HO DORMITO CON TE TUTTA LA NOTTE di Cristiana Alicata


E poi c'ero io che avevo appena smesso di credere alla madonna e non avevo scelto tra Lucia e Sabrina
. Nel 1983 io sono una ragazzina, ho un fratello, un padre che ci ha portato al Nord per lavoro, una madre. «Mia madre non parla con Dio. È Dio che parla con lei e quando succede la portano in ospedale perché non le credono». Nel 1993 vado a Berlino e il mio cuore ha la stessa froma urbis. In mezzo alle due città, dove il muro aveva abitato per anni aveva messo radici un buco nero avvolto nel filo spinato che sembrava respirare. Durante l'università trovo un grande amico. Daniele era uno che ti riportava a casa da dove andavi a nasconderti. Quel buco forse siete la mamma e tu. Tu sei Francesca e la somma di tutte le ragazze che mi hanno educata. «Esistono secondo te luoghi dove restare?» A un certo punto del 1997 mi hai chiesto di fermarmi e a un certo punto del 2011 te ne sei andata. Sono su un tetto adesso […]. I tetti sono come i seminterrati: incarnano gli estremi inabitabili dell'umanità, luoghi di fuga e di occultamento. […] Il mare che si vede da qui è il Mediterraneo: potrebbe essere la Sicilia, la Turchia, la Grecia, la Tunisia, la Spagna del sud o la costa della Corsica e il porto è il piccolo porto di un luogo qualsiasi. E poi, dopo questo muro tagliafuoco, chissà.


Aggiungo Cristiana Alicata al gruppo dei [miei] scrittori nati a metà degli anni Settanta. Da un annetto a questa parte mi sono resa conto di come sia amabile trovare raccontata nei libri tutta quella sostanza organica complessa e incasinata, l'humus quotidiano che ha nutrito la mitologia privata della mia generazione. A un certo punto, per me, è diventato un confronto necessario, anche sulla carta. Spesso mi domando se ci sia stato un momento preciso di quegli anni in cui è cominciato tutto il casino e mi rispondo che le radiazioni di Chernobyl sono in parte responsabili degli organismi emotivamente modificati che siamo, mutazione che, più o meno bene, ci permette di calvacare una condizione esistenziale a onde alte. Anche in queste pagine le vocali riconquistano il loro posto nel mondo quotidiano.

In fondo al garage c'erano le nostre biciclette appoggiate una sopra all'altra: io una graziella gialla e Giacomo una BMX, come quella di E.T. che avevamo visto al cinema quell'inverno. […] Era il gennaio 1983, avevo otto anni e quello appena passato era stato un anno fromidabile: oltre a E.T., erano usciti al cinema Rambo, Rocky III e Conan il Barbaro. Una delle grandi guerre della nostra infanzia - in attesa che la Guerra Fredda si risolvesse con un'esplosione nucleare che ci spazzasse via tutti - era quella tra Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger. [...] L'estate prima la nazionale aveva vinto i mondiali e Bearzot fumava la pipa come papà, quindi era un po' di casa. Sulle pagine del giornale divoravo la cronaca nera [...], il mostro di Firenze e le donne che volano giù dalle scogliere e non si sapeva mai chi era stato. Della politica guardavo solo le vignette ed era per questo che sapevo chi era Spadolini, anche se quando lo vedevo in tv era vestito e mi dimenticavo sempre di chiedere a papà perché Forattini lo disegnava nudo.
Nel nostro salotto c'era un pianoforte che mamma non suonava più. [...] Le tende erano state fatte all'uncinetto da qualcuno che ci aveva passato un inverno intero, forse quella vecchia zia.

Le sette di sera della metà di maggio possono essere un buon modo per descrivere l'atmosfera di queste pagine. A quell'ora la giornata è ormai fatta, e il buio? Quello è un'altra storia.

Ho dormito con te
tutta la notte, mentre
l'oscura terra gira
con vivi e con morti,
e svegliandomi d'improvviso
in mezzo all'ombra
il mio braccio circondava la tua cintura.
Né la notte né il sonno
poterono separarci.

da "La notte sull'isola" di Pablo Neruda

"Ho dormito con te tutta la notte" esce oggi.
Lettura successiva consigliata "Dio giocava a pallone" di Giorgio Ghiotti. Arrivano gli scrittori nati negli anni Novanta. Veloci velocissimi.







Courtesy by Sabina Rizzardi




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