Un paese ben coltivato di Giorgio Boatti

Il sottotitolo del libro è "Viaggio nell'Italia che torna alla terra e, forse, a se stessa".

Chi si aspetta di leggere un libro che riporti le migliori pratiche contadine e dia un resoconto esaustivo del mondo agricolo italiano, rimarrà deluso.
All'inizio ero anch'io un po' deluso. Volevo sapere dei contadini, di cosa fanno, se stanno scomparendo o se riescono a resistere e come fanno e dove trovare i buoni esempi. Invece mi ritrovavo nelle pagine di Boatti che parla di contadini, saltando da una regione all'altra, da una coltivazione all'altra, ma parla soprattutto di sè, del suo viaggio, con divagazioni che, sulle prime, mi sono sembrate fuorvianti da quello che pensavo fosse il tema centrale del libro.
Poi, andando avanti con la lettura, mi sono reso conto dell'errore nelle mie aspettative: cercavo un manuale sui contadini mentre quello che stavo leggendo è un diario di viaggio, un viaggio particolare alla scoperta o riscoperta del mondo contadino ma senza alcuna pretesa di esaustività e senza alcuna tesi da dimostrare: in questi casi, quando si parte per questi viaggi, il viaggio stesso ti cambia, e il viaggiatore non è un osservatore asettico di quanto gli capita intorno ma partecipa in modo attivo a creare la rappresentazione di quel che vede. Ecco che allora questo libro si trasforma e diventa molto più intereressante: riacquista la sua soggettività e ci dice che non è possibile scoprire il mondo contadino stando comodamente seduti sul divano leggendo un libro. Se devo riassumere in una riga questo libro, eccola: preparati uno zaino leggero e fatti un giro per le campagne, avrai un sacco di cose da imparare e tante persone da conoscere.

"Non ho certezze in proposito.
Sto solo cercando delle risposte, convinto che il presente serbi non poche sorprese nei suoi vari volti, e persino nelle contraddizioni e nelle brutture che più ci colpiscono. Il presente chiede, oggi più che mai, di essere osservato e descritto con attenzione, così da poterci riflettere su, prima di emettere vaticini e sottoscrivere sentenze.
[...] Vado per la penisola come stessi osservando un reperto ignorato, o a lungo mancante e poi ritrovato.
Il compito comunque rimane lo stesso: capire il cammino che, al di là del brutto o del bello del presente, questo Paese potrebbe prendere. Per dirla in termini agricoli, questo non è proprio il tempo del raccolto ma piuttosto quello del dissodare il terreno e del seminare."

E il lettore a questo punto si affida a questo diario di viaggio che alterna le serre dove si coltivano i frutti di bosco ai terrazzamenti liguri di ulivi, le arance e il bergamotto della Calabria al mondo delle risaie e man mano che il viaggio procede il lettore impara a conoscere meglio il viaggiatore e il viaggiatore stesso impara a conoscersi meglio, come se questo viaggio alle radici del nostro essere ( da quante generazioni ognuno di noi ha abbandonato il lavoro dei campi?) lo arricchisse di esperienze e gli allargasse le vedute.

Ho cercato una cosa che accomunasse le varie realtà contadine descritte nel libro ma non è facile. Il suo vagare non è settoriale, non ci sono solo aziende agricole biologiche, giusto per fare un esempio. Alla fine, il tratto comune potrebbe essere la capacità di questi contadini di guardare sia avanti che indietro: non si spaventano anzi padroneggiano le tecnologie, comprendono appieno la necessità di differenziarsi, di proporre qualcosa di unico e dall'altra parte sono ben ancorati al territorio, consapevoli dell'importanza non solo economica di quello che fanno.



PS: non può che essermi simpatico uno come Boatti che quando viaggia va nelle librerie, compra libri e si mette a parlare con i librai, scoprendo che i librai sono nodi nelle reti di relazioni in quanto le librerie, ognuna con il suo stile, diventano luoghi di incontro e di scambio per le persone.


INSTAGRAM FEED

@lepancherosse.dellamarcopolo