Lo splendore casuale delle meduse di Judith Schalansky

In realtà il titolo del libro è "Der Hals der Giraffe" , il collo della giraffa, e rimane un mistero il motivo del cambio del titolo. Mi resta anche un dubbio su chi sia l'autore dei disegni che illustrano il libro, dovrebbero essere della scrittrice ma questo non lo trovo segnato sul colophon del libro.
Questi sono i due unici punti di domanda del libro, per il resto sono sicuro: il libro è notevole.
Seguiamo lungo il corso di un anno scolastico Inge Lohmark, professoressa di biologia con trenta anni di insegnamento, in una scuola secondaria di una piccola città della Pomerania, ex DDR. Raccontato dalla protagonista in prima persona, vediamo la sua classe, i pochi ragazzi che ancora frequentano la scuola, i colleghi, la scuola stessa destinata alla chiusura per mancanza di allievi, la sua famiglia dispersa, marito preso dal suo allevamento di struzzi e figlia grande in America senza alcuna voglia di tornare.
La biologia non è solo la sua materia è la lente da cui osserva il mondo, quello piccolo, la sua classe, i suoi allievi, quello grande, la riunificazione delle due Germanie, il destino dell'umanità. Partendo dal progressivo spopolamento della Pomerania a favore di altre regioni tedesche, ecco a che ragionamenti arriva:
Realizzazione di spazi verdi? Faticoso rimboscimento? Qui era all'opera una forza più grande! Nessuno poteva fermarla. Un giorno, già tra un paio di secoli, qui ci sarebbe stato un imponente bosco misto. E di tutti gli edifici al massimo sarebbe rimasta la chiesa, erosa, uno scheletro di mattoni, una rovina nel bosco, come un dipinto. Magnifico. Bisognava pensare in grande, andare oltre la striminzita misura umana. Cos'è il tempo? La peste, la Guerra dei Trent'anni, l'ominazione, il primo fuOco nelle caverne degli ominidi? Tutto questo è lontano solo un battito di ciglia. L'uomo è un evento fugace a base di proteine. Un animale piuttosto stupefacente, bisognava ammetterlo, che ha infestato questo pianeta per Un breve periodo e che alla fine, proprio come altri esseri misteriosi, scomparirà. Decomposto da vermi, funghi e microbi. Oppure sepolto sotto uno spesso strato di sedimenti. Un buffo fossile. Mai più riportato alla luce. Le piante invece restano. Esistono da prima di noi e ci sopravvivranno. Quel luogo era soltanto una città in declino, la produzione era sospesa da tempo, ma i veri produttori erano già all'opera. Non il degrado avrebbe colpito quel luogo, ma il ritorno al puro stato selvaggio. Un processo di incorporazione lussureggiante, una rivoluzione pacifica. Paesaggi in fiore.

Da questo piccolo brano si vede una delle note più piacevoli di questo libro, lo stile di scrittura, il modo di riportare i pensieri di Inge, piccole frasi sincopate, in un alternarsi continuo di situazioni, piccoli pensieri che per un po' si riferiscono al presente, a quello che in quel momento Inge vive (la classe durante la lezione, discussione con i colleghi in sala professori, le due parole con il vicino al ritorno a casa) e poi all'improvviso passano ad altro, ad un passato più o meno remoto, la figlia, una relazione extraconiugale, il marito, la sua infanzia. E' molto brava Schalansky a rendere credibile questo flusso di pensieri, ad eliminare qualsiasi spiegazione aggiuntiva, a compenetrarlo con questa ossessione della biologia.

Ogni incontro fra genitori e insegnanti era un'occasione per manifestare. La prima legge dell'ereditarietà: se i figli sono terribili, i genitori sono ancoa peggio. Le caratteristiche latenti e ancora innocue nei loro discendenti, negli adulti sono pienamente sviluppate. La madre nevrotica di Tabea. Ovviamente single. Sembrava che l'avesse morsa una tarantola. Ti interrompeva sempre. Ogni bambino è un individuo speciale, affermava, soprattutto il suo. Cosa non diceva! Il penoso tentativo di valorizzare la propria vita buttata attraverso una prole un po' meno fallimentare. Fuga in avanti. La figlia era il suo investimento.Il patrimonio genetico come unico investimento per il futuro. La speranza che i propri geni, uniti in una nuova combinazione, potessero alla fine dimostrarsi proficui e che il successo di quella mescolanza premiasse retroattivamente il portatore dell'informazione genetica. Soprattutto se l'altra matrice se l'era data a gambe.

Inge Lohmarck non è simpatica, è una professoressa severa, una collega non accomodante, una moglie che non parla e una madre senza affetto. Difficile appassionarsi e immedesimarsi in un personaggio del genere, difficile seguirla nelle sue tirate biologiche darwiniste, alcune sono divertenti per il sarcasmo che usa, altre sono irritanti per il suo "biologicamente" scorretto usato al posto del politicamente corretto. Eppure, piano piano, Inge Lohmarck si rivela per quello che in realtà è, una persona debole, bisognosa di affetto come tutti, che ha usato l'insegnamento e la biologia come scudo verso un mondo che non è riuscita a comprendere, un'ansia di controllo, della vita, degli altri, che compensi la mancanza.
Un suo pensiero sulla famiglia, sulla sua famiglia con lei bambina:
Tutti gli esseri sono imparentati tra loro. Nascendo si finisce in una trappola da cui nessuno può scappare. Siamo tutti creature con un padre e una madre. Due persone in balia delle quali ci tocca vivere per anni. Dipendenza causata da una conmtinua privazioine della libertà. Il silenzio dei sonnellini pomeridiani sotto gli occhi della lepre di Durer. Le sue lunghe vibrisse, la finestra riflessa nella sua pupilla nera. Le zampe unite, come stesse per balzare in avanti. A un certo punto sopraggiungeva l'abitudine, che facilmente si scambiava per vicinanza. La pellicola disgustosa che si formava sul latte scaldato. La sindrome di Stoccolmsa. E l'unica cosa che ti lasciavano era il patrimonio genetico.

Le crepe nella sua vita si fanno sempre più evidenti, anche a lei: la figlia che non ha nessuna voglia di tornare in Germania da sua madre, la figlia che non vuole più parlare con lei. Questo è il suo più grande cruccio che tutta la sua biologia non placa nè spiega. La sua passione per una ragazzina della sua classe, una passione che non si può rivelare, anche qui la biologia è impotente.

Questo libro ci parla di una storia universale, l'arrivo dell'essere umano al tramonto della propria esistenza, il dover far i conti con la propria vita, il crollo, ma Schalansky lo fa in modo originale, per la scrittura e per l'ambientazione.

Questo è il secondo romanzo di Nottetempo, dopo  Guida il tuo carro sulle ossa dei morti di Olga Tokarczuk, che sembra voler iniziare una nuova collana: scrittrici, sconosciute in Italia, donne protagoniste, la natura coprotagonista. Complimenti all'editore.


Lo splendore casuale delle meduse
Judith Schalansky
Edizioni Nottetempo
traduzione Flavia Pantanella



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