LA BIBLIOTECA DI GOULD. Una collezione molto particolare di Bernard Quiriny

I libri. Che noia. E dire che girava voce di un bibliotecario, un tale Gould, che aveva dedicato un'intera sezione dei suoi scaffali ai libri più noiosi della storia, come se ve ne fossero di non noiosi!

A consigliare, suo malgrado, la lettura de “La biblioteca di Gould” è stato Antonio Torrecamonica, il libraio col riporto agghiacciante, di Daniele Zito. Completamente all'opposto, dandy raffinato e padrone di ogni propria scelta, è Pierre Gould, il bibliotecario al centro di questa collezione molto particolare. A raccontarci la storia della sua biblioteca privata è un amico. Noi siamo occhi e orecchie di quell'amico, ogni volta che visita questa raccolta di libri straordinari e ogni volta che ascolta i suoi racconti di viaggio in alcune città del mondo, ugualmente incredibili. Tra le doti di Gould c'è il fiuto per i capolavori:

L'infallibile fiuto di Gould. Una scena molto familiare agli amici di Gould: passeggi con lui e a un certo punto, di botto, si ferma, come inebetito. Impone il silenzio e si mette ad annusare tutt'intorno con il naso per aria, con l'aspetto comico di un segugio. Dopo qualche secondo arriva il verdetto: o è una falsa pista e quindi riprende la passeggiata, deluso, oppure si illumina, punta un indice verso il cielo ed esclama: «C'è della letteratura nei paraggi!».

Come vuole il clima di tutto il libro, si viaggia, o si ritorna, verso il Caos. Se fossimo in una biblioteca ci sarebbero tre settori principali. Il primo è “Una collezione molto particolarie” in cui i protagonisti sono libri e scrittori. Per esempio:

In questa sezione» dice Gould «ho riunito una serie di libri che hanno salvato delle vite. Non è cosa da poco, deve riconoscerlo. Conferiamo medaglie a chi si tuffa in acqua per salvare dall’annegamento dei poveri sventurati, ma non tributiamo alcun riconoscimento ai libri che compiono azioni del tutto analoghe. E io, a modo mio, cerco di porre rimedio a questa ingiustizia.
[…] Qui c'è anche il primo romanzo di Enrique Vila-Matas, L'assassina letterata. Tema: un libro che uccide i suoi lettori.
Il secondo è “La nostra epoca”, con al centro costumi postpostpostpostmoderni, come quello di cambiare nome come ci si cambia d'abito e quello di scambiarsi il corpo quando ci si ama.

L'ultimo settore è “Dieci città”. La terza, per esempio, è Oromé. Gli abitanti di Oromé lasciano che la città, come tutti gli esseri viventi, viva e muoia. E non fanno nulla per ostacolare questo processo naturale. Pare che la città sia loro riconoscente.

Un paio di righe le riservo a Lorenza Di Lella e Giuseppe Girimonti Greco, i traduttori de La biblioteca di Gould. La loro traduzione dà origine a fenomeni acustici particolarmente piacevoli.
courtesy by Sabina Rizzardi



INSTAGRAM FEED

@lepancherosse.dellamarcopolo