Senti le rane di Paolo Colagrande

Cosa dico ora di questo libro? Mi è piaciuto. Mi sono fatto delle belle risate. Ma come raccontarlo, come invogliare qualcuno a leggerlo?
Dovrei leggervelo, leggere a voce alta qualche pagina, come quella dove Gerasim e Sogliani ragionano su chi salvare e su chi no e diciamo che non salvano nessuno.

Trascrivo un pezzo di un altro ragionamento dei due:

Dice un amico mio e di Sogliani, non l'amico della gelosia come malattia vocata alla perennità e neanche quello dello zolfo e della pece o quello dell'amore carnale dove amare carnalmente è godere del trionfo sui possibili concorrenti, non quello lì, un altro amico, diciamo più ottimista della media di questi nostri amici tutti un po' negativisti, insomma questo amico simpaticissimo dice che tutti noi viviamo nel paradosso di due ideali inesauditi: l'ideale della perfezione e l'ideale dell'infinità, ma l'unico futuro plausibile dentro il magma turbolento delle ambizioni resta la morte, che in fondo è il fulgido avvenire di ogni individuo.

Ho frequentato Gerasim e Sogliani così tanto in questi giorni di lettura che mi sono dimenticato di presentarli: sono i due amici che ci raccontano la storia di un terzo amico, cotal Zuckermann, ebreo convertito, prete in odore di santità e poi prete spretato per dei commerci erotici. E, come al solito, quello che merita non è tanto la storia ma come viene raccontata.

Io leggevo, ridevo, mi sentivo lievemente preso per il culo, come quando senti parlare un tuo amico e quello che racconta è interessante e ci sta pure se quando ti fa ridere ridi anche di te stesso.
Attenzione però: non è un libro comico e nemmeno un libro facile, è un libro innegabilmente Nottetempo, non per tutti macchissenefrega, tanto dopo la cura di Gerasim e Sogliani non resterà nessuno a scrivere e nessuno nemmeno a leggere.

Che altro dire? Io adesso sento le rane...


Senti le rane
Paolo Colagrande
© Nottetempo
pp332 €16,50



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