operazione geppetto |
Io, dismesse le fruste vesti da libraio, ho indossato lo scintillante costume da falegname. Accanto a me un valido aiuto, il prode Antonio, architetto fuori ma con un'anima da virtuoso del seghetto alternativo.
Dopo ore di lavoro, in mezzo alla segatura e alla vernice, il primo risultato dell'operazione Geppetto è diventato realtà.
Ecco la prima nuova scaffalatura della libreria. Solida, capiente, allegra, accogliente, ordinata.
Presto verrà seguita da un'altra scaffalatura gemella che, scatenando un effetto domino nei libri, porterà ad una disposizione della libreria profondamente differente dall'attuale.
Salviamo la DITEC di Quarto d'Altino
Prima di fare il libraio e vendere libri facevo l'ingegnere.
Un'azienda dove ho lavorato tanto e bene è la DITEC con sede a Quarto d'Altino: è una di quelle piccole grandi aziende che hanno fatto la fortuna e la storia recente del Veneto. Una di quelle aziende familiari nate in un magazzino che negli anni sono cresciute fino a diventare leader nel proprio settore, quello degli ingressi automatici. Per molti di voi sarà capitato di passare per porte automatiche di supermercati o aereoporti con il marchio DITEC.
Questa azienda qualche anno fa è passata di proprietà e l'attuale "padrone", un'azienda svedese, ha pensato bene di tenere il marchio e trasferire la produzione in paesi dove la manodopera costa di meno. La DITEC è ancora un'azienda sana ma con questa mossa della proprietà 90 persone rischiano il posto. Per me non sono soltanto un bel po' di persone, sono amici, ex-colleghi, uomini e donne con cui ho lavorato, ho condiviso una consistente parte della mia vita, dentro e fuori l'azienda. A loro, in questi giorni di festa, va il mio pensiero e il mio augurio di un buon anno, dell'anno che si meritano per il lavoro che hanno fatto, tutti, fin qui.
Il 2012 sarà un anno duro per molti in Italia, ci sono aziende che non ce la fanno e che dovranno chiudere. Ma se chiudono anche quelle che vanno bene, come si può pensare di uscire dalla crisi?
Invito tutti a dare la solidarietà ai lavoratori della Ditec che lottano per il loro posto di lavoro, per mantenere la professionalità e le competenze dove queste si sono sviluppate; che lottano per la loro dignità.
A questo link c'è il gruppo facebook SALVIAMO LA DITEC DI QUARTO D'ALTINO dove è possibile seguire gli sviluppi della situazione.
Un'azienda dove ho lavorato tanto e bene è la DITEC con sede a Quarto d'Altino: è una di quelle piccole grandi aziende che hanno fatto la fortuna e la storia recente del Veneto. Una di quelle aziende familiari nate in un magazzino che negli anni sono cresciute fino a diventare leader nel proprio settore, quello degli ingressi automatici. Per molti di voi sarà capitato di passare per porte automatiche di supermercati o aereoporti con il marchio DITEC.
Questa azienda qualche anno fa è passata di proprietà e l'attuale "padrone", un'azienda svedese, ha pensato bene di tenere il marchio e trasferire la produzione in paesi dove la manodopera costa di meno. La DITEC è ancora un'azienda sana ma con questa mossa della proprietà 90 persone rischiano il posto. Per me non sono soltanto un bel po' di persone, sono amici, ex-colleghi, uomini e donne con cui ho lavorato, ho condiviso una consistente parte della mia vita, dentro e fuori l'azienda. A loro, in questi giorni di festa, va il mio pensiero e il mio augurio di un buon anno, dell'anno che si meritano per il lavoro che hanno fatto, tutti, fin qui.
Il 2012 sarà un anno duro per molti in Italia, ci sono aziende che non ce la fanno e che dovranno chiudere. Ma se chiudono anche quelle che vanno bene, come si può pensare di uscire dalla crisi?
Invito tutti a dare la solidarietà ai lavoratori della Ditec che lottano per il loro posto di lavoro, per mantenere la professionalità e le competenze dove queste si sono sviluppate; che lottano per la loro dignità.
A questo link c'è il gruppo facebook SALVIAMO LA DITEC DI QUARTO D'ALTINO dove è possibile seguire gli sviluppi della situazione.
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