Urbino, Nebraska di Alessio Torino

Variazioni di Goldberg. Non sapevo come iniziare a parlare di questo libro di Alesio Torino e mi è venuta in soccorso la musica, anche perchè di musica è pieno questo libro, musica classica per giovani come l'album Nebraska di Springsteen.
Variazioni, dicevo, perchè sono quattro le parti del libro, la prima, la più lunga dedicata a Zena, la seconda più corta, a Nicola, e poi, in decrescendo di lunghezza, c'è Mattia e per ultimo Federico. Quattro giovani, quattro storie.
In comune hanno tanto: sono tutti di Urbino, questa città del centro Italia dove l'autore è nato e lavora. Non è il posto che si adatta o meno a una storia, è la capacità di chi scrive di ospitare la vita dei suoi personaggi da qualche parte e Alessio Torino ci riesce.
I quattro, Zena, Nicola, Mattia e Federico, hanno in comune una storia di due sorelle, Ester e Bianca, morte di overdose anni prima dello svolgersi delle quattro storie ma che, con la loro morte, hanno segnato varie generazioni di urbinati, quella dei genitori, dei figli e dei nipoti.
Ester e Bianca sono le figlie di Dorina, la vecchia ormai andata con la testa che abita di fronte all'appartamento dove Zena vive con i genitori e un fratello.
Ester e Bianca sono le cugine grandi di Nicola.
Ester e Bianca sono le protagoniste di un romanzo che Jaco, amico di Mattia, non scriverà mai.
Ester e Bianca sono state trovate morte sulla panchina dal nonno di Federico.

Ma Zena, Nicola, Mattia e Federico hanno qualcosa di più in comune: sono tutti in un particolare momento della vita, quando uno si domanda "ma che ci faccio io qui?" e qui non è Urbino, è il mondo, la vita. Quale senso abbia questa vita, per cosa siamo nati, cosa ci può finalmente farci sentire "pieni".
Per Zena i primi sintomi di disagio sono interpretati come rifiuto di una facoltà, economia, che non le interessa. Ma quando, dopo aver cambiato ed essersi iscritta ad archeologia, dopo aver capito che questa era la facoltà che voleva, le materie che voleva studiare, dopo aver visto che questo passaggio non le aveva causato alcun problema in famiglia, il disagio invece di scemare aumenta e Zena si sente mancare.

Per Nicola è diverso. Alla sua domanda ha dato la sua personale risposta e ha deciso di farsi frate. E così è come se il disagio del non aver risposte lo avesse trasmesso a tutte le persone a lui vicine, genitori e amici che non sanno darsi nè una ragione nè pace per la sua scelta.

Per Mattia il momento è ancora diverso: non è all'inizio, come per Zena, non ha già trovato, come Nicola, ma è quando forse è troppo tardi. Mattia è scappato da Urbino, dalla sua famiglia. E' un professionista affermato, vince premi, guadagna bene, nella sua bella casa di Vienna ha moglie e due figli. Epure vorrebbe morire per non sentire più.

Federico, infine, è piccolo, non sa ancora nulla, non è ancora arrivato alla domanda ma forse ha già la risposta.

Quattro variazioni sullo stesso tema, il momento in cui ci si pone la domanda sul senso della propria vita, una vita che può finire in una notte su una panchina nel parco della Fortezza di Urbino come è stato per Ester e Bianca.

Questa è la storia o, meglio, le storie. Poi c'è la scrittura.
C'è Urbino, ambientazione di vite e omaggio dell'autore, ma c'è anche una Urbino che Zena scopre un po' alla volta: la descrizione dettagliata di quello che le sta intorno è l'epifania  di un paesaggio che prima non notava, la metafora del fatto che lei sta aprendo gli occhi alla vita e non sa se le piace anche lei è tentata di "fare l'apnea dentro la propria vita".
C'è la delicatezza, l'empatia con questi quattro ragazzi, quattro facce che potrebbero essere quelle nostre, dei nostri amici, dei nostri figli, persone normali, che da fuori pensi di conoscere ma che solo uno scrittore ci può, con i suoi poteri quasi magici, svelare e anche senza capirli ti rendi conto che mentre leggi sei lì che vibri  alla loro stessa frequenza.


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