Il padre infedele di Antonio Scurati

Benvenuti nell'album di famiglia di Glauco, il protagonista del libro, che ovviamente nulla ha a che fare con lo scrittore. Glauco ci porta a vedere il suo album di foto di famiglia, da quando conosce Giulia, sua moglie,  fino ai tre anni di vita di sua figlia.
C'è a chi piace vedere gli album (o i filmini delle vacanze) e a chi no.
Ad ogni capitolo Glauco non si limita a farci vedere la foto, a descriverla ma ci racconta tutto, quello che non si vede, i suoi pensieri, i suoi ragionamenti, le sue considerazioni sul mondo con lo stile tipico di Scurati ( ma sono i pensieri di Glauco, è lui il quarantenne saturnino, non Scurati anche se, guarda caso, ha anche lui la stessa età e anche altre similitudini...).
Qui si parla di famiglia, di paternità, del modo di oggi di diventare e essere padre. E' un'esperienza singola di rapporto padre-figlia con madre in sovrappiù che vorrebbe essere paradigma del rapporto nella nostra epoca in questa parte di mondo.

Io sono grato allo scrittore che ci fa vedere in modo diverso quello che ogni giorno facciamo, che riempie di senso il nostro quotidiano, che sa darci una nuova chiave, una nuova prospettiva sulla nostra vita vissuta e da vivere fino a quando arriverà il nostro momento.
Ecco dove Scurati riesce ad essere uno scrittore così:
Bisogna per forza passare attraverso il tedio di sé, se si vogliono raggiungere certi risultati.
E' vero, concordo. Vale anche per i libri.

oppure qui:

Ricordo con gioia i pomeriggi in cui mi sedevo mia figlia sulle ginocchia perché lei m'insegnasse a morire. [...] una figlia femmina che somigli fortemente a suo padre è un dono meraviglioso del fato. Ancor più della donna amata, è l'immagine pura della morte.

È una rivelazione e lo dice molto bene; se potessi incontrare Glauco gli direi però che deve andare oltre, arrivare alla conclusione, l'unica possibile dopo aver capito questo: alla morte bisogna prepararsi, soprattutto se ti si para davanti, se te ne rendi conto, se non hai più l'età che puoi fregartene e nemmeno quella in cui la morte è una compagnia quotidiana.

Se potessi incontrare Glauco gli direi anche altre cose: io sono uno dei nazisti del sonno, come chiama quelli che seguono il metodo del libro Fate la nanna. E quando dice: "se mia figlia piange vuol dire che soffre, e se soffre io porrò fine al suo patimento", lo compatisco un po', quando sarà perso di fronte ad ogni pianto, per qualsiasi motivo, di sua figlia, fino a quando dovrà dire no, basta.


PS per Bompiani: la copertina mi ricorda la stagione d'oro dell'Espresso, il settimanale: qualsiasi articolo fosse gridato nel titolo, in copertina c'era la foto di una donna nuda. Che senso ha mettere una donna nuda seduta su una poltrona rossa che guarda la finestra? Oltre a quello di attirare clienti con l'ambo infedele/donna nuda?


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