Gli eroi imperfetti di Stefano Sgambati

Per me è stato un libro doloroso.
Si trova ne "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Kundera la frase che ancora oggi, periodicamente, mi torna in mente e fa vacillare ogni mia convinzione: einmal ist keinmal, "Quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto. Se l'uomo può vivere una sola vita, è come se non vivesse affatto." Questo si dice Tomas nel romanzo di Kundera, riflettendo se fosse meglio stare con Tereza o no.
I protagonisti del libro di Sgambati mi ricordano da vicino quelli di Kundera, con la differenza che gli eroi imperfetti di Sgambati sono convinti che quello che fanno, pur se una volta sola, è di sicuro sbagliato.
Come si faccia a non perdere la testa, ogni volta che facciamo la scelta sbagliata, pur sapendo che esiste un modo per fare la cosa giusta nessuno lo sa, siamo solo quello che siamo e più di troppe domande non ce le possiamo permettere.

La storia si svolge a Roma, in un quartiere di Roma Nord, intorno a Ponte Milvio. C'è una unità di luogo e c'è una unità di tempo, in senso temporale e meteorologico: l'azione del libro dura pochi giorni di inverno, tutti caratterizzati dalla pioggia. E, sullo sfondo, il Tevere che si ingrossa e minaccia di uscire dagli argini. Il libro finirà con il cessato pericolo del fiume e forse anche gli eroi imperfetti rimarranno nei loro argini.
Chi sono questi eroi?
Corrado, quarantenne, gestisce un'enoteca, insieme alla moglie, Carmen.
Gaspare, signore anziano dai modi gentili, ha un laboratorio di cornici.
Irene, impiegata, figlia di Gaspare.
Matteo, libraio, innamorato di Irene.

Tralascio volutamente di raccontarvi la storia, l'intreccio fra di loro: c'è, è pensato e scritto bene. Quello che risalta però è il movimento fra questi eroi , il rapporto fra marito e moglie, fra Corrado e Gaspare, fra Irene e Matteo e via dicendo: un continuo movimento che li vede assumere diversi ruoli o, come racconta Sgambati, gonfiarsi e sgonfiarsi. Lo stesso personaggio che riesce ad essere grande con uno ritornerà piccolo con un altro. Grande e piccolo come rapporto di forza, come capacità di prevalere sull'altro, come capacità di non farsi fare del male.
Un libro doloroso, dicevo: tutti questi eroi non sanno, non possono, non vogliono voler bene nè a se stessi nè agli altri.
Irene è in terapia. Le pagine che mi sono piaciute di più sono quelle dove parla con la sua terapeuta, dove ci sono solo le sue risposte. In una frase che Irene dice alla terapeuta per me c'è il senso del libro:
Non voglio essere io a essere così come sono, non voglio essere io a pensare i pensieri che penso: voglio, esigo che sia una malattia a rendermi tale e voglio pensare continuamente di poterla sconfiggere. Se lei mi toglie le pillole mi toglie una speranza e se io mi arrendo non ho più niente al mondo che mi possa far venire voglia di alzarmi dal letto.
Questi eroi imperfetti cercano sempre nell'altro da sè la ragione del proprio star male. Irene ha la malattia, Matteo ha Irene, Corrado ha Gaspare. Eppure sono eroi perchè, nonostante tutto, il male, gli errori, continuano a vivere.
Così si demolisce un uomo e il fatto che sia già capitato a tanti sta a significare che questo mondo è un luogo impervio ma tutto sommato preferibile, perché nessuno è mai morto per questo, e che l'aria è buona.




INSTAGRAM FEED

@lepancherosse.dellamarcopolo