A RITROVAR LE STORIE di Annamaria Gozzi e Monica Morini. Illustrazioni di Daniela Iride Murgia


Tempo fa, quando i pesci volavano e le rape crescevano sugli allberi, le storie se ne andavano a spasso portate dal vento. Uomini, bestie, piante, tutti erano protetti dal suono delle parole che, intrecciandosi, raccontavano e raccontavano.

Poi, chissà quando, le parole cominciarono a sbiadire, a rimpicciolire. Accadde lentamente. Le poche parole rimaste accorciarono le storie, i ricordi si fecero invisibili, le bocche mute.

Tempo fa ascoltavo Maria Pia Veladiano, che oltre scrittrice è anche preside, parlare dell'importanza delle parole, dell'importanza di insegnarne la varietà a scuola. Quando cominciano a mancarci le parole, il mondo così grande, si restringe e allora alle domande rispondiamo solo sì o solo no, delle sfumature riconosciamo solo il bianco, il nero, soprattutto il grigio e tra le emozioni predomina la rabbia, diventiamo impazienti, non siamo più capaci di confrontarci e di spiegare come ci sentiamo.

Un bel giorno sulla piazza del paese di Tarot apparve il Saltimbanco con un'Oca sotto il braccio. Nessuno li vide.


Cosa fanno il Saltimbanco e l'Oca? Custodiscono le parole come si fa con i preziosi semi antichi e le distribuiscono per far rinascere le Storie. Loro seminano, magari all'inizio nessuno li nota, poi però i germogli, sbucando dalla terra, suscitano domande in coloro che s'accorgono che quei tipi di piante non si vedono da tempo. Dove sono state? E allora arriva la Memoria a riempire i buchi.

A Venezia si cammina tanto per andare da un posto all'altro, spesso mi capita di ascoltare i discorsi delle persone e mi sono accorta di quante volte ripetiamo le stesse cose, continuamente.

Passarono un giorno, due, sette.
Poi una donna, un mattino, si fermò e incominciò a ricordare di una bicicletta rossa che aveva visto passare proprio da quella stessa piazza.

Aveva una scritta luccicante e la guidava un ragazzo moro.
Pedalava veloce senza mani, sembrava volare. Avrei voluto guidare come lui.

Io ci so andare senza mani, disse un bambino che si era fermato ad ascoltare, ho dato tante ginocchiate prima d'imparare, adesso lo so fare bene.


La donna e il ragazzo si guardarono stupiti di essersi parlati.

Da molto tempo nessuno lo faceva più.

I libri sono un po' come il Saltimbanco e l'Oca, sono i nascondigli delle parole.

Chi si nasconde vuol farsi trovare, i nascondigli sono nidi di pensieri.

Il mio nascondiglio è una canzone; la ascolto nell'angolo buio e caldo accanto alla libreria. Mi confondo coi libri, divento invisibile, sottile come una piuma.

Capaci di immedesimarci, diventiamo pieni di parole, da utilizzare quando c'occorrono. In fondo al libro c'è Il gioco delle parole di Tarot, con l'Oca come guida. Sa raccontare chi sa ascoltare. Le storie camminano sempre, la fine è solo un inizio. Che le parole ritornino a proteggerci e non a ferirci.



Courtesy by Sabina Rizzardi










INSTAGRAM FEED

@lepancherosse.dellamarcopolo