Il corvo di Kader Abdolah

Sono sempre affascinato dai libri dove uno scrittore mette a nudo le motivazioni allo scrivere, cosa lo ha portato a diventare quello che è.
In questo piccolo libro, "Il corvo", Kader Abdolah racconta la storia di un giovane iraniano che vive la sua infanzia e adolescenza durante l'epoca dello scià, è un giovane comunista quando torna Khomeini e decide di emigrare: il suo viaggio terminerà in Olanda dove diventerà un sensale di caffè ma non abbandonerà mai la voglia di scrivere, per di più nella lingua del paese che lo ospita. Io l'ho letto come un'autobiografia e mi interessano poco le discrepanze fra la vera vita di Abdolah e quella del protagonista del libro.

Mi interessano i cardini di questa storia, che sono gli stessi che ha vissuto l'autore: l'inizio dello scrivere, volutamente non dico carriera da scrittore perchè non si può considerare tale, solo un modo di vivere:

- Se vuoi pubblicherò il tuo libro in forma clandestina. Non posso prometterti un compenso e una volta che mi avrai consegnato il manoscritto non ci vedremo più. Tu non  i conosci, io non ti conosco. D'accordo?
Erano gli anni della rivoluzione e della guerra, gli anni in cui da un momento all'altro la tua amata diventava la donna di un altro. Dovevo decidere in fretta. - D'accordo, risposi.

Poi è istruttivo e allo stesso tempo straziante la descrizione del suo viaggio: se ne va dall'Iran degli ayatollah e, da buon comunista, cerca esilio in URSS passando per Istanbul. Peccato che il suo tentativo sia fuori tempo massimo, l'URSS sta collassando e non può più essere una patria per lui. Da qui inizia la sua condizione di clandestino come tutti gli altri, in una città che non lo vuole e lo sfrutta, senza soldi, senza prospettive. E alla fine riesce ad andarsene. Ecco come viene decisa la vita di un uomo:
Tutti i clandestini erano alla ricerca di un trafficante di esseri umani. Di tutti i trafficanti di Istanbul non ce n'era uno affidabile, ma non avevi altra scelta. Vigeva la legge della giungla, sopravviveva il più forte. Chi poteva pagare di più veniva mandato nei posti migliori.
Per diecimila dollari i trafficanti ti facevano arrivare a New York nel giro di una settimana. 
Per novemila dollari dopo tre giorni eri a Parigi. 
Per Berlino dovevi pagare settemila dollari, per Stoccolma cinquemila, per Oslo quattroimila, per Copenhagen tremila.
Per chi non aveva che duemila dollari non restava che l'Olanda.

Per finire: resto stupefatto ogni volta che ci penso, Abdolah scrive in olandese ed è riuscito a diventare uno dei maggiori scrittori in quella lingua, un classico contemporaneo, in una lingua che non è la sua. Ma se non ci penso, se mi limito a leggere la sua prosa, la sua voce ha un effetto lenitivo, come se avesse imparato con questa nuova lingua anche la capacità di carezzare e consolare.

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