San'kja di Zachar Prilepin

Limonov colpisce ancora. Il libro di Carrere è bello in modo particolare perchè racconta ma non tutto, spiega ma non mette la parola fine, espone le proprie idee ma ti lascia libero di seguire le tue, ti dice la strada e sta a te seguirla. E' un libro che genera domande e curiosità. Una di queste curiosità è il libro di Zachar Prilepin, San'kja. 
Avrei mai letto un libro di un autore con un passato in un partito in odore di fascismo che racconta le avventure in questo partito? Senza il libro di Carrere, non l'avrei mai fatto, troppi libri da leggere, altre curiosità e interessi.
Invece in "Limonov" Carrere parla di Prilepin ed ecco cosa dice:
"Oggi Zachar Prilepin si avvicina ai quaranta. Vive con la moglie e i figli a Niznij Novgorod, dove dirige l'edizione locale di Novaja Gazeta, il giornale indipendente su cui scriveva Anna Politkovskaja. Autore di tre romanzi, si trova nella fase di passaggio dal rango di giovane speranza a quello di autore affermato, sia nel proprio paese che all'estero. Il primo dei suoi romanzi parla della Cecenia, dove è stato soldato, il secondo dei dubbi e delle indecisioni di un ragazzo di provincia che crede di dare un senso alla propria vita inpantanata diventando un nazbol, vale a dire un militante del Partito nazionalbolscevico. Questo libro è nato dall'esperienza dell'autore e di amici suoi coetanei, perchè da più di quindici anni Zachar Prilepin è un nazbol convinto. Del nazbol ha i tratti tipici: è robusto, rasato a zero, indossa vestiti neri, porta Doc Martens ,e, con tutto questo, è la dolcezza fatta persona. Bisogna stare attenti, lo so, ma dopo aver trascorso qualche ora con lui sono disposto a giurare che Zachar Prilepin è un uomo formidabile. Onesto, coraggioso, tollerante, uno che guarda la vita come guarda le persone, dritto negli occhi, non per sfida ma per capire e, fin dove è possibile, amare. Il contrario del rozzo fascista, e anche il contrario del dandy decadente che si fa sedurre dall'iconografia nazista o staliniana. Nei suoi libri, che sono tradotti e che consiglio vivamente, Prilepin parla della vita quotidiana nella provincia russa, dei lavoretti saltuari, delle sbronze con gli amici, dei seni della donna che ama, del suo amore apprensivo e pieno di meraviglia per i figli. Racconta la crudeltà dell'epoca ma anche i momenti di pura grazia che può riservare una giornata quando non si è distratti."

Ho seguito il consiglio di Carrere e mi sono letto San'kja: San'kja è il nome del protagonista, giovane della provincia russa che fa parte di questo partito Nazionalbolscevico (anche se nel libro il partito ha un altro nome) e noi vediamo quello che succede ai militanti del partito e in Russia tramite gli occhi di San'kja. Alcune delle vicende raccontate da Carrere in Limonov sono riportate anche qui: i militanti che occupano una torre a Riga, in Lettonia, senza armi e senza provocare nè morti nè feriti e vengono condannati a 15 anni di carcere. Un altro atto di protesta tutt'altro che sanguinoso (una torta in faccia a un ministro) che ha conseguenze durissime (pestaggi e carcere) per  l'autore, sempre un militante del partito.
Ma lasciando Limonov e venendo a Prilepin e al suo libro, ha un merito intrinseco oltre a quello di rendere plastico e terribilmente reale quanto successo al partito Nazionalbolscevico? La risposta è positiva, qui cito due motivi che da soli valgono la pena di leggere questo libro.
Il primo è un episodio, un capitolo, uno dei primi. San'kja vive in questa cittadina a 400 km da Mosca ma suo padre era nato in un piccolo paesino di campagna, collegato alla città da una strada che prima si perde fra i campi e poi diventa una strada bianca in mezzo ad un bosco, una strada percorribile in macchina solo durante la bella stagione, impossibile da fare in macchina d'inverno. Al paese vivono ancora i nonni: per San'kja i nonni sono ancora persone dell'epoca d'oro, del periodo che lui non ha vissuto ma che ritiene non felice ma propriamente "russo". Quello che ha vissuto suo padre è stato un periodo di transizione, quello che vive adesso lui è un periodo senza senso. In questo breve scambio con sua nonna la perdita irreparabile di senso e di comunicazione fra queste due epoche.
“La nonna cominciò a fare domande: se sua madre voleva sposarsi, se lui beveva e dov'è che lavorava ora. La madre non si sposava e Sasa non beveva nel senso che intendeva la nonna; riguardo al lavoro si inventò qualcosa. Sì, lui lavorava, ma era noioso spiegare cosa facesse. Per gli anziani lavorare significa arare la terra, oppure andare in fabbrica, o all'ospedale, o a scuola... E giustamente. Ma oggigiorno un lavoro del genere è diventato, nella maggioranza dei casi, il destino di quelli meno fortunati, dei reietti della vita.”
Il padre di San'kja è morto, beveva troppo, è morto d'inverno, in città. San'kja, sua madre e un professore collega di suo padre affronteranno il viaggio per portare la salma al suo paese natale. Affitta un furgone con autista ma l'autista, arrivato al bosco, in mezzo alla neve alta, abbandona i tre con la bara. Questo viaggio, in mezzo alla neve, trascinando la bara con una corda lungo la strada innevata in mezzo al bosco, ecco, questa è una storia russa scritta da grande scrittore russo.
Il secondo aspetto che fa di San'kja un bel libro è la "discesa agli "inferi" di Sankja: lo troviamo nel primo capitolo che insieme agli altri suoi compagni sfondano il cordone di polizia che li circonda durante una manifestazione di protesta e fuggendo fanno più danni possibili. Di fronte ad un vecchio in uniforme che gli si para davanti per fermare lui e questa devastazione incomprensibile, San'kja lo butta per terra e salta sopra al cappello del vecchio: lo ritiene una cosa giusta da fare ma anche una cosa elegante, un cappello schiacciato. E' da questo punto che inizia la discesa: San'kja si farà sempre meno domande, dentro di sè troverà sempre più vuoto, fuori di sè sempre più violenza. La violenza del sistema al potere che reagisce alle proteste e alle azioni, per lo più dimostrative, dei militanti del Partito. La violenza che San'kja subisce. E quando dentro di sé troverà solo il vuoto, la violenza che sarà in grado di restituire. La morte, che prima era quella del padre e degli zii, poi quella del nonno, non farà più paura perchè se la porta dentro, è il vuoto che lo riempe. E il collega di suo padre, quello che lo aveva aiutato con la bara, che aveva lasciato l'università ed era diventato parte di quel potere che il Partito combatteva, proprio lui conoscerà un altro tipo di gesto elegante di San'kja, di tutt'altra violenza.

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