ARCADIA di Lauren Groff


Non so voi, ma io mi sento un po' così.
Non lo vedi? Noi ragazzi di un tempo viviamo qui. La maggior parte dei bambini di Arcadia adesso è qui, in città. Siamo diventati urbani perché cerchiamo ciò che abbiamo perduto. Questo è il solo luogo che vi rassomigli. La vicinanza. La connessione. Capisci? Sono cose che non esistono più se non qui.

E mi immergo ancora nella sterminata (letteratura d') America. Con rinnovato piacere, ogni volta mi fa lo stesso effetto della primavera. La primavera, dice lei, è come una lettera da una persona amata.

"Arcadia" inaugura la collana narrativa di Codice Edizioni.
Prima di tutto, queste 371 pagine sono scritte, dalla trentacinquenne Lauren Groff, e tradotte da Tommaso Pincio, molto bene. Un'immagine dopo l'altra sgorga dalle parole; per esempio le betulle sono pallide come ragazze all'imbrunire, un viso ha la stessa gentilezza di un campo di denti di leone, gli alberi ad aprile si piegano come ragazze intente a lavarsi i capelli, a un sorriso piccole parentesi bianche si aprono e si chiudono ai lati della bocca, una barba scodinzola, una ragazza è magra come un levriero e, quando arriva la primavera, si sente crescere dentro di sé un viticcio.

Ovunque andassimo, incontravamo comuni, alcune lavoravano, altre no. A forza di vedere iurte, cupole geodetiche, capanne sudatorie e case occupate nei ghetti, cominciammo a pensare che anche se tutti stavano facendo cose simili, noi volevamo fare qualcosa di diverso dagli altri. Qualcosa di puro. Volevamo vivere con la terra, non su di essa.
"Arcadia" scandisce, in quattro tempi, un periodo lungo quarant'anni della recente storia americana e della vita di Ridley Sorrel Stone, detto Briciola, l'hippie più minuscolo che si sia mai visto!; parte un attimo prima della sua nascita, alla fine degli anni Sessanta, si snoda lungo tutta la sua infanzia e adolescenza dentro la comunità hippy vegana Arcadia, nello stato di New York. Continua con la giovinezza e l'età adulta all'Esterno, troppo pieno di orrore e bellezza, quando la comune si scioglie, e durante gli anni successivi all'11 Settebre. Termina con il ritorno di Briciola ad Arcadia, che nel frattempo è diventata altro, per curare Hannah, la madre che se ne sta andando; siamo intorno al 2018, quando il mondo è sconvolto da una pandemia, le città sono in quarantena e lui pare trovarsi nell'unico posto sicuro al mondo.  

Datane la vastità mi concedo di dire che si tratta d'una storia di bellezza e orrore appunto, di libertà o comunità, comunità o libertà, di figli e genitori, d'amore e perdita, di ragione e sentimento, di realtà e immaginazione, quindi d'accettazione, [...] il suo cuore batte per la gente di quei c'era una volta [...], per la pazienza con cui accettavano la fine. È una storia di attenzione a molteplici voci, dei tanti protagonisti e interiori, non al gesto grandioso, ma al respiro che se ne va.

Chiudo il libro e penso che, come un sospiro all'interno di un respiro, la vita dispensa altra vita, così la letteratura dispensa altra letteratura.




ARCADIA di Lauren Groff
traduzione di Tommaso Pincio
progetto grafico e copertina di Alessandro Damin
Codice Edizioni
pagine 371

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