LE FAMOSE PATATE di Joe Cottonwood


 
Che dirgli? Beh, vedi, sono sposato cioè ho una moglie di appena diciassette anni ed è un po' toccata per così dire e desidera un bambino ma io momentaneamente non sono disponibile, inoltre non trovo lavoro, a St. Louis è successa una questione per cui credono che abbia fatto qualcosa ma invece non è vero, cosicché me ne devo rimanere anonimo per un...

Questa è la storia di "Le famose patate", la roccambolesca camminata a passi lunghi e ben distesi di Willy Crusoe, fu Willy Middlebrook, che a causa di un malinteso, è costretto a muoversi svelto, molto svelto, attraverso la grande America degli anni Settanta. Quindi: deve nascondersi dalla polizia di St. Louis che lo crede colpevole di omicidio, nel frattempo deve trovare lavoro, riprendersi da una delicata operazione là dove non batte il sole e, in più, sistemare le cose con la moglie Erica. Come la odiavo! Anche lei mi odiava. Ci amavamo. Se non veniva via con me, andavo via io. Se non corri non vivi. Tanta strada, in autostop, a piedi, su un catorcio, quasi vittima d'un cavallo, tanti incontri e tanti dialoghi.

Tra una falcata e l'altra, circondato dalla sterminata terra del West, proprio come una patata, ogni volta un po' più vicino a Erica (e anche no), fa gli incontri più improbabili. Per le strade di Philadelphia si imbatte, tra gli altri fenomeni, nella signora anatra, che gli dice solo Quack, e in Chiazze, il capo della banda I Giudici, che lo tira fuori da un altro guaio con la polizia. Incontra anche il fantasma di Jedediah, un minatore morto che rivuole la sua croce. Hanno ruvide pelli cotte dall'aria e gli occhi rugosi. Prendono forme simili e di solito sono sporche. Sono dure perché devono esserle, ma se le riscaldi si fanno più morbide e puoi anche addolcirle. Durante la sua degenza in ospedale a St. Loius, conosce il Nero.

Il letto alla mia sinistra era occupato da un vecchio ubriacone che si chiamava il Nero. Un nome che non aveva senso. Il nero infatti era bianco. E aveva i capelli rossi. In lui di nero non c'era niente. Ricordo che gli chiesi come mai.
"Il Nero perché ho gli occhi neri", rispose.
"Guarda che non sono mica neri."
"Quando mi chiamarono così lo erano."


Comunque, tra una curva  e l'altra Willy continua a essere un bravo ragazzo dei sobborghi.  

Ero un bravo ragazzo dei sobborghi. Al liceo il mio migliore amico si chiamava John. Andavamo bene con gli studi, eravamo tra i migliori della classe.
La sera rubavamo cartelli. Divenne un rito. Io prendevo a prestito la Chevrolet di mio padre; John fregava il whisky a sua madre. Andavamo piano lungo una via, afferravamo un cartello, e poi facevamo lo stesso in altre strade. Ne prendemmo tanti da non sapere più dove metterli. A scuola li regalavamo agli amici: SENSO UNICO per il secchione, LIMITE DI VELOCITÀ per il lento di mente, PROPRIETÀ PRIVATA per la timiduccia, DARE LA PRECEDENZA per la cocca di mamma, ACCESSO VIETATO per la verginella, VENDESI per quella che ci stava sempre, VIETATI GLI ALCOLICI per il capitano della squadra di football.




Le famose patate di Joe CottonWood
traduzione di Francesco Franconeri
Mattioli 1885
pagine 297

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