UN TIPO A POSTO di Miriam Toews

Il mondo è abbastanza largo da essere anche gaio.

In “Un tipo a posto” c'è la bambina col nome più gioioso di tutti, S.F. ovvero Summer Feelin'. Quando qualcosa la conquista, comincia a muovere le braccia come le pale di un elicottero. E, come lei, mi esalto anch'io, perché ho appena scoperto la scrittrice Miriam Toews. Il nome della bambina esprime anche la sensazione che mi ha accompagnato leggendo il libro, quella, cioè, che può dare il tepore di un sole ritrovato, in un posto dove fa molto freddo.

[...] S.F. se ne stette lì, il capo reclinato all'indietro, la bocca aperta, a far vorticare le braccia proprio come se stesse per levarsi da terra. Anche Knute [la madre] era esaltata. Il mondo si rivela pieno di possibilità nell'istante preciso in cui, nel Manitoba, ci si toglie i giacconi invernali per la prima volta.

Algren, una città del Canada, una città piccola, la più piccola, 1500 abitanti, né uno in più, né uno in meno per rimanere tale e ricevere il premio il primo di luglio, durante la festa nazionale, direttamente dal primo ministro. Dopo quella data il mondo può ricominciare a muoversi: i bimbi possono nascere, i vecchi morire, le famiglie ricongiungersi, chi desidera può andarsene, rompere quell'equilibrio, venire ad abitare in città. Colui che sorveglia questo numero perfetto, registrando ogni entrata e uscita sul proprio brogliaccio arancio, è Hosea Funk, il sindaco di Algren. Hosea è disposto a tutto per fregiarsi di quella riconoscenza, persino rimandare la convivenza con Lorna, la donna che ama, e per fare in modo che la sua città non venga ricordata solo come luogo d'origine di un tipo di blatta. In punto di morte sua madre Euphemia Funk, gli rivela la verità (?) sul padre; Hosea, infatti, è cresciuto orfano di padre e la storia sulla sua nascita rimane oscura per un po' di tempo. È per quella rivelazione che non lo abbandona mai, e per la blatta, che Algren deve aggiudicarsi il titolo di città più piccola del Canada. Nemmeno le fantasie sessuali di Hosea potevano reggere il confronto con il suo sogno di incontrare il primo ministro e portare Algren sotto i riflettori del mondo.

La storia è davvero molto divertente, e far ridere non è affare semplice; la scrittura è attenta ai dettagli, come quella del cuscino d'erba. Quando il sindaco Hoesa era piccolo, ad un certo punto, dopo un litigio con la famiglia, lui e la madre Euphemia, se ne vanno di casa, a piedi. Lungo la via si fermano, attraversano il fosso sul ciglio della strada e si siedono sull'erba:

Hosea” disse Euphemia.
“Cosa?”disse Hosea.
“Tu sei davvero nato da me, da dentro di me, dalla mia pancia”.
Oh” disse Hosea. Strappò un po' d'erba e cominciò a farne un mucchietto.
Sono tua madre, Hosea, la tua vera madre naturale”.
Hosea alzò brevemente lo sguardo verso di lei, sorrise e annuì.
“Un papà ce l'ho?”
È un cowboy”.
“Dov'è?”
“Be', immagino che sia in giro. I cowboy non stanno mai fermi nello stesso posto, Hose”.
Bene” disse Hosea. Gettò un filo d'erba sul grembo di Euphemia. E poi un altro e un altro ancora fino a che non si fece un cuscino, ci appoggiò sopra il capo e si appisolò.

Le cose tipiche. Le cose assolutamente tipiche, insomma. Di alcuni di questi 1500 abitanti, dei più “ballerini”, di coloro che oltrepassano i “confini” come stessero saltando alla corda, e i cui movimenti procurano ansia al sindaco Hosea, veniamo a conoscere le storie, e sono tutte storie di andate e ritorni. Tra di loro c'è anche un cane nero bandito, comparso all'improvviso, che fa quello che gli pare in giro per la città. Per sua fortuna, quella del sindaco, la sua presenza non fa numero nel fatidico conteggio! I numeri torneranno il primo di luglio?

I nomi dei personaggi del libro meritano di soffermarsi. La loro scelta è sempre accompagnata da aneddoti esilaranti, da fermarsi e ridere da soli, che è tra le cose più belle. Per esempio una delle storie è quella di Veronica Epp, che dà alla luce tre gemelli:

«Allora Veronica ha detto che, considerata tutta la fatica che ha dovuto fare per avere questi tre bambini, le sarebbe spettato come minimo il diritto di dare il nome a uno dei tre. Cosa che a me pare sensata, no? ma sai com'è, Gord, suo marito, è sempre lui a dare i nomi ai figli, è fatto così, quello. E a lui piacciono nomi come Ed e Chuck e Dirk e Todd, sai tutti nomi che sembrano scoregge. [...]».

courtesy by Sabina Rizzardi









INSTAGRAM FEED

@lepancherosse.dellamarcopolo