Pazzi scatenati, usi e abusi dell'editoria di Federico di Vita

La copertina non lascia indifferenti. Non è una copertina rassicurante, non ci sono candidi visi di fanciulle in fiore. Io, da libraio, confesso di non sapere dove metterlo, il libro. Sono dibattuto perchè mi verrebbe da nasconderlo, mica alla vista dei clienti, per proteggere la mia di visione. Allora di solito lo metto un po' defilato, in vetrina di lato, sul tavolo delle novità non proprio davanti. E' probabile che Zizek abbia scritto "Trash sublime" dopo aver visto questa copertina. Da non perdere lo scambio di mail fra autore e editore sulla copertina, con un finale "mi piace perchè è una copertina dove regna il buon gusto e l'eleganza".
Però io anche li capisco, cioè capisco questa scelta della copertina. Perchè avere una copertina rassicurante, magari con qualche bella grafica, quando quello che c'è scritto dentro è urticante?
Il libro ci racconta, con un piglio decisamente umoristico per questioni di sopravvivenza (non nostra, dell'autore che scrive intingendo il metaforico pennino nel sangue e nel sudore della sua esperienza diretta), ci racconta gli "usi e abusi dell'editoria". Facciamo prima a dire a chi è rivolto questo libro. In ordine di apparizione ai tanti giovani e non più giovani che vogliono lavorare nel mondo dell'editoria, in qualsiasi ruolo: dallo scrittore all'editor, dal traduttore all'ufficio stampa. Il primo messaggio dell'autore è: state attenti, se vi va molto bene capiterete con editori poco pazzi, se vi va male con quelli pazzi veramente, con quelli che i soldi non ve li faranno mai vedere, di quelli che vi terrano in uno stage permanente.
Assolutamente da non perdere l'elenco (ahimè, vero) degli editori presenti alla fiera Più libri più liberi.
"Per prima cosa c'è da dire che in fiera ci sono quattro tipi di editori: una nicchia del 5 per cento fa libri normali che potrebbero interessare a qualcuno; poi un 50 per cento tratta di esoterismo, con titoli come Curarsi con le essenze di maggiorana e Il potere segreto delle tue mani. La terza categoria consta di un tizio sui trentacinque che ti spiega che lui ha fondato una casa editrice, la casa editrice ha pubblicato il suo libro, e questo parla di un giovane che cerca lavoro e intanto si innamora e poi però si lasciano. Il quarto gruppo è costituito dagli editori iperspecializzati con collane di centoquaranta titoli su come far crescere piante officinali in un ambiente chiuso, o trecentosettanta sulle meraviglie della costiera di fronte a Savona".

Anche il capitolo Poveracci che sfruttano, un collage di interviste a microeditori, è da leggere: mi è sembrato di ripercorrere esperienze analoghe da libraio di piccola libreria indipendente, con gli stessi problemi di crescita se non di sopravvivenza.
Il discorso non si limita a chi, pazzo abbastanza, ha l'idea di pubblicare un libro ma si estende ai pazzi di riflesso, quelli che lavorano per far arrivare i libri ai lettori. In "Pazzi scatenati" si trovano interviste a molti dei protagonisti della filiera del libro, dagli editori ai distributori, dal tipografo ai librai.
Le parti che io, da libraio, ho trovato più interessanti sono quelle dedicate alle librerie (ovviamente) e ai distributori: mitico il libraio che si lamenta che una volta l'80% del suo tempo era per i clienti e il 20% per gestire le novità (scelta e ordini), adesso il rapporto è invertito.
Leggendo queste interviste, fatte a diverse teste pensanti del medesimo ambiente, si evita di cadere nel pensiero unico: per esempio quanto raccontato dai diversi librai porta esperienze diverse, modi diversi per sopravvivere (o morire) in questo mondo. E' un libro molto consigliato a chi vuole veramente capire di più, a chi non si accontenta di comprare un libro ovunque ma vuole sapere che giro ha fatto quel libro, se arriva da un distributore, da un grossista, direttamente dall'editore, se è di proprietà del libraio o no. Leggetevi il capitolo sulla distribuzione, seguite il vorticoso giro dei libri, le rese, dal punto di vista dell'editore e del libraio: possono sembrare temi per addetti ai lavori, in realtà sono argomenti importanti per acquisti consapevoli, un modo per fare del fair trade anche con i libri. Il riordino delle Feltrinelli: un modo per capire il tempo di permanenza dei libri sugli scaffali. Il costo degli spazi nelle vetrine delle librerie di catena: quello che vedete non sono libri, è pubblicità. O la gestione delle rese fra editori e distributori: aumentare le quantità di libri pubblicati a puro scopo finanziario. Ci sono anche delle buone pratiche, descritte con il solito taglio caustico: la decrescita in editoria non convince l'autore ma ne vengono dati esempi e nomi di editori che la applicano.
Dal mio punto di vista, pur mettendomi volentieri nel novero dei pazzi, questo libro è una conferma che come libraio sto andando in una direzione condivisibile e profittevole (chiamarla "giusta" mi sembra esagerato): rapporto diretto con editori per motivi commerciali (maggiori sconti), di competenza (tempo per conoscere i libri) e di comunanza di ideali, utilizzo di grossisti per gli ordini dei clienti, riduzione al minimo della resa.


INSTAGRAM FEED

@lepancherosse.dellamarcopolo