LA SORELLA CATTIVA di Véronique Ovaldé


, poiché i libri servono, come tutti sanno, a emanciparsi da una famiglia asfissiante. Inizio così, con la raccolta dei miei pensieri, che girano intorno a "La sorella cattiva".

Dall'inizio alla fine, Maria Cristina Väätonen è la sorella cattiva, secondo Marguerite Richaumont, modello di madre pesante made in Lapérouse, in qualche parte sperduta del mondo, udite udite, in mezzo ai Mennoniti, sui quali mi piacerebbe sapere la vostra idea, dato che ultimamente abitano le mie letture, così come lo stanno facendo le sorelle. Sorelle che scappano, per dar voce alla propria lingua, là dove ci si può accomodare, anche per poco, e scoprire che se non si va bene da una parte, non è detto non si vada bene altrove.

Abitare in una casa rosa non è facile. A scuola dei simpaticoni avevano soprannominato le due Väätonen le sorelle Rosaculo, in omaggio all'audace colore della loro abitazione.
Le due sorelle Väätonen dormivano nella stessa camera (ho contato la cucina come una stanza, non sono un agente immobilare), questa camera dava tutta a nord su un piccolo viale chiamato viale dell'Avvenire che finiva simpaticamente al cimitero di Lapérouse.


Questo altrove è LA, forse la città degli angeli caduti, e caduti bene, al sole. Tutta la storia ci è raccontata da qualcuno di molto vicino, di cui non sappiamo nulla se non che la conosce, a Maria Cristina, una giovane scrittrice di fama mondiale; ecco allora che il romanzo è imbandito di episodi, aneddoti, frecciatone sul mondo degli scrittori che, a quanto pare, è simile ovunque, è questo che vogliono i lettori e i media, vogliono una vita vissuta e una faccina triste e glamour.

«Prepara delle liste».
«Delle liste?»
«Ti chiederanno sempre di fare delle liste. I tre libri che porteresti su un'isola deserta, il nome del naufrago con il quale ti piacerebbe ritrovarti sulla stessa isola, il tuo attore morto preferito, il tuo attore vivo preferito, la malattia che ti fa più paura, il paese dove ti sarebbe piaciuto essere nato, la tua ricetta di pasta preferita, le tre fantasie che non hai mai rivelato a nessuno e che non vedi l'ora di svelare a un giornale, i tuoi cinque uomini politici preferiti di tutti i tempi, puoi citare Gesù, l'animale che ti piacerebbe avere oppure l'animale che ti piacerebbe estirpare dal pianeta, la lista delle tue allergie, i tre indirizzi per bere una buona piña colada a Los Angeles, il tuo trucco di bellezza...»
«Ti hanno fatto queste domande?»
«A parte il trucco di bellezza, sì»
.

Andarsene da Lapérouse e arrivare negli anni Settanta a Los Angeles era un'esperienza un tantino traumatizzante. E allora che California sia, poiché è il modo migliore per descrivere la scrittura in simultanea di Véronique Ovaldé, dove tutto accade e tutto insieme viene raccontato, alla poca ombra di palme cosmetiche. Leggete a velocità sostenuta il pezzo che segue.

QUELLO CHE POTEVA ASSUMERE LA FORMA DELLA LIBERTÀ
È l'odore del largo, del legno bagnato e delle conchiglie, l'odore delle alghe ronzanti di mosche sul bagnasciuga, l'odore delle Lucky Strike senza filtro e del monoi, delle caramelle alla mela verde e della Sprite, è l'odore della California nel 1976, profuma di erba e di oceano, della polvere di Bonnie e Clyde, di sudore dei vestiti sintetici e di incenso, di muschio, dei tuoi capelli e del loro shampoo alla mandorla, di pane fatto in casa, di marijuana sciacquata nel lavabo, di plastica riscaldata delle audiocassette incasinate nel cruscotto, sa di cedro e di Opium, di gelsomino e di agapanto, di asfalto che scotta, del vento che viene dal deserto del Mojave e secca la pelle e la gola, sa di polvere e di sabbia sporca, sa di gasolio e di benzina che non manca mai, sa dell'odore dei calzini dei cinema aperti ventiquattro ore su ventiquattro, sa di kretek e di umori insurrezionali, di tabacco freddo e scorze di arancia, delle loro foglie verdissime e luccicanti e cerate e velenose, sa di frutti di mare nei coni di carta, di birra messicana, di tacos, di waffel, di riso coi fagioli neri, di carne alla griglia, e di tutte le altre cose all'aceto zuccherate.

 


LA SORELLA CATTIVA
di Véronique Ovaldé
traduzione di Lorenza Pieri
design di Riccardo Falcinelli
pagine 265, € 15
Minimum Fax 2015



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