Giardini, paesaggio e genio naturale di Gilles Clément

L'Internet biologico funziona dalla notte dei tempi. 
Alla fine del XIX secolo siamo entrati nell'Antropocene. 
Fare il più possibile con, il meno possibile contro.
Che città sarebbe una città riciclabile?
Produrre sempre meno rifiuti, questo è il potere del cittadino, il potere del boicottaggio e della libera scelta.
A una pianta non si può far bere più acqua di quanta ne possa assorbire, poichè si rischierebbe di affogarla.
Il seme trattiene il tempo.
Invito dunque i perdigiorno, i presunti inutili, i lenti, i sinistrati della velocità a costruire il progetto di domani. Abbiamo bisogno della loro resistenza alla risposta immediata.

Gilles Clément ha le idee molto chiare e, se non riesce a far diventare le nostre altrattanto limpide, sicuramente un po' di dubbi ce li fa venire, tanti almeno quante le questioni che (si) pone.
Le frasi che seguono sono estratte dalla lezione inaugurale del Corso di Création artistique, da lui tenuta il primo dicembre 2011 al Collège de France. QUI il video.
Verso un «giardino planetrario»
Dalla notte dei tempi, il giardiniere non ha mai smesso di svolgere le tre funzioni del suo lavoro d'eccellenza:
- l'organizzazione dello spazio;
- la produzione;
- la manutenzione nel corso del tempo.
Fin dall'inizio del XXI secolo, il giardiniere era l'architetto del giardino, colui che fornisce i fiori, i frutti, le verdure, colui che taglia, pota, rastrella, innaffia e concima... Eccolo ora improvvisamente promosso a responsabile del vivente, garante di una diversità da cui dipende l'intera umanità. Nessuno è preparato per un tale ruolo. Il giardino di oggi, e a fortiori quello di domani, deve integrare questa pratica di esplorazione - proteggere la vita -, altrimenti mette in pericolo il giardiniere. 
Ma chi è il giardiniere di questo giardino?
È qui che avviene il grande rivolgimento, quello attraverso il quale i passeggeri della Terra, che siano o meno d'accordo con le teorie del cambiamento annunziato, non occupano più il territorio limitandosi ad annullarlo e a sfruttarlo brutalmente, bensì ne divengono i giardinieri.
Poichè si tratta della vita, il giardiniere di quel giardino si trasforma in un popolo. Che lo si voglia o no, il giardino rimanda al pianeta. Se, nella sua configurazione iniziale, esso non ha mai smesso di accogliere le specie venute da tutto il mondo - e di costituire in tal modo un indice planetario -, eccolo ormai ecologicamente connesso allo spazio vicino, il quale è a sua volta connesso a un altro più lontano, e così via, fino a fare il giro della Terra. Il giardino di oggi non riesce a contenersi entro il tradizionale recinto, anzi, constringe tutto il vicinato alla condivisione. Gli insetti, gli uccelli, l'ossigeno e l'acqua non conoscono altro contenitore che la superficie della Terra e lo spessore della biosfera: valicano le barriere istituzionali. Qualsiasi recinzione interna al giardino planetraio rientra nel campo dell'illusione ed è riconducibile a un'arcaica visione del dominio del vivente.
Tuttavia, i limiti del giardino planetario esistono eccome, e sono i limiti stessi della biosfera, dalla sommità della troposfera ai primi strati della litosfera. Così inteso, il pianeta rientra perfettamente nelle definizioni di giardino: siamo infatti in uno spazio chiuso comune. Siamo dunque in un paradiso?
All'interno di tali limiti, nel cuore animato della biosfera, là dove si sviluppano i microrganismi, dove si muovono gli animali e gli esseri umani, solo la condivisione è possibile. Null'altro. A titolo d'esempio, condividiamo l'aria carica dell'ossigeno prodotto dagli oceani e dalle foreste. Tutto è condivisione. Condivisione obbligatoria, per le evidenti ragioni legate alla finitezza. La condivisione si accompagna al riciclaggio di ogni cosa, anch'esso resosi obbligatorio in un sistema che deve essere considerato unico e chiuso.
Ecco perchè i processi di appropriazione del bene comune messi in campo dalle potenti multinazionali - la scomposizione e la mercificazione del vivente, ad esempio -, nella meccanica di condivisione di quel bene comune che è la natura, agiscono in senso contrario all'equità. L'intero modello economico sul quale riposano le nostre società si contrappone frontalmente al giardino planetario, non solo danneggiando gli equilibri dell'equa condivisione dei beni comuni, ma anche alterando le capacità biologiche del giardino stesso, minacciando così la vita sulla Terra. In quel giardino, il giardiniere ha urgente bisogno di un assistente preparato e insieme sognatore: di un nuovo economista.
 


Giardini, paesaggio e genio naturale
Gilles Clément
Quodlibet
traduzione di Giuseppe Lucchesini 


courtesy by Sabina Rizzardi






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