CALCUTTA di Shumona Sinha



È un romanzo sofferente questo Calcutta. Sinha è una scrittrice di origini indiane che vive a Parigi e scrive in francese. Ci racconta la storia di una famiglia indiana, di Calcutta: la protagonista, Trisha, torna dall'Europa per il funerale del padre. Questo ritorno consente a Trisha di fare i conti con la figura del padre e ripercorrere la storia della sua famiglia e, con noi, la storia di questa parte dell'India, il Bengala o, meglio, lo stato indiano del Bengala Occidentale.
Le due storie, quella della famiglia e quella del Bengala, sono inestricabili, capiremo alla fine del libro che sono intrecciate da ben prima che il padre di Trisha, da giovane studente, si occupasse di politica.

Questo è un libro sofferente perchè lo è lo sguardo di Trisha che ripercorre, dagli oggetti che trova nella casa inanimata del padre, le storie dei suoi genitori, andando sempre più in là nel tempo. Il padre, attivista comunista sin dall'università rischierà la vita per le sue idee e passerà indenne alle repressioni per motivi che la figlia, e forse nemmeno lui, non saprà mai. La madre, in preda a cicliche se pur brevi depressioni, è la figura che più manca a Trisha. La nonna paterna, paralizzata, le rivelerà il segreto delle sue origini.

Ma intorno a tutto e tutti c'è Calcutta, questa città che è stata terra di scontri e di contrapposizioni, di rivolte e di liberazioni: questa è l'India che non ti aspetti, quella dove il partito comunista è durato più dell'URSS, dove Indira Gandhi non è più la statista della Grande India ma la feroce tiranna che reprime nel sangue le opposizioni di sinistra, dove le divisioni religiose sono usate per governare meglio.

E in mezzo a tutto c'è lo stile che Sinha usa per dare voce a Trisha e ai suoi ricordi, uno stile evocativo dove gli oggetti i colori gli odori prendono corpo e forma nella pagina scritta.



Calcutta

di Shumona Sinha
traduzione di Tommaso Gurrieri
pagine 225, € 15,00
Edizioni Clichy 2016

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