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Libreria MarcoPolo è aperta

Libreria MarcoPolo è aperta

Libreria MarcoPolo è APERTA AL PUBBLICO

in campo Santa Margherita, da lunedì a sabato, 10 – 13.30 e 14.30 – 20

alla Giudecca, da martedì a venerdì, 10.30 – 13.30 e 15.30 – 19

👉 La libreria anche da aperta PROSEGUE con
il servizio di CONSEGNA A DOMICILIO e di SPEDIZIONE
e con la sottoscrizione dei #MarcoPoloBOND

 

ATTENDERE L’OK DEI LIBRAI PER ENTRARE
OBBLIGO DI MASCHERINA E MANI IGIENIZZATE ALL’ENTRATA
RISPETTO DELLE DISTANZE DI SICUREZZA
NUMERO MASSIMO DI PERSONE presenti contemporaneamente (6 nella sede di campo Santa Margherita e 5 alla Giudecca)

ci siamo dati alcune regole per la sicurezza nostra e vostra e per vivere al meglio queste prime prove di libertà

PER MOTIVI DI SICUREZZA E DI EFFICIENZA

👉 NON PASSATE IN LIBRERIA SOLO PER ORDINARE UN LIBRO. Le persone che vogliono un particolare libro, sono calorosamente invitate a contattarci via mail o telefono. Vi diremo se è disponibile oppure ordinabile

👉 PAGAMENTI CON BANCOMAT E CARTA DI CREDITO

👉 contatti
T 041 822 48 43 – Santa Margherita

T 041 847 38 67 – Giudecca
books@libreriamarcopolo.com

 

Di seguito l’intervento è uscito il 13 aprile su ARTRIBUNE insieme agli interventi di altre tre librerie italiane che martedì 14 aprile hanno preferito non aprire. A tutte loro siamo vicini, aspettando che arrivi anche il loro momento.

 

Ancora a metà della settimana scorsa, in libreria MarcoPolo, eravamo impegnati a organizzarci per le consegne a domicilio e per le spedizioni: abbiamo iniziato a fine marzo, dopo due settimane di stop completo. Agli inizi del mese, quando l’Italia è stata chiusa, ci siamo fermati del tutto: libreria chiusa, vetrine senza libri, luci spente e noi libraia e librai a casa. Quindi, quando abbiamo sentito le prime voci di una possibile e imminente riapertura, seppur ristretta a due giorni alla settimana, delle librerie, la prima sensazione è stata di incredulità. Libreria MarcoPolo sarà aperta i martedì e i mercoledì dalle 10 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 20, per ora solo la sede di Campo S. Margherita, a breve quella della Giudecca.

Era da un po’ che stavamo aspettando questo momento, in attesa che ci dicessero “Sì, è arrivato il momento di tornare”, almeno un po’, a vivere. Appena queste voci si sono fatte più sicure, abbiamo rapidamente deciso che si può fare, le condizioni della libreria e della nostra città, Venezia, lo consentono in tranquillità, e ci siamo dati da fare per poter aprire il prossimo martedì mattina.

Ci stiamo ancora dando da fare perché, pur aspettando questo momento dall’11 marzo, non è stato possibile pianificare tutto ciò che occorre, ma molti aspetti del come riaprire sono già stati valutati, abbiamo solo dovuto adeguarli alla situazione odierna sotto vari aspetti, sicurezza, regole, opinioni delle persone.

La riapertura delle librerie ha un grandissimo significato, un significato sociale: sono i primi luoghi di svago, piacere e cultura che vengono (ri)aperti da marzo, sono le librerie ad avere questo privilegio, di poter essere ricordate come i posti dove le persone finalmente ritornano a trovare un po’ di luce, un po’ di umanità dopo tanto isolamento.

Questa privazione ci è pesata, molto, e sappiamo di non essere gli unici. Le comunità sono state disgregate in rete, i corpi sono diventati bidimensionali: è ora di riappropriarsi di spazi che non sono solo di vendita ma di realizzazione di significato, individuale e di comunità. Non siamo incoscienti, sappiamo benissimo che il virus è qui, e sappiamo altrettanto bene che il rischio è gestibile e che, in ogni caso, presto o tardi tutti dovremo saperlo gestire, nel caso specifico delle librerie, tra il 14 aprile e il 3 maggio, le misure di prevenzione del rischio saranno esattamente le stesse (e anche il rischio). Piccola parentesi: non pensiamo che le persone che verranno in libreria saranno fonte di problemi per il contagio. I problemi per il contagio sono altri.

Non sappiamo quale sarà la risposta dei nostri amati clienti, probabilmente ci stupiranno come hanno fatto tante (tutte) altre volte, di sicuro dal lato economico è una incognita. Come libreria MarcoPolo, a inizio aprile abbiamo lanciato la sottoscrizione dei MarcoPoloBOND, buoni acquisto libri comprati adesso e con valdità spostata nel futuro, in modo da rendere partecipi i nostri clienti delle necessità di liquidità che abbiamo in questo momento, un modo per bypassare ciò che il governo ci chiede di fare, vale a dire accendere debiti con le banche. Forse anche le sottoscrizioni dei #BOND, che continueranno anche a libreria aperta, saranno più difficili. Inoltre libreria MarcoPolo proseguirà sia con le consegne che con le spedizioni, una scoperta e una nuova possibilità di questa dozzina di giorni di lavoro a libreria chiusa.

