PRUDENTI COME SERPENTI di Lola Shoneyin


Un territorio per me tutto da esplorare quello degli scrittori africani; dentro le loro storie c'è un mondo, a tratti lontano, fatto di abitudini presenti e di giorni passati che non conosco, di voci che sanno far riflettere, davvero divertire e che è bello ascoltare.
Il romanzo di Lola Shoneyin, poetessa e scrittrice trentanovenne nigeriana, è un coro di punti di vista, di diversi narratori per la storia che hanno in comune. C'è il poligamo Baba Segi che prende tutto di pancia, le sue tre prudenti mogli Iya Segi, Iya Femi, Iya Tope, il suo autista rasta Taju e Bolanle, l'ultima moglie diversa dalle altre. Segni particolari: laureata, cristiana ed apparentemente sterile. 

Attorno all'avverbio viene costruita l'intera vicenda, pezzi di marmo vengono scalfiti e segreti lunghi anni svelati. Sono soprattutto le voci delle mogli ad aprirci le porte di casa Baba Segi. 
Il registro dei conti:
 Adesso che sono passati due anni, mi guardo indietro e mi rendo conto di quanto fossi ingenua ad aspettarmi un'accoglienza più calorosa. Sono stata una sciocca a pensare che mi avrebbero considerata soltanto un'aggiunta insignificante, quando, in realtà, ero venuta a derubarle. Con il mio arrivo, 2,33 notti con Baba Segi si riducevano a 1,75. Le sue attenzioni, già così esigue nella divisione, ora spettavano a quattro persone invece che a tre.

La spontaneità del consorte:
Baba Segi non era mai stato capace di tenersi le cose dentro. Era tutto un orifizio. I suoi sensi erano direttamente collegati ai suoi organi interni e qualunque cosa non gli andasse a genio finiva per accelerare il suo sistema digestivo. Cattivi odori, cattive notizie o la vista di qualcosa anche solo lontanamente ripugnante produceva un effetto esplosivo: ciò che era appena entrato dalla sua bocca, dalla bocca usciva fuori, e ciò che già si era depositato nella pancia attraversava in tutta fretta l'intestino e veniva espulso dall'uscita posteriore. Solo dopo aver svuotato il suo sistema digestivo, Baba Segi riacquistava la calma.

Lo sguardo si allarga sulla Nigeria contemporanea.
La posizione delle donne. Siamo distanti?  
Taju era arrivato in ritardo solo una volta, circa un anno prima, quando si era presentato con la camicia buttata sulla spalla sinistra e dei graffi sulla fronte. Aveva estratto uno stuzzicadenti dalla bocca per infilarlo tra i rasta e aveva dichiarato di aver appena picchiato la moglie fino a farle perdere i sensi perché non si era accorta che il suo unico figlio maschio si era messo a succhiare una monetina. Questo era successo circa una settimana dopo che un senatore aveva dato uno schiaffo a una collega di sesso femminile. Lo schiaffo era riecheggiato nel silenzio delle sale riunioni del senato e nel cuore di ogni uomo comune. Era come se si fosse risvegliata una belva incatenata in modo sommario. Ovviamente il senatore aveva affermato che la sua mano era stata guidata dal diavolo e i due senatori erano presto comparsi in televisione in un abbraccio di riconciliazione. Lo stesso non si poteva dire dell'uomo comune. I mariti avevano cominciato a picchiare le loro donne come se si trattasse del nuovo sport nazionale. A ogni angolo di strada, mogli insoddisfatte si caricavano le valigie sopra la testa, nella speranza che qualcuno le convincesse a tornare a casa. Al mercato, commercianti di stoffe Igbo attiravano le clienti strattonandole per la manica. Tassisti seccati spingevano via le madri che mercanteggiavano sul prezzo della corsa; giovani donne venivano aggredite e denudate in mezzo alla strada. Perfino nelle sale parto le neonate venivano accolte con una smorfia di disappunto. Anche Taju si era quindi sentito invogliato a usare il pugno. 

La sanità:
Lo University College Hospital - meglio conosciuto come UCH - aveva una pessima reputazione. La mancanza di finanziamenti statali, a cui si univano le appropriazioni indebite di quel poco che l'ospedale guadagnava, erano la causa dello sfacelo in cui versava il complesso. Esami medici fondamentali venivano razionati e i dottori si rifiutavano di curare i pazienti che non portavano le medicine da casa. L'unica ragione per cui la gente ricorreva all'ospedale, piuttosto che affidarsi alle migliaia di cliniche nascoste nelle stradine laterali, era che solo lì si poteva essere sicuri che i dottori avessero una laurea autentica.

Le credenze ed i giudizi:
«Vestiti» ha urlato.«Un profeta ha ricevuto la chiamata di Dio sulla cima della montagna e ci rimarrà solo per altri quattro giorni. Andiamo a consultarlo in modo che possa poggiare le mani sulla tua pancia e compiere il miracolo».
«Sì, certo, un altro dei tuoi ciarlatani in tunica bianca» ho risposto. Ho detto che l'unico miracolo che avrebbe compiuto il profeta era alleggerirlo dei suoi guadagni.
«Ma senti quello che dici!» ha urlato. «Non ti ribolle il sangue quando vedi le altre portare i loro bambini sulla schiena? Non ti si riempiono gli occhi di lacrime vedendo le madri che allattano i loro neonati? Tu più di chiunque dovresti essere disposta a fare qualunque tentativo! Solo i figli possono rendere completa la nostra permanenza in questo mondo! Vuoi rimanere per sempre un verme infecondo?». 

«Dottore, quando vai al mercato a comprare guave, non puoi aprirle una ad una per controllare che non siano marce. E se ne trovi una marcia, non sempre la butti via. Mangi tutto intorno al marcio sperando che placherà ugualmente la tua fame».

Strade, più o meno, segnate:
Dicono che il vecchio che copre di merda il pavimento se ne dimentica subito; ma la puzza rimane impressa nella memoria di chi deve pulirla. C'è chi è nato per spargere merda e chi, come Bolanle e me [una delle mogli], per pulirla.

Ma Bolanle non ci sta e traccia la propria.

courtesy by Sabina Rizzardi
 

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