La Caduta di Giovanni Cocco

In due giorni l'ho letto. In realtà in due notti.

Avevo sentito Cocco a Fahrenheit. La sua voce mi era parsa più decisa dei suoi colleghi. Le sue idee più chiare. Quasi sprezzante alla fine, lui ha già scritto l'intero libro ma nessun editore in Italia pubblica quasi mille pagine (mi ricordo bene?) di un esordiente. La Caduta è solo la prima parte dell'intera opera.

Finito il libro l'ho lasciato lì, ho inziato qualcos'altro. Ho letto Genna per distrarmi. Per non scrivere subito.

Non sapevo, non so.

Ne ho parlato con altri.

Ho letto altre recensioni.

Non so ancora.

Il postmoderno può diventare di maniera? La caduta è "un esempio di postmodern novel in lingua italiana"  oppure è un libro alla maniera del postmodern?

Forse è la dichiarazione di intenti (L'avvertenza) e la spiegazione finale (La nota dell'autore) che mi sviano. Underworld non dichiara intenti. Underworld ti catapulta in un mondo che pagina dopo pagina inizi a conoscere, passo passo ti costruisci la sua geografia.

Il libro è bello. Che l'autore sia un esordiente lo si capisce solo perchè sulla terza di copertina è scritto "La Caduta è il suo primo romanzo".

Il mio capitolo preferito è "Carmine", quello dove succede di meno, quello più delilliano. Negli altri ho la sensazione di trovarmi sempre sulla cresta di un'onda enorme, pronto a venire giù con tutta la forza. Preferisco i movimenti minimi.

Leggetelo e ditemi cosa ne pensate.





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