35 morti di Sergio Alvarez

La madre muore di parto e il padre si suicida che lui è un bambino: Sergio Alvarez sceglie un orfano per raccontare la Colombia negli ultimi decenni del XX secolo.
Un bambino che ha perso i genitori e che perderà tutti i riferimenti nella sua vita: tutte le persone, quelle che si prenderanno cura di lui, le donne che amerà, le amicizie, gli ideali che abbraccerà, saranno tutti momenti fugaci di stabilità, dove la felicità o la tranquillità raggiunta saranno solo un'amplificazione della successiva perdita, del nuovo isolamento. Una metafora della Colombia, un paese che se non sei capace di uccidere, se non guardi in faccia la morte, non ti vuole e non ti perdona. Ed è la Colombia il vero protagonista di questo lungo libro denso e intenso: seguendo le vicende di questo orfano e delle tante persone che avranno a che fare con lui, ci scorre davanti tutta la storia di questo pezzo dell'America Latina: i tentativi dei comunisti di renderlo più giusto, la successione dei presidenti, tutti con il loro nomignolo, la polizia corrotta e violenta, i desaparecidos, le rivolte studentesche, la guerriglia e, ovviamente, la violenza dei narcos. Un orfano che sa che la parola avvenire porta male, un paese dove pensare all'avvenire significa uccidere e morire. Un racconto che progressivamente toglie speranza: il succedersi dei morti, delle vicende finite male, degli amori finiti, è come un restringersi delle possibilità.
Ma non è un libro triste e soprattutto è un libro scritto molto bene, dove tutto è narrato in prima persona, e le voci si alternano in un incastro di storie e di vite, il tutto con un doppio sottofondo: le canzoni che accompagnano ogni capitolo e la disperata voglia di amare dei personaggi che Alvarez ci racconta.

Sergio Alvarez
35 morti
traduzione Elisa Tramontin
© La Nuova Frontiera
pp392 €20,00
titolo originale 35 muertos




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