Achab o Ismaele?

Varie volte avevo iniziato Moby Dick ma poco dopo la partenza del Pequod la lettura si interrompeva. L'ho ripreso a leggere, forzandomi quando avrei avuto ancora voglia di chiudere e passare ad altro.
E poi ho capito cosa non mi faceva andare avanti, qual era l'ostacolo: il capitano Achab.
Il personaggio di Achab all'inizio del libro non ha nei miei confronti nessun fascino anzi mi respinge.

E l'ho capito perchè invece il mio eroe è Ismaele: dopo la prima sua uscita con la lancia a caccia di balene, torna a bordo del Pequod e fa testamento. Questo è il suo racconto:
Può sembrare strano che proprio i marinai si mettano a perdere tempo con ultime volontà e testamenti, ma non c'è gente al mondo più ghiotta di questo diversivo. Era la quarta volta nella mia vita di navigante che facevo la stessa cosa. Conclusasi ancora una volta la cerimonia, mi sentii meglio assai: mi ero levato  una pietra dal cuore. Per giunta, tutti i giorni che ora riuscivo a campare sarebbero stati belli come i giorni che Lazzaro visse dopo la sua resurrezione: un profitto netto supplementare di tanti mesi o settimane come che capitasse. Sopravvivevo a me stesso: la mia morte e il mio funerale stavano chiusi nella cesta. Mi guardavo attorno tranquillo e soddisfatto, come un fantasma pacioso dalla coscienza pulita che siede dietro le sbarre di una comoda cripta di famiglia.
E allora, pensai rimboccandomi senza rendermene conto le maniche del maglione, vada per un buon tuffo calmo e fresco nella morte e nella distruzione. E il diavolo si porti chi resta ultimo.
pp 212-213

Di Achab, poche pagine prima, Melville ci dice:
Dio ti aiuti, vecchio. I tuoi pensieri hanno creato dentro di te una creatura; e all'uomo che a forza di pensare si trasforma in un Prometeo, un avvoltoio divora il cuore per sempre. Un avvoltoio che è la stessa creatura che egli crea.
p 189

Per mia fortuna questa volta ho resistito, non ho abbandonato la lettura. Poi, arrivato alla metà del libro le cose sono cambiate, non riuscivo più a fermarmi, ogni momento libero era buono per continuare la lettura, ho letto alcune scene di caccia alla balena anche a mia figlia cinquenne al posto della storiella della buona notte (Papà, perchè  lui caccia la balena?).

Per mia fortuna, perchè altrimenti non sarei mai arrivato a vedere l'altra parte di Achab, la parte umana.
Poco prima che inizi la caccia a Moby Dick, il secondo Starbuck si rivolge al capitano Achab così:
Oh, my Captain! my Captain! noble soul! grand old heart, after all! why should any one give chase to that hated fish! Away with me! let us fly these deadly waters! let us home! Wife and child, too, are Starbuck's
Oh capitano! Mio capitano! Cuore nobile, vecchio cuore grande dopo tutto! Perchè si deve dare la caccia a quel pesce odioso? Torna via con me! Usciamo da queste acque di morte! Torniamo a casa! Anche Starbuck ha una moglie e un figlio.
p. 475

E Starbuck gli può parlare così solo perchè Achab, per quanto fissato nella sua caccia, per quanto pazzo per Moby Dick, a un certo punto si ferma e guarda alla sua vita, ai suoi quarant'anni passati sulle baleniere e si domanda:
Perchè questo strazio? perchè sfinire, perchè paralizzare questo braccio col remo, col rampone, con la lancia? Che ci ha guadagnato Achab? Cos'è che gli resta?
p. 474 

Questa sua debolezza che lo fa tentennare solo un attimo per poi riprendere la caccia, deciso e sordo a tutte le parole di Starbuck, lo rende così umano e allo stesso tempo tragico, un  cuore nobile. Grande Achab!

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Fra i tanti passi che ho segnato leggendo questo libro, eccone uno dedicato a tutti quelli che continuano a mangiare carne come se nulla fosse:
Go to the meat market of a Saturday night and see the crowds of live bipeds staring up at the long rows of dead quadrupeds. Does not that sight take a tooth out of the cannibal's jaw? Cannibals? who is not a cannibal? I tell you it will be more tolerable for the Fejee that salted down a lean missionary in his cellar against a coming famine; it will be more tolerable for that provident Fejee, I say, in the day of judgement, than for thee, civilized and enlightened gourmand, who naliest geese to the ground and feistiest on their bloated livers in thy paté-de-foie-gras
Andate al mercato delle carni la sera del sabato e guardate le folle di bipedi vivi che stanno a fissare le lunghe file di quadrupedi morti. Non è uno spettacolo da far cadere i denti a un cannibale? Cannibale? Chi non è un cannibale? Vi assicuro che se la caverà meglio un figiano che abbia messo sotto sale in cantina un missionario magro, per far fronte al pericolo di una carestia; se la caverà meglio quel previdente figiano, dico, nel giorno del giudizio, che non tu, ghiottone incivilito e illuminato che inchiodi per terra le oche, e banchetti coi loro fegati gonfi nel tuo paté de fois gras.
pp 275-276

tutti i brani in italiano e i numeri di pagina sono relativi alla edizione Garzanti del 1993, traduzione di Nemi D'Agostino.






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