L'ultima conversazione di Roberto Bolaño

Dopo la lettura di 2666 , questo piccolo libro edito da SUR può dare qualche informazione in più sull'autore, su Roberto Bolaño.
Il libro raccoglie alcune interviste compresa l'ultima rilasciata nel luglio del 2003, pochi giorni prima che morisse.

E' un Bolaño in parte privato e in parte pubblico, la sua vita, il suo passato, il suo rapporto con gli altri scrittori.

Quello che mi rimane è il pezzo in cui parla del figlio, ma parte da lontano, dalla lettura e dal suo di padre. E' un pezzo che mette a nudo tre generazioni, suo padre, lui e suo figlio con una chiarezza accecante.
Ero un bambino, un adolescente molto sensibile. Mio padre non ha fatto solo il camionista: è stato anche campione dei pesi massimi del Cile meridionale come pugile professionista. Davanti a quell'uomo non avevi scelta: o eri più forte di lui o passavi direttamente all'omosessualità. Se fosse dipeso da me, sarei passato direttamente all'omosessualità, che mi sembra un magnifico sbocco estetico, ma non era nella mia natura, sono eterosessuale . A quel punto mi restavano solo il cinema e i libri, e in sostanza da bambino mi sono dedicato a guardare un sacco di film e a leggere un sacco di libri, e a cercare di uccidere mio padre, è chiaro. Mio padre, naturalmente, mi ha sempre voluto un gran bene, come ogni padre. Ora mio figlio cerca di ammazzare me. E io sono il primo a dirgli: ammazzami, figliolo, ecco qua il collo. E' come la storiella della madre ebrea: il figlio, in una notte di follia, le taglia la testa, poi fugge e inciampa, e appena inciampa, la testa della madre che lui stringe ancora in mano gli dice: figliolo, ti sei fatto male? L'amore di un padre per il figlio è uguale, e io suppongo che mio padre, nella sua brutalità e nel suo coraggio, perchè è un uomo molto coraggioso, mi volesse bene come io voglio bene a mio figlio. [...] L'unica cosa certa è che un padre deve essere disposto a farsi sputare in faccia ogni volta che vuole il figlio. E anche così non pagherà nemmeno la decima parte di quello che dovrebbe pagare, perchè il figlio non gli ha chiesto di nascere. Se hai messo al mondo un ragazzino, il minimo che puoi fare è sopportare qualsiasi suo insulto.

Poi mi rimane la sua capacità di distinguere, ci sono scrittori e ci sono scribacchini.

L'ultima cosa che questo libro mi regala è la sua passione per la lettura. Senza questa passione coltivata per decenni non si potrebbero spiegare alcuni passaggi di 2666, alcune tirate sulla bellezza della lettura o il vecchio scrittore tedesco che affitta la macchina da scrivere perchè ha capito che non potrà scrivere un capolavoro.
Poi, dopo la lettura, ti viene l'amarezza: quello che Bolaño considera il miglior poeta cileno (leggetevi quello che dice di Neruda), Nicanor Parra, ha una sola edizione in Italia e non fra le più vendute. Un libro che considera un capolavoro, Tre tristi tigri di Cabrera Infante, è fuori catalogo. Ma anche i libri dello stesso Bolaño non si trovano: ci sono quelli postumi, 2666 o Il terzo reich, ma I detective selvaggi o Letteratura nazista in America sono scomparsi: risultano ancora editi da Sellerio ma da mesi non ci sono copie, da mesi mando via clienti senza il libro che vogliono
E allora mi viene in  mente sempre il vecchio scrittore tedesco che affitta la sua macchina da scrivere ad Arcimboldi e gli spiega la sua teoria sulla letteratura minore, che non esiste in quanto tale ma solo per nascondere i veri capolavori: qui in Italia anche gli editori cercano di "nascondere" i capolavori semplicemente non pubblicandoli.

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