QUANDO ERAVAMO PREDE di Carlo D'Amicis


Io mi ero messo in testa che, se la felicità era una cosa che si muoveva, la morte avrebbe potuto cogliermi tutte le volte che mi fermavo. Allora dalla mattina alla sera camminavo, a testa bassa, senza inseguire altro che la mia stanchezza. Raggiungerla e trascinarla nel letto, affinché il mio sonno fosse più duro della fame e dei miei incubi: era questa l'unica caccia ancora possibile.

Potrebbe essere già finito tutto, quello che conosciamo, o non essere ancora cominciato. Ci sono degli esseri che vivono all'interno del Cerchio, sono umani? Mentre leggo penso lo siano, ma a un certo punto arrivano gli Altri, la Scimmia e i Gorilla, che sono umani nel modo che ci è più familiare: indossano abiti, occhiali da sole, guidano dei pick-up, pregano, stuprano, insomma sanno bene che cosa sono la civiltà, il pudore, la malattia e il furto. All'interno del Cerchio c'è il bosco, che nutre e protegge; fuori c'è la Linea, da temere, da non oltrepassare, da dove gli Altri arrivano. Al centro dell'abbraccio del bosco vivono i cacciatori Toro, Alce, Cagna, Leone, Bisonte, Formica, e i loro piccoli Farfalla, Ghepardo, Zebra e Agnello, la giovane voce narrante. I cacciatori avevano mani di fango e nomi da bestia. Le proprie generalità le avevano sepolte venedo al mondo, e da quel giorno si facevano chiamare come l'animale a cui, per indole o fisionomia, sentivano di assomigliare. Questi esseri sono (diventati) sterili, eccetto il Toro, colui che allontana, monta dopo monta, la paura dell'estinzione. Le femmine, ammesso che ce ne siano ancora oltre a Cagna e a Farfalla, sono tenute al pascolo. Da un po' d'anni, però, non nascono più cuccioli. Forse il Toro è stanco di un compito così gravoso, oppure è invechiato o s'è innamorato.

I cani, là fuori, erano ancora più agitati di me: li sentivo andare avanti e indietro sotto le finestre e raspare contro i muri. A un certo punto succede: una Scimmia fa un incidente e dalla Linea entra nel Cerchio, i cani cominciano ad abbaiare furiosamente, con loro via via si mettono ad urlare tutti gli animali fino a che, un giorno, spariscono. Allora mi alzai, mi affacciai alla finestra e domandai al bosco cos'era successo.
Nessuna risposta fu mai più chiara di quella assoluta, impietosa, raggelante mancanza di risposta.
 
Ecco che i cacciatori non sono più cacciatori. Un paradiso per vegetariani, ho pensato con gli occhi illuminati, e invece...

Sempre più spesso svenivamo per la fame.
Le riserve di carne erano finite.
I vegetali ci torcevano lo stomaco.
Sugli alberi la frutta marciva prima di maturare.
[...] A volte la corrente trasportava interi sacchi di spazzatura, che sparpagliavamo freneticamente sulla riva. [...]
Un giorno, tra i flutti, vedemmo galleggiare una cassa da morto. [...]


Non sono spariti tutti, però, come i cacciatori divenuti prede, pensano. E se ne accorgono durante l'ennesimo viaggio alla ricerca di cibo. Due, tre, quattro bocche si aprirono [...]. Quello che mi era parso un tappeto compatto si disgregò in mille pezzi, ciascuno dei quali drizzò in alto la coda, incurvò il dorso e si preparò a saltare. Il primo [...] mancò il bersaglio. Il secondo lo sfiorò. Il terzo mi morse la mano.
Non vi dico chi arriva ad infittire la schiera degli Altri. Sicuramente, sentendo la loro voce la sera dietro casa, un po' di timore ha velato la mia pelle. Come dice Farfalla ad Agnello:

«Sai quanto abbiamo in comune con i [...]?» [...].
«Quasi il novanta per cento del patrimonio genetico».
Feci un fischio. Qualunque cosa fosse, condividerne il novanta per cento con quel mostro mi sembrò uno sproposito. 
«Novanta per cento», ripetei incredulo.
«Mettici anche che ne esistono cinquecento specie. E che si riproducono alla velocità della luce».

Sono contenta che sia tornato D'Amicis. Secondo me ha un modo tutto suo di osservare e raccontare quello che ci circonda, io lo definierei dolce, ma non dolce come il miele. Sarà anche la sua voce pacata, che conosciamo bene attraverso la radio e che riecheggia durante tutta la lettura. Non sono così sicura che "Quando eravamo prede" parli di un incubo. Di Cerchi ce ne siamo costruiti tanti attorno. Probabilmente la nostra imperfezione è quella di continuare a calcare le orme di chi ci ha preceduto, di vedere gli Altri ovunque, di considerare la Natura come nostra e nemica.




QUANDO ERAVAMO PREDE di Carlo D'Amicis
progetto grafico di Riccardo Falcinelli
illustrazione di Agostino Iacurci
minimum fax
pagine187

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