Questa fase durerà a lungo e, prima di tornare ai livelli di fatturato paragonabile a quelli pre-contagio, chissà se basteranno tre o quattro anni: ci vorrà meno per essere salvi dal punto di vista sanitario. Come saranno esattamente i redditi e la capacità di spesa delle persone alla fine del prossimo anno? E come sarà l’andamento dei prezzi dei libri nel prossimo futuro? Probabilmente non ci sono risposte certe a tali domande.

Abbiamo calcolta che il blocco di marzo e aprile ci costerà, per ripartire, tanto quanto abbiamo investito per aprire la MarcoPolo nel 2015, quasi cinque anni fa. Non è uno scherzo, non abbiamo sicurezza che la libreria sia ancora un’impresa economicamente vantaggiosa nel prossimo futuro, da una parte incerto e dall’altra molto interessante; è iniziato un viaggio di cui non si conosce la meta, di sicuro non torneremo indietro. Di una cosa però siamo abbastanza sicuri, per continuare a fare le libraie e i librai abbiamo bisogno della libreria, del luogo fisico, della comunità reale di lettrici e lettori e, ritornare ad avere uno spazio fruibile, pur con tutte le limitazioni del caso dovute alla sicurezza, ci dà speranza e forza per continuare e cercare, magari insieme a colleghe e colleghi e ad altri intelligenti operatori della filiera del libro, un modo nuovo e più sostenibile che ci vada bene.

In foto: il segnalibro è di CTRL magazine, la frase è di Marcello Baraghini aka Stampa Alternativa e Millelire

 

Two weeks ago, we were still busy organising deliveries and shipping at the MarcoPolo bookshop: we had started at the end of March, after two weeks of complete halt of our activities. At the beginning of the month, when Italy was “closed”, we completely stopped: the bookshop was closed, no books in the windows, lights were off and we, the booksellers, were at home. Then there were rumours about the possibility that our premises might be re-opened in the very short term. At the beginning we were quite incredulous. We had been waiting for this for quite a long time, we were waiting to be told “Yes, it is time to go back”, to live, at least a little. As soon as these rumours became more reliable, we quickly decided  that it was feasible, that the situation of both the bookshop and our city – Venice – allowed for it, and we started thinking that we might re-open on the following Tuesday.

We are still working hard, as – even though we had been waiting for that day since March 11th – it was not possible to plan all that was necessary. Nonetheless many aspects of the reopening had already been assessed, we simply had to adjust them to the current situation from different points of view:  safety, regulations, opinions of people.

Re-opening bookshops is extremely meaningful, it has a social meaning: they are the first leisure, pleasure and culture venues that are (re)opened. Bookshops have this privilege, the privilege of being remembered as the places where people in the end can return to find some light, some humanity after a long isolation.

This has been a terrible hardship and we know we are not alone in this. Communities have been disaggregated on the web, bodies have become two-dimensional: the time has come to regain spaces that are not only intended for sales but which are also meaningful, at individual and at community level. We are not reckless, we know that the virus is here, and we also know that the risk can be managed and that anyway soon or later we should all be able to manage it. In the specific case of bookshops, risk prevention measures (and also the risk) have been exactly the same since April 14th and will remain unchanged until May 3rd. By the way, we do not think that people who visit the bookshop will be a source of problems as far as the contagion is concerned.

There are other issues which should be put in relation with the contagion. And since we do not want to start a dispute with those who think that individuals are responsible  for any evil, we only state that those who allow people to return to bookshops are the same who had forbidden it. So it does not make any sense to be mad at those who will decide to come to the bookshop.

We do not know how our beloved customers will react to this, they may amaze us as they have already done many (all the) other times. For sure the economic issues are still unknown. The MarcoPolo launched the  MarcoPoloBONDs early in April.  You can buy book vouchers whose validity is postponed; this makes our customers aware of our current need for cash: it is a way to avoid doing what the Government is asking us to do now, that is to say borrowing money from banks. Perhaps the subscription of BONDs, that has continued since the re-opening of the bookshop, will be more difficult. Moreover the bookshop MarcoPolo will continue delivering and shipping: a discovery and a new opportunity of this dozen of working days in a closed bookshop.

This phase will last long, before we get back to a turnover similar to that of the pre-contagion time: it will take less to be safe from a health point of view.

What about the revenues and the spending capacity of people at the end of next year? And what will the trend for book prices be in the next future? Probably there is no sure answer to such questions.

We calculated that the March and April closure will cost us – to start again – as much as we invested to open the MarcoPolo in 2015, almost five years ago. We are not joking, we are not sure if the bookshop will still be a profitable economic activity in the next future, which is uncertain and yet offers interesting opportunities. We have embarked on a journey, we do not know the destination, we shall not go back, that is for sure. But we are quite sure that if we want to continue being booksellers, we need the bookshop, the tangible space, the actual community of readers. Having again a usable space, with all the safety-related limitations, gives us hope and also the strength to go on and look for – with our colleagues and other intelligent operators of the book chain – a new and more sustainable way which fits us.

Traduzione a cura di Carla Toffolo

 

 

 

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