L'impronta della volpe di Moussa Konaté

E' spiazzante leggere un libro come questo, ambientato in Mali, mentre da quel paese arrivano notizie di guerra.
Konaté è scrittore del Mali, i suoi sono libri gialli dove l'eroe è il commissario Habib. Questo è l'ultimo suo libro tradotto in italiano, da poco uscito per le edizioni Del Vecchio, e vede il commissario Habib e il suo fido aiutante, l'ispettore Sosso, alle prese con una caso di morti misteriose nel territorio dei Dogon.
Quello che più colpisce di questo romanzo, e con più forza viste le vicende del Mali in questi giorni, è la descrizione che l'autore fa del suo paese. Come se scrivere un giallo, affidarsi al romanzo di genere, fosse solo un modo per poter parlare liberamente ed efficacemente del Mali, della sua gente e dei suoi problemi.
Ecco che il commissario Habib e l'ispettore Sosso restano nella loro auto di servizio senza benzina per la scarsezza di risorse date alla polizia: poco male, potrebbero essere anche in Italia.
Ma poi li ritroviamo in difficoltà a capire i Dogon, devono sforzarsi per mettersi nei loro panni, non riescono a comprendere il loro modo di parlare ed agire: loro due sono razionali, poliziotti abituati a lavorare con fatti e ragionamenti. All'inizio della loro indagine vengono consigliati di andare da indovini, di affidarsi al soprannaturale per trovare la soluzione di queste morti perchè chi ha a che fare quotidianamente con i Dogon li ritiene un popolo con poteri speciali, persone che possono uccidere con la magia. C'è un noi e un loro molto forte in questo libro, una separazione, molte separazioni dove noi, bianchi, vediamo invece un tutto indistinto.
In un altro punto si parla della lingua: pur essendo stata colonia francese, il francese non è lingua parlata da tutti, anzi. Non lo parla l'autista del commissario. Non lo parlano i bambini poveri del villaggio dei Dogon che prendono i due poliziotti per turisti!
Le morti colpiscono dei giovani Dogon, uno di questi è assessore di un comune, gli altri assessori e il sindaco, sentendosi minacciati, faranno in modo di far intervenire il commissario. Il sindaco è del partito al potere in Mali, è stato eletto con il 99 % dei voti ma solo il 6% della popolazione è andato a votare.

Queste sono solo alcune delle note sul Mali che Konaté ci fa scoprire tramite il commissario Habib: un libro che è un racconto poliziesco ma è anche denuncia della difficoltà di diventare paese maturo e della duale facilità a cedere alla corruzione e sostituire antiche divinità con il dio denaro. E il gendarme che ormai non parla più se non alla propria pecora sembra la metafora di un paese che era ad un passo dall'impazzire e che forse, ora, è impazzito.




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