Ora e sempre NO TAV alla MarcoPolo


Presentazione del libro di Roberta Chiroli, Ora e sempre No Tav
Interviene con l'autrice Francesca Coin

Condannata in primo grado a due mesi di carcere per “concorso morale in violenza aggravata e occupazione di terreni” a causa di una tesi di laurea specialistica. Ha destato grande scalpore la sentenza emessa nel giugno 2016 dalla Procura di Torino nei confronti di Roberta Chiroli, studentessa della Ca’ Foscari, colpevole di aver seguito sul campo le proteste del movimento No Tav per scopi di ricerca. Quel “noi” con il quale Roberta racconta la storia e la crescita della contestazione in Val di Susa, viene utilizzato dai pm come una delle prove di partecipazione morale ai disordini avvenuti nel giugno 2013, aggiungendo un nuovo capitolo al dibattito che chiama in causa libertà di espressione, diritto di cronaca e salvaguardia dell’ordine pubblico. Dove finisce il diritto di cronaca e di manifestazione del dissenso nei confronti di una delle opere più contestate degli ultimi decenni? E dove comincia la sovversione, il vandalismo, se non addirittura il terrorismo? Dopo i chiacchieratissimi casi del noto scrittore Erri De Luca e dei giornalisti Davide Falcioni (Agoravox) e Flavia Mosca Goretta (Radio Popolare), l’affaire Chiroli ha sollecitato ulteriori interrogativi a cui, per il bene del sistema democratico, sarebbe doveroso trovare una risposta. Ora e sempre No Tav ricostruisce in forma attualizzata e con taglio divulgativo il prezioso lavoro di ricerca effettuato dalla studentessa. Attraverso le interviste rivolte agli attivisti, la partecipazione alle assemblee del movimento e l’osservazione sul campo (giugno-luglio 2013), Chiroli cerca di inquadrare da un punto di vista etnografico le pratiche e l’identità del movimento No Tav, di ricostruirne la storia, l’organizzazione, la produzione culturale e di analizzare il diverso modello di partecipazione dal basso che il soggetto politico No Tav ha promosso in questi anni di lotta.

Roberta Chiroli, ex studentessa di antropologia alla Ca’ Foscari di Venezia. Lo scorso giugno, a causa del suo lavoro di ricerca basato sull’osservazione delle attività del Movimento No Tav, è stata condannata in primo grado dalla Procura di Torino a due mesi di carcere. La vicenda ha destato grande scalpore ed è stata oggetto di particolare attenzione da parte dei principali media nazionali.
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