VOLTI NELLA FOLLA di Valeria Luiselli


Una discesa nelle allucinazioni di uno scrittore. Leggendo questo libro ho pensato a cosa può succedere ad uno che inventa e scrive storie: per il lettore a volte risulta difficile non immergersi completamente in una storia, mantenere la distanza, non sentire amico e vicino il personaggio di finzione, non dispiacersi quando l'ultima pagina è letta e il personaggio ritorna nel suo mondo di finzione. Ma per lo scrittore, come deve essere? Vivere per mesi una doppia vita, quella reale, quella delle bollette e dei baci, e quella della finzione che scrive. Nel libro della Luiselli, questi due piani, il reale e la finzione, continuano volutamente ad intersecarsi, prima in modo più controllato per poi confondere anche il tempo in un crescendo drammatico.
L'autrice ricorda il suo passato da single a New York inframezzato dalla sua condizione attuale di madre e moglie a Città del Messico.

Ai romanzi serve ampio respiro. Questo vogliono gl scrittori. Nessuno sa cosa significhi, ma tutti dicono: ampio respiro. Io ho una neonata e un bambino. Non mi lasciano respirare. Tutto ciò che scrivo è - deve essere - di scarso respiro. Ho poca aria.


Ben presto la storia abbandona il passato e presente dell'io narrante per raccontare la storia di un'altra persona, Gilberto Owen, poeta messicano morto nel 1952 e anche lui vissuto fra New York e Filadelfia. Inutile raccontare i paralleli fra narratore e narrato, i loro incontri come "volti nella folla" che sfidano lo spazio e il tempo, i loro destini in qualche modo comuni.
Valga solo quello che dice il personaggio più simpatico, il cieco Homer:

- Com'è questa cosa di ricordare il futuro?

 chiesi un giorno a Homer mentre ci abbuffavamo di gelato al cioccolato con la cocaina.
- Lei è un idiota, ecco cos'è. 
(l'espressione che usò fu moron, e visto che non conoscevo la parola, la prima volta che lo disse non sapevo se fosse un complimento o un insulto.)
- Perchè?
- Non era un romanziere lei?
- Ho scritto un paio di romanzi lirici, in parte alla luce e in parte all'ombra di André Gide.
- Allora è un pessimo romanziere, ma è comunque un romanziere.
- Concesso.
- Se dedica la vita a sccrivere romanzi, dedica la vita a piegare il tempo.
- Credo che si tratti piuttosto di congelare il tempo senza fermare il movimento delle cose, un po' come quando uno sta su un treno e guarda dal finestrino.
- Ed è anche normale che lei, essendo un romanziere, sia un idiota.


Volti nella folla
di Valeria Luiselli
traduzione di Elisa Tramontin
La Nuova frontiera editore
€ 16,50



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