QUANDO PARLAVAMO CON I MORTI di Mariana Enriquez

 
«Rimarrete a lungo lassù?»
Tutti insieme, i bambini le risposero: «Scenderemo d'estate».


Mi soffermo su "Bambini che ritornano", l'ultimo dei tre racconti che compongono la raccolta "Quando parlavamo con i morti"

I bambini che mancavano dalle loro case cominciarono a ricomparire, ma non in posti qualsiasi: ricomparivano in quattro grandi parchi della città, Chacabuco, Avellaneda, Sarmiento e Rivadavia. Se ne stavano lì, di notte dormivano uno accanto all'altro, e non sembrava che avessero intenzione di andare da nessuna parte.

Non c'è nulla da fare, in un modo o nell'altro gli scheletri saltano fuori dall'armadio in cui li abbiamo brutalmente cacciati. Non c'è più solo il passato con cui fare i conti. Le risposte, le responsabilità, sono pretese subito, veloci tanto quanto un post in rete. Ci troviamo a Buenos Aires quando i morti cominciano a parlare, le donne si danno fuoco e i bambini scomparsi ritornano. Con questi tre racconti, Mariana Enriquez, apre un dialogo con le vittime di una delle realtà più violente del mondo. A guardar bene, sono coloro che "non si vedono più" a prendere la parola, la loro è prima un'assenza evidente e poi una presenza tra il silenzio degli altri e, quando riattraversano la soglia, sono tanti, tantissimi; che cosa ritorna? E sono disposti ad ascoltare chi non è morto, chi non ha subito violenza?

«Ciao Vanadis. Che fate lì? Perché ci siete andati?»
Vanadis non le rispose. Mechi le chiese quanti erano, Vanadis disse molti, ma non lo sapeva bene, era buio. Le chiese da dove venivano, Vanadis disse da molti luoghi diversi. Le chiese se voleva tornare dai suoi, e Vanadis le disse di no e aggiunse che nessuno di loro voleva. E poi disse, più forte e chiaro, come se alla fine avesse risposto alla prima domanda:
«Viviamo tutti quassù».

Tutto mette di fronte i vivi alle loro responsabilità, anche la Rete. Era impressionate il numero di bambini scomparsi che lasciavano profili aperti su Facebook e MySpace, profili che restavano immobili, come lapidi, visitati solo da una manciata delle loro centinaia di amici e da qualche famigliare che continuava a lasciare messaggi con la speranza di avere una risposta.


QUANDO PARLAVAMO CON I MORTI
di Mariana Enriquez
traduzione di Simona Cosentino e Serena Magi
copertina di Margherita Barrera
Caravan Edizioni
pagine101, eur 9,50

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