A Venezia le librerie chiudono

La notizia di questi giorni è l'annunciata chiusura della libreria Goldoni, una delle librerie storiche di Venezia. Il motivo della chiusura è presto detto: pagano 9000 euro di affitto al mese. La libreria non è ancora chiusa, l'attuale proprietario spera ancora che qualcuno si faccia avanti per continuare l'attività di libreria ma con quell'affitto sarebbe un suicidio, per chiunque.

Prima di parlare delle librerie che restano e di quello che si potrebbe fare per evitare ulteriori chiusure, vorrei precisare da che situazione veniamo: negli ultimi anni, diciamo dal 2007 in poi, le librerie che hanno chiuso sono:
libreria Rossa a S. Pantalon
libreria Mondadori a S. Marco
libreria Tarantola a S. Luca
libreria Fantoni a S. Luca
libreria Marco Polo a S. Lio
libreria Solaris all'Anconeta

A fine febbraio ha chiuso anche la Old World Books, una libreria dell'usato/antiquario al Ghetto e la libreria Laboratorio Blu per bambini, sempre al Ghetto, ha annunciato la chiusura entro fine aprile, sempre che qualcuno non riesca a salvarla. Se va male nel 2013 tre librerie a Venezia chiudono. Altre librerie, che non nomino, sono a rischio chiusura.

Questo è il quadro delle chiusure.
Vediamo nello stesso periodo quante librerie hanno aperto: una, la libreria Vecchi libri, una bellissima libreria dell'usato ai Carmini.

Il bilancio è ampiamente negativo.


Per capire cosa si può fare per invertire questa tendenza bisogna analizzare i motivi di queste chiusure.
Se si esclude la Mondadori, "sfrattata" dal proprietario, gli altri casi portano ad una unica motivazione: la libreria non è un'attività economicamente sostenibile in una città come Venezia. Quello che una libreria riesce a guadagnare, parlo di quello che rimane in tasca della vendita dei libri dopo aver pagato i fornitori, è a stento sufficiente per pagare affitto e costo del lavoro, molte volte nemmeno quello (come nel caso della Goldoni). Per quale motivo qualcuno dovrebbe rilevare un'attività avviata di libreria, come nel caso della Tarantola, se poi anche nel più roseo dei conti economici non riuscirebbe ad arrivare alla fine del mese? Se poi bisogna investire in restauri o in buone uscite, si rischia di buttare via dei soldi senza alcuna possibilità di ritorno dell'investimento.
Questa situazione è strettamente legata a due fattori, uno legato all'oggetto della vendita, il libro, che ha un margine risibile: se vendo un libro a 10 euro, al fornitore devo pagare 7 euro e non ci sono grandi margini di manovra (a meno che uno non si metta a fare i libri in proprio...). L'altro fattore è il costo degli affitti che accomuna Venezia ai centri storici di qualsiasi altra grande città italiana.
Questo è il motivo che impedisce un normale avvicendamento fra un libraio che vuole smettere e un altro libraio che vuole iniziare.
Si dirà che le librerie chiudono ovunque, in tutte le città, italiane e non. Soprattutto le piccole librerie indipendenti. E' vero, è un fenomeno diffuso ma qui a Venezia con aspetti diversi: qui, a parte un breve periodo, non c'è stata nessuna grande libreria di catena che ha portato via i clienti alle piccole. A Mestre c'è la Feltrinelli e solo con bravura e determinazione si può resistere. Nelle grandi città italiane, Feltrinelli e Mondadori e altri grandi marchi editoriali, distributivi e librai hanno fatto chiudere molte piccole librerie. Qui a Venezia, questo fenomeno non c'è stato: le librerie hanno chiuso senza la presenza di grandi punti vendita.

Si dirà che nell'era del libro elettronico e di Amazon, le librerie sono comunque destinate a diventare un ricordo. Io non credo che il libro elettronico sostituirà del tutto il libro cartaceo, non è la stessa operazione di sostituzione fra vinile e cd. E non credo che comprare libri online sia necessario ma una semplice scelta individuale, la maggior parte delle volte non meditata e non motivata.
Si dirà che si legge sempre meno e che a Venezia siamo in pochi. Verissimo ma a Venezia arrivano, nel bene e nel male, decine di migliaia studenti e turisti e pendolari ogni giorno.

