La bambola di Kokoschka di Afonso Cruz


Sto scrivendo un nuovo libro.

Di che parla?
Non saprei. D'amore o di odio, della condizione umana, cose così. Di cos'è che parlano i libri?

In questo scambio fra Isaac Dresner, sopravvissuto da bambino al bombardamento di Dresda dentro una cantina di un negozio di uccelli e da grande diventato libraio della Umiliati & Offesi ed editore di Euridice! Euridice! un'impresa con un volume di vendite prossimo alla disperazione, e Mathias Popa, musicista di talento senza passione ma appassionato di scrittura che ha ricevuto più rifiuti dei manoscritti inviati, c'è tutto questo assurdo e poetico libro.
Non fatevi trarre in inganno dal titolo: non è un libro su Kokoschka, sul suo folle amore che lo portò a sostituire la sua amata con una bambola. La bambola comparirà, avrà un suo ruolo e farà andare le cose in un certo modo. Diciamo che i folli amori c'entrano, che c'entrano anche i folli e anche gli amori.
È anche un libro sui libri, un libro che contiene un altro libro, il primo ed ultimo libro scritto da Mathias Popa e pubblicato da Dresner.
Non è un libro per tutti, non per chi cerca divertimento e svago. 

Da piccola, Adele passava molto tempo da sola a giocare con le bambole. Cercava di dar loro vita, le vestiva e le portava a passeggio o all'opera, faceva loro il bagno e dormiva con loro, a riprova che è la finzione, e non il cane, il miglior amico dell'uomo. Ed è anche il primo. Purtroppo, invecchia troppo velocemente e tende a raggrinzirsi man mano che cresciamo, diventando un'ombra, o una bugia.

Chi invece non si spaventa nel saltare fra realtà e finzione in continuazione, chi non cerca conforto nella sfiga e nell'amore altrui, si faccia questo viaggio con Afonso Cruz.

La bambola di Kokoschka
di Afonso Cruz
traduzione di Marta Silvetti
pagine 239, 17 €
La Nuova Frontiera

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