Quanto è stato fatto a Venezia, in questi anni, per aiutare le librerie?
Dal punto di vista dell'amministrazione comunale quello che è stato fatto è:
- inserire le librerie fra le aziende che potevano partecipare ad un bando per l'assegnazione di prestiti agevolati per l'innovazione
- permettere alle librerie di aprire un angolo bar caffè con delle limitazioni sulla superificie destinata alla somministrazione di cibi e bevande
- coinvolgere le librerie nelle attività della notte bianca di Ca' Foscari
Commento solo il secondo punto: per una libreria può essere un vantaggio, non solo economico, avere un angolo bar caffè al proprio interno e personalmente mi sono speso perchè la regolamentazione non avesse quelle limitazioni che altre corporazioni chiedevano. Però questo vantaggio lo si ottiene solo dopo un discreto investimento perchè l'apertura dell'angolo caffè è soggetta alle normative igienico sanitarie e se una libreria non ha le fosse se le deve fare. Per esempio, questo regolamento poteva essere utile alla libreria Goldoni, se avesse avuto voglia e possibilità di investire diverse decine di migliaia di euro per adeguare la libreria. Ma con quell'affitto o diventi a tutti gli effetti un bar oppure, se vuoi continuare ad essere libreria, non ce la fai.

Per usare un eufemismo, le azioni del Comune non sono sufficienti per incidere sulla situazione attuale delle librerie. Alcune richieste, che sarebbero state più simboliche ma senza una reale capacità di impedire una chiusura, come quella di diminuire o eliminare alcune imposte comunali, non sono state prese nemmeno in considerazione.

E' possibile pensare a regolamentazioni che vincolino certi immobili commerciali come destinazione d'uso, per esempio ad uso libreria? Non lo so ma penso che sia una strada in salita. Penso sarebbe molto più semplice se i due maggiori immobiliaristi di Venezia, Comune e Curia, mettessero a disposizione dei locali commerciali con destinazione d'uso vincolata e con restauri a carico della proprietà: questo potrebbe servire sia per le librerie che per altre attività commerciali. A Comune e Curia potrebbe aggiungersi anche qualche altro proprietario di fondi che voglia destinare una parte della sua proprietà immobiliare a questo scopo, con l'unico obiettivo di restituire alla città una parte di quello che Venezia gli fa guadagnare. Questo sarebbe utile sia per librerie esistenti che devono affrontare il caro affitti sia per librerie nuove che volessero aprire. A Parigi c'è una società mista pubblico-privato che acquista immobili commerciali e li affitta a prezzo calmierato alle attività di quartiere che si ritiene debbano essere salvaguardate. QUI ne avevo già parlato e si trovano i riferimenti. Potrebbe essere fatto anche a Venezia? Forse sì, sarebbe indispensabile però avere chiarezza di obiettivi, coerenza fra obiettivi e azioni e trasparenza sulle scelte, altrimenti i casi alla "Serra dei giardini" si moltiplicherebbero. E' una strada percorribile ma data la situazione economica, la situazione politica e il dinamismo di cui non sono affetti i nostri amministratori, prima di arrivare a questa soluzione mi sa che chiuderanno ancora alcune librerie (non scrivo molte perchè poche sono quelle rimaste).

Che soluzioni restano nell'immediato? L'unica soluzione che vedo è quella che passa attraverso la comunità: non il Comune come organo di gestione e amministrazione della cosa pubblica locale ma la comunità stessa, i tanti individui, enti , aziende che costituiscono questa città e che facciano propria la causa delle librerie (perchè di librerie qui sto parlando ma il ragionamento potrebbe valere per altre attività). Esistono esempi in questo senso anche da altre parti del mondo, comunità che "adottano" una libreria, che si autodisciplinano e preferiscono comprare nella "loro" libreria piuttosto che in un supermercato o su internet perchè pensano che quello che non risparmiano serve alla "loro" libreria per sopravvivere.
A chi adesso si lamenta dell'ennesima libreria che chiude, dico: guardatevi intorno, visitate le librerie della vostra città, imparate a conoscerle, a sapere cosa si trova in una e cosa si trova nell'altra e se volete acquistare un libro andate in libreria. A chi se la prende con la Venezia che diventa un unico tipo di negozio dico: difendete i negozi che vi stanno a cuore, che siano un ferramenta, un panificio o una libreria.
Ma la comunità di cittadini, oltre ad azioni singole, quotidiane e importanti, può anche essere chiamata ad azioni straordinarie per aiutare un'attività che ha valore per la comunità stessa. Perchè le librerie non sono dei librai che le gestiscono ma sono della comunità, come un monumento o un palazzo.













 









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